Cinemorfina, per drogati di cinema

8 MILE


 
8 MILE

Regia: Curtis Hanson
Produzione, anno: USA, 2002
Genere: Drammatico/Musicale
Durata: 111′
Cast: Eminem, Kim Basinger, Brittany Murphy, Mekhi Phifer
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8 MILE, ovvero la storia di un giovane bianco della periferia degradata di Detroit, ispirata non poco, pare, alla vita reale del suo interprete, il rapper-icona dei giovani Eminem. Jimmy “Rabbit” è uno “white loser” che cerca di sopravvivere come può, facendosi strada in un mondo difficile, quali sono i sobborghi “all black” della Detroit della metà degli anni ’90.
Jimmy, una specie di Rocky Balboa dei giorni nostri, è un tipo semplice e onesto (ricorda anche un po’ per questo un Nino D’angelo di musicarelliana memoria), stanco della merda che gli sta intorno; della difficile situazione famigliare in cui si trova (la madre, succube di un uomo più giovane, nonché alcolizzata, e la sorellina vivono di stenti in una roulotte) e determinato a realizzare un sogno: sfondare nel mondo dell’hip-hop contando solo sulle proprie forze. La vita per Jimmy è una continua sfida e il rap è l’arma scelta dal Nostro per combattere, sia che si tratti di trionfare in una battaglia all’ultima rima allo Shelter contro il b-boy di turno; o di vincere guerre più importanti, come quelle contro le paure più nascoste e intime.

Il film di Hanson è intenso, coinvolgente, galvanizzante (le battaglie a colpi di rap sono eccezionali), ma soprattutto trasuda onestà (qualità che ultimamente è difficile trovare in una pellicola). Sarebbe stato troppo facile e comodo realizzare un prodotto prettamente commerciale, vista la popolarità e il successo di Eminem (GLITTER non vi dice niente?). Ma Hanson non è l’ultimo arrivato e riesce a cucire addosso al rapper del Michigan (perfetto nel ruolo di Jimmy) un personaggio credibile, vivo, vero; molto lontano dall’essere solo una figurina senza alcun spessore da dare in pasto alle masse. E il pregio principale di 8 MILE a nostro avviso è proprio quello di essere in sostanza una pellicola che va incontro alle esigenze del pubblico, conservando però al contempo una sua personalità e una autorialità ben precisa.
Interessante inoltre è il modo in cui viene rappresentato il mondo dell’hip-hop (ottima la colonna sonora composta e interpretata dallo stesso Eminem, che comprende la hit “Lose Yourself”, vincitrice dell’Oscar come migliore canzone), la cui dura realtà è purtroppo a noi distante sia per motivi culturali, sia per il fatto che ne abbiamo una visione assai “distorta” (“grazie” a quei tre/quattro scappati di casa che nel nostro paese, con le loro canzoncine commerciali e melense, si spacciano per i profeti del genere).

Unica nota dolente il doppiaggio italiano, che è semplicemente da denuncia. In un film del genere, dove la parola è fondamentale, poteva essere accuratamente evitato (ma perché non impariamo dai Francesi, che possono scegliere se vedere o no un film doppiato nelle sale?); ma alla fine si sa, in una nazione di pigri quale è la nostra, al cinema a leggere i sottotitoli sarebbero andati quattro gatti (va bè, vorrà dire che ci rifaremo col dvd no?).

29/03/03

 

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