Cinemorfina, per drogati di cinema

A TOUCH OF ZEN/LA FANCIULLA CAVALIERE ERRANTE –


 
A TOUCH OF ZEN/LA FANCIULLA CAVALIERE ERRANTE
(Hsia Nu)

di Gianpiero Mendini

Regia: King Hu
Produzione, anno: Taiwan, 1969/1971
Genere: wuxia
Durata: 175′
Cast: Hsu Feng, Shi Jun, Pai Ying, Roy Chiao, Han Ying-jie, Sammo Hung
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Tratto da un racconto del leggendario scrittore Pu Song-ling (I racconti fantastici di Liao) e vincitore del premio per la tecnica al festival di Cannes del ’75, A Touch of Zen del regista cinese King Hu è a tutt’oggi (a quasi 35 anni di distanza) il miglior wuxiapian (letteralmente, film marziali di cavalieri erranti) mai realizzato ed uno dei capolavori della storia del cinema.

Il film, lungo quasi tre ore, racconta le vicende di Gu (Shi Jun), un pittore e scrivano che vive in una vecchia dimora con la propria madre, il quale s’innamora di una ragazza scambiata inizialmente per un fantasma; in realtà si scopre poi che Yang (questo il suo nome, interpretata da Hsu Feng) è una patriota ingiustamente perseguitata da un malvagio eunuco imperiale. Con l’aiuto di Gu (dal quale avrà un figlio), di un valoroso generale (Bai Ying) e di un monaco zen esperto in arti marziali (Roy Chiao), riuscirà finalmente, dopo innumerevoli e pericolose avventure, a sottrarsi per sempre alle grinfie dei suoi nemici.

King Hu era (è scomparso nel 1997 a soli 65 anni) un uomo colto, un intellettuale, uno studioso della cultura cinese tradizionale e lo si vede chiaramente nelle sue (purtroppo poche) opere.
Inoltre, come altri grandi maestri, come Mizoguchi, Kubrick, Visconti, era un perfezionista: curava infatti la regia, il montaggio, la sceneggiatura dei suoi film, collaborava alla scenografia, alla musica, ecc.

La perfezione nella costruzione delle inquadrature, la bellezza degli scenari, l’azzeccato utilizzo della musica tradizionale cinese, l’eleganza dei movimenti di macchina, la spettacolare ed immaginifica coreografia dei combattimenti (opera del grande Han Ying-jie)…
tutto questo e molto altro ancora fa di A Touch of Zen un’opera cinematografica unica e visivamente straordinaria.
In particolare colpisce l’innovazione tecnico-stilistica riguardante il montaggio. Esso, come giustamente spiega A.Pezzotta nel suo fondamentale libro Tutto il cinema di Hong Kong (Baldini&Castoldi), incorpora l’ellissi come strumento creativo, assumendo una funzione nuova, quella di creare il fantastico…il montaggio non serve più, quindi, a moltiplicare i punti di vista, a scomporre analiticamente l’azione: ma è il punto di partenza per la successiva elaborazione dello spettatore.

Questo capolavoro, fortunatamente, è’ stato trasmesso (in lingua originale sottotitolato in italiano) un paio di volte a Fuori Orario (Rai3)…
e di questo non potrò mai ringraziare abbastanza Enrico Grezzi!

20/11/02

 
Stop frame:
– SPOILER –
Fra le numerose scene indimenticabili, il combattimento nella foresta di bambù ed il finale mistico-visionario.

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