Cinemorfina, per drogati di cinema

Creepy

Anna Maria Pelella 14 dicembre 2016 Giappone, Recensioni Nessun commento su Creepy

Creepy

Titolo originale: Kurîpî: Itsuwari no rinjin

Regia: Kurosawa Kiyoshi

Genere: Thriller

Durata.: 130 min.

Anno: 2016

Nazione: Giappone

Cast: Hidetoshi Nishijima, Yuko Takeuchi, Teruyuki Kagawa, Haruna Kawaguchi, Masahiro Higashide, Ryōko Fujino, Toru Baba, Takashi Sasano

 

Tratto dal racconto di Yukata Maekawa

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Takakura Koichi, un detective che ha lasciato il lavoro dopo un evento traumatico per dedicarsi all’insegnamento, si trasferisce con sua moglie Yasuko in una nuova casa dove la donna comincia a tentare di allacciare i contatti con il vicinato. Tra questi c’è Nishino, un uomo dai comportamenti bizzarri, il quale attira subito il sospetto del detective…

Koichi Takakura è un detective che ha rinunciato al proprio lavoro a causa di una situazione con ostaggi che si era risolta col suo ferimento e l’uccisione del sequestratore. L’uomo tenta di rifarsi una vita insegnando, ma non rinuncia alla propria tendenza a indagare situazioni inconsuete. Quando un suo ex collega lo interpella per un vecchio caso irrisolto Koichi non può fare a meno di rilevare alcune somiglianze tra la situazione del passato e quella che casualmente lui e sua moglie hanno trovato trasferendosi in un nuovo quartiere.

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In una zona imprecisata di una città giapponese qualunque, nel clima grigio che avvolge il tetro quartiere in cui la coppia sta cercando di ricominciare da capo, spicca su tutto l’inquietante cancello di casa Nishino, una barriera molto più che fisica, è senza dubbio un punto oltre il quale le cose hanno una valenza differente, e se all’inizio la timida Yasuko tenta di varcare quella barriera con la più semplice delle scuse: un dono ai nuovi vicini, appena attraversata la porta di quella casa l’atmosfera che vi alberga la indurrà a una fuga precipitosa e questo accadrà molto prima di capire quel che si annida là dentro.

Nishino non è il solito vicino di casa giapponese, non è avvezzo ai convenevoli, non apprezza il regalo di benvenuto dei nuovi vicini e, in più, nessuno ha mai visto sua moglie. Quando la figlia adolescente di Nishino avvicina Koichi per dirgli che lui non è suo padre, ma un estraneo totale, l’uomo comincia a sospettare che le sue sensazioni sul vicino non siano poi tanto inspiegabili.

Kurosawa Kiyoshi ama i detective e spesso li rende protagonisti delle sue storie, ecco perchè ci ha da tempo abituati alle situazioni singolari. I vicini di casa nei suoi film, nella migliore delle ipotesi portano a spasso una mummia nella notte e questo, ovviamente, non predispone lo spettatore al più sereno degli stati d’animo. Se poi il vicino a cui si sta tentando di portare il regalo per essere appena approdati nel quartiere si scopre essere già da subito un tantino strano è chiaro che la situazione può solo peggiorare. Infatti quando la figlia adolescente dell’uomo confessa la propria estraneità al detective che si trova là da meno di due giorni, lo spettatore sa già che quella casa nasconde cose che nessun vicino di casa, giapponese o meno, dovrebbe custodire.

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Come sempre Kurosawa Kiyoshi, un regista che non ama le esplosioni pirotecniche e gli spruzzi di sangue gratuiti, costruisce un’atmosfera tetra e inquietante con il solo uso delle luci e degli attori, da sempre il suo punto forte. Il cancello di casa Nishino acquisisce a mano a mano che si va avanti una connotazione altra, la più demoniaca possibile da attribuire a un oggetto inanimato che resterà tale per tutta la durata della rappresentazione, è solo un cancello ma nasconde un mondo, la caverna che si apre dietro la normalissima porta di casa Nishino è molto più simile a quella di un incubo primordiale che a una normale casa tenuta male. Il peso specifico di quel che si viene a poco a poco a scoprire è tale da lasciare straniti e senza nemmeno il sostegno di una cosa così banale come una spiegazione, non ne occorre nessuna: Nishino è un personaggio inquietante e fa cose che persino un detective addestrato fa fatica a immaginare.

La recitazione impeccabile di Kagawa Teruyuki crea un senso di gelo al suo solo comparire in scena e la macchina da presa segue impietosa ogni deriva successiva di tutti i comprimari, fino alla scena finale a suo modo catartica, ma solo e soltanto dopo aver tolto ogni possibilità allo spettatore di prevedere se mai e come, questi possano sperare di sfuggire alla pazzia che gli abita proprio a fianco.

 

Anna Maria Pelella

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