Cinemorfina, per drogati di cinema

BUONGIORNO,NOTTE


 
BUONGIORNO,NOTTE

Regia: Marco Bellocchio
Produzione, anno: Italia, 2003
Genere: Drammatico
Durata:
Cast: Luigi Lo Cascio – Piergiorgio Bellocchio – Maya Sansa – Paolo Briguglia – Roberto Herlitzka – Giovanni Calcagno
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legendaApri la legenda

No. Ucciderlo no.
Il Presidente non deve morire.
Chiara si ribella. Piange.
Chiara (Maya Sansa) si chiede perché.
Perché ucciderlo? A cosa servirebbe ucciderlo? Per un “processo popolare”??? Per “il popolo al potere”??? Sì…il popolo al potere…
Ucciderlo farebbe solo il loro gioco. Renderebbe Moro un martire. La povera vittima delle cattive cattive Brigate Rosse. I terroristi. I pazzi. Non è giusto. Chiara protesta. Ma con le BR non si tratta. Moretti (Luigi Lo Cascio) ha comunicato la loro sentenza. E così sia.
E Chiara si chiede perché.
Le BR però non conoscono il Moro uomo. Le BR non hanno vissuto 55 giorni con lui. Non hanno neanche parlato con lui. Non conoscono il Moro marito, padre, il Moro nonno. Nonno di un nipotino di due anni che ha bisogno di lui e che non può essere abbandonato proprio ora. Non lo hanno visto soffrire, piangere, riflettere, conversare e rimettere persino in discussione le sue posizioni. Non lo hanno visto scrivere. Scrivere tanto. Scrivere lettere commoventi non solo alla sua famiglia, ma anche agli amici del Partito, al Papa…Quando Moro legge ai suoi carcerieri, per avere un loro parere, le parole per il Santo Padre, Chiara non riesce a trattenere le lacrime.
E Chiara si chiede perché.
Solo lei e i suoi tre compagni hanno veramente conosciuto Aldo Moro, il Presidente della DC, ma soprattutto la persona. Il Moro prigioniero indifeso, con le sue debolezze e paure, su cui regna sovrana la paura più grande: quella di morire. Chiara lo sogna libero, questo vulnerabile vecchio. Lo vede passeggiare sereno tra i suoi rapitori addormentati e poi fuori, libero nella mattina di una Roma che si sveglia. Ma la libertà è solo un sogno in quella mattina del 9 Maggio 1978.
E Chiara si chiede perché.
Chiara sogna anche le cerimonie popolari russe in onore di Stalin. L’Urss in visibilio per il grande capo comunista. Ma le cerimonie staliniane ricordano molto quelle in onore di Mussolini…
E Chiara si chiede perché.

“Buongiorno, notte” non è un film storico, né politico, né tantomeno una fedele cronaca di quei giorni di piombo.
Bellocchio non vuole essere fedele alla realtà dei fatti. Il film è tratto dal libro “Il prigioniero” della brigatista Anna Laura Braghetti. Ma pur ispirandosi alla cronaca della sequestratrice, il regista non vuole subire passivamente la verità storica. Il suo scopo non è quello di documentare o di rivelarci sconvolgenti verità sul caso Moro.
Il suo scopo è quello di illuminare tramite una fantasia visionaria, tramite l’infedeltà storica, la vicenda puramente umana.
Il protagonista del film non è Moro, ma il personaggio di Chiara e la sua lotta interiore tra la scelta ideologica e la tormentata coscienza. Chiara che si scopre sempre più a disagio nel ruolo di combattente e nel confronto con la ferocia distruttiva di chi le vive e le dorme accanto.

“Buongiorno, notte” non ha vergognosamente vinto il Leone d’oro per un semplice motivo: perché purtroppo il caso Moro, le Brigate Rosse e la lotta armata sono rimasti dei fenomeni nazionali. Circoscritti. La sola colpa di Moro è stata quella di non chiamarsi John Fitzgerald Kennedy.
Così film come “JFK.Un caso ancora aperto” vengono guardati in tutto il mondo e chicche come “Buongiorno, notte” non vengono premiati neanche in patria…

Una cosa è certa: l’essere italiani rende comunque esclusiva l’emozione provata nella visione di questo film.
Quando la chitarra dei Pink Floyd introduce la notizia dell’attentato del 16 marzo alla scorta di Moro o quando le sirene urlano e gli elicotteri invadono il cielo di Roma, si ha l’impressione di rivivere la scena, di essere lì e di esserci stati.
Anche coloro che nel ’78 non erano ancora neanche nati.

E mentre la mattina del 9 maggio l’America apprenderà dell’assassinio per arma da fuoco del Presidente Moro, l’Italia sentirà ancora rimbombare nelle orecchie il colpo di pistola.

E quel colpo di pistola, con tanto di silenziatore, risulta assordante ancora oggi.

12/09/2003

 

Like this Article? Share it!