Cinemorfina, per drogati di cinema

Al Vertice della Tensione

 
AL VERTICE DELLA TENSIONE
(The Sum of All Fears )

di Luciana Morelli

Regia: Phil Alden Robinson
Produzione, anno: Usa , 2002
Genere: Azione/Spionaggio
Durata: 124 ‘
Cast: Ben Affleck, Morgan Freeman, James Cromwell, Liev Schreiber, Ciaràn Hinds, Alan Bates, Philip Baker Hall, Ron Rifkin, Bruce McGill, Bridget Moynahan, Michael Byrne, John Beasley, Colm Feore, Ken Jenkins
Voto:

Sembra quasi una coincidenza il fatto che “Al vertice della tensione”, uscito negli Usa il 31 maggio, esca in Europa il 30 agosto e cioè a ridosso dell’anniversario dell’attentato al World Trade Center di New York che lo scorso 11 settembre uccise migliaia di persone e sconvolse il mondo intero. La paura più grande di tutte e soprattutto la paura più grande di ognuno di noi è quella di altri attentati come quello delle Twin Towers che innescherebbero inevitabilmente un pericoloso meccanismo fino a portarci verso la guerra nucleare tra le maggiori potenze mondiali.

Qualcuno ha piazzato un ordigno atomico pronto ad esplodere durante il Superbowl nel gremitissimo Baltimore Forum di Baltimora ed a cui assisterà, in via del tutto eccezionale, anche il Presidente degli Stati Uniti d’America Fowler (James Cromwell). Jack Ryan (Ben Affleck) ed il capo della CIA William Cabot (Morgan Freeman) vengono richiamati immediatamente per indagare sulla misteriosa sparizione di tre dei maggiori scienziati atomici sovietici.
Cabot decide di affidare la missione russa a Ryan ed alla superspia americana in Russia, l’agente speciale John Clark (Liev Schreiber), al quale viene assegnato il compito di istruire il giovane analista sulla situazione contingente. Dopo aver sentito anche il parere di Alexander Nemerov (Ciaràn Hinds), da poco a capo del governo russo e succeduto in circostanze poco chiare al suo predecessore, Ryan al contrario di tutti gli altri, si convince che i russi non siano coinvolti nel gravissimo incidente diplomatico che si sta per profilare. Tutte le prove portano però a pensare che a voler compiere l’attentato contro gli U.S.A. ed a scatenarne l’imminente controffensiva siano proprio loro, i russi; Ryan farà di tutto per dimostrare il contrario visto che sin dall’inizio, la storia del coinvolgimento sovietico non lo ha convinto e soprattutto cosciente del fatto che il suo intuito difficilmente fallisce. Toccherà a lui cercare le prove per bloccare il contrattacco statunitense contro le flotte russe e dimostrare in tempo utile al governo americano, nella persona del Presidente Fowler, che i responsabili della crisi non sono i russi ma i membri di una pericolosa organizzazione terroristica neo-nazista venuta misteriosamente in possesso di uno dei 27.000 residuati nucleari risalenti alla guerra fredda.

Tratto dal best seller campione d’incassi “Paura senza limiti” di Tom Clancy ed adattato per la sceneggiatura da Paul Attanasio (“Quiz Show” e “Sfera”) e da Daniel Pyne (sceneggiatore di “Uno sconosciuto alla porta” e soggettista di “Ogni maledetta domenica”) questo “Al vertice della tensione“, in originaleThe sum of all fears” che tradotto letteralmente sta per “Il culmine di tutte le paure“, si appresta a diventare il campione d’incassi d’apertura della nuova stagione cinematografica. Diretto magistralmente da Phil Alden Robinson (“I signori della truffa”) è il quarto episodio della saga che segue la brillante carriera all’interno della CIA di Jack Ryan, giovane analista che si fa strada fino a diventare il capo dell’agenzia di controspionaggio americana. La serie, tratta interamente dai più celebri romanzi di spionaggio di Clancy, era iniziata nel 1990 con “Caccia ad Ottobre Rosso” (tratto da “La grande fuga dell’Ottobre rosso“) in cui Ryan era interpretato da uno strepitoso Alec Baldwin ed è proseguita nel 1992 con “Giochi di potere” (“Attentato alla corte d’Inghilterra“) e nel 1994 con “Sotto il segno del pericolo” (“Pericolo imminente“) in cui Ryan è, in entrambi i film, interpretato da Harrison Ford. Il Jack Ryan protagonista di “Al vertice della tensione” ha il volto e la tempra di Ben Affleck, premio Oscar e Golden Globe per la sceneggiatura diWill Hunting-Genio ribelle” ed interprete di numerosi kolossal tra cui ricordiamo “Armageddon“, “Shakespeare in Love” e “Pearl Harborè risultato a mio avviso, forse per la prima volta nella sua carriera, veramente all’altezza del ruolo che gli compete. Riesce con naturalezza a conferire al personaggio la giusta grinta, la tenacia ed il coraggio che sono poi le armi che ad un uomo come Jack Ryan, chiamato in causa in un clima di pesante crisi politica, non possono davvero mancare. Di grande spessore ed autorevolezza l’accoppiata con Morgan Freeman, elegante come sempre, nel ruolo del mentore di Ryan, un uomo di grande esperienza all’interno della CIA con la risposta sempre pronta ad ogni occasione.

