Cinemorfina, per drogati di cinema

ANASTASIA –


 
ANASTASIA

di Marco Cherubini

Regia: Anatole Litvak
Produzione, anno: USA, 1956
Genere: Drammatico
Durata: 105′
Cast: Ingrid Bergman, Yul Brynner, Helen Hayes, Akim Tamiroff
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legenda

Parigi, 1928. Nella capitale francese, che ospita un nutrito gruppo di esuli fuggiti dalla rivoluzione sovietica del 1917, il generale Bunin (Yul Brynner), colto, intelligente e soprattutto abile affarista russo, in combutta con un altro paio di faccendieri senza scrupoli, tenta di spremere quattrini all’establishment dei fedeli sudditi del defunto zar, propinando loro una fantomatica erede della ormai ex casa regnante. Tra i realisti, costretti ad amarissima diaspora, il pensiero, la leggenda forse, che una delle figlie dei Romanov, Anastasia, sia scampata alla strage di Ekaterinburg, scalda i loro vecchi e stanchi cuori e fa allargare (forse) i cordoni della borsa. Bunin e i suoi accoliti rintracciano presto dunque una ragazza (Ingrid Bergman) da poter verosimilmente presentare al consesso dei nostalgici, con l’idea di istruirla preventivamente all’uopo; una ragazza che somiglia molto alla scomparsa principessa, e che peraltro, in un ospedale psichiatrico, sembra aver dichiarato per l’appunto di essere Anastasia Romanov. Tale giovane donna inoltre appare in un profondo stato di prostrazione fisica e mentale, tanto da sembrare facilmente plagiabile; e l’eredità degli zar è imponente…
Tuttavia, avviando l’istruzione di questa giovane, lo stesso generale avrà di che stupirsi per la serie di analogie che emergeranno tra la donna ed il personaggio che dovrebbe soltanto interpretare…

Un film commerciale e convenzionale, è stato definito, verrebbe da dire in puro stile hollywoodiano. Vero, molto vero. Ma altrettanto vero è che è un film ben fatto, molto coinvolgente, capace di far leva sui sentimenti dello spettatore nel profondo, e magistralmente interpretato da entrambi i protagonisti. La narrazione corre via veloce, ed asseconda, anzi sazia sapientemente la voglia dello spettatore che la storia prenda un ben preciso indirizzo. L’eleganza, la semplicità, la solennità, anche, di molti dei personaggi che affollano questa preziosa rappresentazione sono tra i punti di forza più intensi del film, che ha ancor oggi molte emozioni da trasmettere. Altre colonne portanti, le scenografie ed i costumi, e le musiche che accompagnano l’azione (Alfred Newman). Un oscar interamente meritato andò alla Bergman per questa splendida interpretazione, successiva, per così dire, al suo periodo italiano (a fianco di Rossellini).
L’idea che la figlia più giovane dello zar Nicola II fosse scampata alla esecuzione della famiglia reale russa, semplicemente ripresa da questa pellicola di Anatole Litvak, vuole dar conto non soltanto delle voci che corsero al tempo della rivoluzione, ma anche, in maniera totalmente romanzata, delle dichiarazioni di più di una donna che, negli anni successivi a tali eventi, affermarono di essere la mitica Anastasia. Quale la realtà ? La nostra storia, proprio perché soltanto una storia, prende netta posizione…

10/04/03

 

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