Cinemorfina, per drogati di cinema

A beautiful mind


 
A BEAUTIFUL MIND

di Luca Cerquatelli

Regia: Ron Howard
Produzione, anno: Usa, 2002
Genere: Drammatico/Romantico
Durata: 136′
Cast: Russel Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris, Christopher Plummer, Paul Bettany
Voto:

Siamo nel 1947 e John Nash (Russel Crowe), un ragazzo estremamente introverso e impacciato, entra con una borsa di studio nell’esclusivo corso post lauream di specializzazione in matematica dell’università di Princeton. Circondato da brillanti menti coetanee che riescono a pubblicare le loro ricerche, Nash si isola nel suo mondo di numeri ed equazioni alla ricerca di “un’idea originale” che rappresentasse un punto di svolta rispetto alle tesi dei suoi colleghi. Dopo due anni di estenuanti ricerche che non gli portano frutti concreti è l’idea a trovare lui: durante una rara serata di svago con i suoi colleghi in un pub, Nash riesce a visualizzare una particolare dinamica di comportamento in una situazione creatasi dall’arrivo di una favolosa bionda, che aveva portato un clima di forte competizione all’interno del gruppo di amici. Secondo Nash questa sua teoria andava a completare una delle più importanti dinamiche economiche di Adam Smith (padre dell’economica moderna), riuscendo a individuare il comportamento più efficace da assumere in una situazione di competizione. La tesi di Nash diviene presto nota nel mondo degli addetti ai lavori, portandogli fama, ammirazione, e un prestigioso lavoro al MIT (Massachusetts Institute of Technology), centro di ricerca direttamente collegato al Pentagono. Qui conoscerà Alicia (Jennifer Connely), una bellissima studentessa attratta dalla straordinaria mente dello scienziato che poi sposerà. Ma il lavoro al MIT, gli impegni universitari, ed un incarico top secret sulla decodifica d’informazioni criptate affidatogli dal governo (siamo in piena guerra fredda), porteranno il matematico ad una progressiva astrazione dalla realtà e successivamente alla schizofrenia, dalla quale riuscirà in parte ad uscire grazie all’amore della moglie Alicia.
Tratto dalla biografia di Sylvia Nasar “Il genio dei numeri – Storia di John Nash, matematico e folle” questa grossa produzione hollywoodiana che porta l’inconfondibile firma di Ron Howard (Cocoon, Cuori ribelli, Apollo 13… tanto per citarne alcuni) ci racconta la vita di una delle menti più geniali del secolo, quella di John Forbes Nash, premio Nobel per l’economia nel 1994 per sua teoria giovanile “dei Giochi e delle Applicazioni”. Ma non ci lasciamo trarre in inganno dalla pubblicità e dai riconoscimenti (Golden Globe ed Oscar a iosa) perché potremmo rimanere delusi da questo film, fatto su misura per un pubblico pagante facilmente entusiasmabile e poco attento al racconto. Il film, infatti, si limita a narrare solo una faccia della ricca biografia del matematico, soffermandosi sulle tappe di sicuro effetto e trascurando i lati più oscuri di una personalità complessa come quella di Nash. Così, quello che poteva essere un film di grande spessore umano si trasforma nel solito giocattolone commerciale, diretto secondo collaudate regole da un Howard che, come già dimostrato in passato, non riesce ad inventare niente di nuovo. Un film quindi ben congegnato ma privo di spina dorsale, soprattutto nella seconda parte dove assume connotati da fantathriller psicologico (finendo anche nel grottesco) anziché dedicarsi ad una rappresentazione drammatica di una grave patologia. Fortunatamente l’accurata fotografia di Roger Deakins (Fratello dove sei, L’uomo che non c’era) e l’altissimo livello dell’interpretazione di Crowe, affiancato da un’intensa, bella, e dolce Jennifer Connely riescono in parte a lenire i difetti di un film ruffiano e scontato.

Leggi anche lo speciale: A BEAUTIFUL “BUSINESS” MIND – Storia ed analisi del cinema di Ron Howard

 
Stop frame: Perfetta la rappresentazione visuale della teoria di Nash all’interno del pub, dove sembra di assistere ad un fantastico processo di creazione direttamente dalla mente del matematico.

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