Cinemorfina, per drogati di cinema

21 GRAMMI – IL PESO DELL’ANIMA –


 
21 GRAMMI – IL PESO DELL’ANIMA
(21 Grams)

di Giuliana Rizzo

Regia: Alejandro Gonzalez Iñarritu
Produzione, anno: USA, 2003
Genere: Drammatico
Durata: 125 min’
Cast: Naomi Watts, Benicio Del Toro, Sean Penn, Charlotte Gainsbourg
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Come Amores Perros (2000), anche questo 21 Grammi, diretto dal cineasta messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu, racconta di come la vita di tre persone venga sconvolta da un incidente stradale. L’ex malvivente pentito Jack Jordan (Benicio del Toro) investe ed uccide il marito e le due figlie di Christina Peck (Naomi Watts), ed il cuore del defunto marito viene donato ad un malato in fase terminale, il docente di matematica Paul Rivers (Sean Penn), il quale sta anche attraversando una crisi coniugale (nel ruolo della moglie, una bravissima Charlotte Gainsbourg). Tra Paul e Christina nascerà una passione sostenuta dalla loro comune convivenza con la morte, e i due si uniranno per vendicarsi di Jack, accecati dal bisogno di sprofondare sempre più nella loro disperazione. La tragedia iniziale quindi sconvolge le vite dei protagonisti, attirandoli in una spirale di dolore che li conduce da una silenziosa e rassegnata disperazione, allo spirito di rivalsa contro il destino, fino alla suprema sublimazione del sacrificio estremo in un finale non scontato.

Girato interamente con la camera a mano e caratterizzato da un incessante spostamento tra vari momenti della vicenda (il montaggio è curato da Stephen Mirrione, già premio Oscar per il montaggio di Traffic di Stephen Soderbergh), 21 Grammi si presenta come l’ultima, accorata elegia del dolore da parte di Iñarritu, regista anche dello straziante episodio dei suicidi del World Trade Center in 11’09’’01. Il titolo del film, come viene spiegato nel finale, è il peso che si dice ogni corpo umano perda con la morte. E l’intero film si interroga infatti sul peso che la morte ha sulle nostre vite, sulla misura in cui il dolore può congelare le nostre speranze, e sul rapporto continuo tra la nostra volontà di costruire un esistenza secondo i nostri desideri e l’immanenza di un destino incomprensibile e spesso spietato. Siamo tutti destinati a morire e rinascere mille volte nella nostra vita, a lasciarci uccidere dal dolore ma anche a riprendere con la nostra esistenza nonostante tutto. Christina, Jack e Paul sono continuamente immersi nella disperazione o nell’attesa silenziosa della morte, eppure proprio questa sofferenza li porterà ad un’inaspettata rivelazione sul valore della generosità e del dono della vita che tutti noi possiamo fare ad un’altra persona, non importa quanto tutto attorno a noi possa sembrare insensato o senza speranza. Questa rivelazione poi è ben lontana dall’essere consolatoria, e non risana le ferite dei dolori passati. Piuttosto, ricorda di come non si debba mai dare nulla per scontato, e che la vita va avanti comunque, trascinandosi però sempre il fantasma della propria fine. Un film dalle premesse più che nobili quindi, e dotato di un cast assolutamente perfetto, eppure rimangono degli aspetti che non convincono pienamente. Una sceneggiatura a tratti debolissima e poco sentita vanifica molte delle scene più significative del film, e troppo spesso lo spettatore viene lasciato digiuno di alcune spiegazioni riguardo lo svolgimento della trama, specialmente sull’inaspettato innamoramento di Christina per Paul, prima che lei venga a scoprire che questi è il beneficiario del cuore del marito. Anche la crisi coniugale di Paul, è inizialmente molto presente ma alla fine lasciata cadere nel nulla lasciando lo spettatore ad interrogarsi sulla necessità di questa sottotrama, e la passione di Paul per la matematica è ugualmente suggerita e poi abbandonata. Queste ed altre ingenuità rovinano forse un film potenzialmente potente e significativo, che proprio per la delicatezza dei temi affrontati, avrebbe probabilmente giovato di un rigore maggiore.

1/02/04

 

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