Cinemorfina, per drogati di cinema

Almost Blue


 
ALMOST BLUE

di Giovanni Milizia

Regia: Alex Infascelli
Produzione, anno: Italia, 2000
Durata: 113′
Cast: Lorenza Indovina, Andrea Di Stefano, Rolando Ravello, Claudio Santamaria, Regina Orioli
Voto:
Siamo a Bologna. Una poliziotta (Lorenza Indovina), è alla caccia di un serial – killer (Rolando Ravello) che uccide gli studenti universitari della città: nel suo compito è aiutata da un ragazzo non vedente (Claudio Santamaria) appassionato di informatica, che ha sentito la voce del maniaco.
Al suo terzo film (gli altri due sono “De generazione” del ’94 e “Esercizi di stile” del ’96), Alex Infascelli realizza un prodotto le cui intenzioni sono quelle di rivitalizzare l’ormai tramontato genere del Thriller all’italiana che tanto impazzò appunto nel nostro paese negli anni ’70/’80.
Secondo il mio parere il regista è riuscito nell’intento, avendo realizzato un film sicuramente inquietante (soprattutto la sequenza iniziale e quella finale), girato con uno stile internazionale, moderno e visionario (Infascelli proviene dal mondo dei videoclips), ma allo stesso tempo misurato, nella migliore tradizione del cinema nostrano.
Certo, non possiamo parlare di un prodotto perfettamente riuscito, per il semplice fatto che la sceneggiatura (tratta dall’omonimo libro di Carlo Lucarelli, e che strizza l’occhio al film di Dario Argento “Il gatto a nove code” nel proporre la formula del personaggio non vedente testimone dei delitti) in alcuni punti latita e gli interpreti non sono sempre all’altezza.
In un Italia piena di fiction sulle commesse, di “pieraccionate”, di “vanzinate” e di film di denuncia tipo “I cento passi”, un esperimento anomalo e coraggioso come questo può solo che far bene al nostro cinema.
“Almost Blue” (da segnalare che il titolo del film è un omaggio alla omonima canzone di Elvis Costello) testimonia, secondo me, la rinascita di un certo modo di fare cinema in Italia ormai dimenticato, ma che ha tra i suoi rappresentanti grandissimi maestri del passato, quali Bava, Argento, Fulci, Freda, etc; diventati ormai oggetto di culto non solo da noi ma in tutto il mondo. La speranza è che questo non sia un caso isolato e che Alex Infascelli, magari supportato da una sceneggiatura migliore, torni a realizzare altri lungometraggi come questo.
 
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