Ottimo anche il resto del cast, sia artistico che tecnico, che riunisce oltre ad attori bravissimi come Liev Schreiber (“Scream”), Alan Bates (“Amleto”, “L’uomo di Kiev”), Philip Baker Hall (“Magnolia”, “The Truman Show”), Ron Rifkin (“1 km da Wall Street”, “Il negoziatore”) e Ciaràn Hinds (“Mary Reilly”, “Excalibur”) anche l’ottimo direttore della fotografia John Lindley (“I signori della truffa”, “Pleasantville”, “Il Serpente e l’Arcobaleno”), una scenografa coi fiocchi come Jeannine Oppewall (“Pleasantville”, “L.A. Confidential”, “I ponti di Madison County”), un montatore da Oscar come Neil Travis (“Balla coi lupi” e montatore, tra l’altro, dei 3 precedenti film su Jack Ryan) e le splendide colonne sonore di Jerry Goldsmith, uno dei più grandi compositori del cinema vincitore di un Oscar per le colonne sonore de “Il Presagio” ed autore delle colonne sonore di grandi classici come “Ai confini della realtà”, “Il pianeta delle scimmie”, “L.A. Confidential”, “Basic Instinct”, “Poltergeist”, “Star Trek”, “Chinatown” ed altre decine di titoli che solo per motivi di spazio mi astengo dall’elencare.

Tutto questo per far capire di che tipo di film stiamo parlando. Un film tagliente e talmente realistico da far rabbrividire. Gli effetti speciali, le attrezzature, le ambientazioni e gli scenari sono curati sin nei minimi particolari come nel migliore dei kolossal. Il governo e le forze militari russe ed americane, compresa la stessa CIA, hanno collaborato a stretto contatto con la produzione e gli attori, ottenendo un risultato che forse dal punto di vista della correttezza non si era mai ottenuto prima in un film di questo genere. Un film complesso da seguire con attenzione, che vi prenderà e vi terrà incollati allo schermo dall’inizio alla fine e che in alcune scene, al solo pensiero che ciò che state vedendo potrebbe accadere realmente, vi farà a dir poco accapponare la pelle. Un film che mostra come la paura stessa possa diventare un pericolo perchè capace di condizionare le nostre decisioni e di portarci spesso a conclusioni errate. Visto il clima di tensione che il mondo sta attraversando ultimamente, questa storia non è poi così assurda…

Stop frame: Più che uno stop frame una curiosità: la partita di football è stata girata nell’Olympic Stadium di Montreal, che per tre giorni si è trasformato nel Baltimore Forum. Per rendere la scena il più credibile possibile la produzione ha “ingaggiato” Jerry Markbreit che è pensate un pò, un vero arbitro della NFL. Le due squadre in campo a contendersi il Superbowl sono i Chicago Rockets (interpretati dalla vera squadra di football dei Montreal Alouettes) e gli Alabama Gators (che in realtà erano i Toronto Argonauts) sono state coordinate da Terry J. Leonard ex-giocatore di football professionista. I tifosi che gremiscono lo stadio hanno accettato entusiasti di interpretare i tifosi di queste due grandi squadre che in cambio hanno offerto un magnifico spettacolo.

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