Cinemorfina, per drogati di cinema

DIVORZIO ALL’ITALIANA –


 
DIVORZIO ALL’ITALIANA

di Marco Cherubini

Regia: Pietro Germi
Produzione, anno: Italia, 1962
Genere: Commedia
Durata: 120′
Cast: Marcello Mastroianni, Daniela Rocca, Stefania Sandrelli, Leopoldo Trieste, Lando Buzzanca
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Nella rovente terra di Sicilia, il barone Fefè Cefalù (Marcello Mastroianni), arde d’amore, riamato, per la cugina sedicenne (Stefania Sandrelli), cui potrebbe essere padre. Peccato però, che egli, oltre ad essere, per cause paterne, quasi totalmente in rovina, sia anche maritato da dodici lunghissimi anni con una fedele, amorevole e sottomessa femmina, non solo tutt’altro che bella, ma in grado di raffreddare, come dire, qualsiasi slancio amoroso ed affettivo del marito, che, chissà perché, “se la pigliò”.
Come uscire da questa situazione di sofferenza sentimentale, in un profondo sud che parla solo, tra uomini, di femmine altrui, ma in cui il progresso culturale e l’emancipazione del costume stentano ancora, per così dire, a far breccia ? Come, in uno stato egoista, che, all’epoca, ancora non contemplava il divorzio ? Serve un “divorzio all’italiana”, appunto, appellandosi al famoso ed a quel tempo non ancora abrogato art. 587 del Codice Penale, che magistralmente esprimeva il concetto secondo cui in certe occasioni “ammazzare la moglie non è reato”. Infatti, contemplando il cosiddetto “delitto d’onore”, permetteva all’uomo, inequivocabilmente reso cocu dalla consorte, di sopprimerla, scontando una pena pressoché simbolica.
Perfetto. Non resta allora, al nostro barone, febbricitante di passione, che scovare un povero cristo da mettere sapientemente accanto alla moglie, fedelissima, ma in realtà anch’essa (e come potrebbe essere altrimenti, in fondo ?) insoddisfatta sposa, ed aspettare che gli eventi maturino…

Graffiante, grottesco, di ironica denuncia; sapido, intelligente, senza pause; monotematico (art. 587 C. P.), eppure poliedrico, artistico, spassoso; un piccolo capolavoro. Ecco quel che ci viene in mente, a tutta prima, riguardo quest’opera del regista Pietro Germi, che mette alla berlina tutta l’ipocrisia, l’egoismo, il maschilismo becero e moralmente inaccettabile di un periodo che oggi pare tanto lontano, ma che in realtà è appena dietro l’angolo. Mattatore assoluto e perfettamente plausibile, tra i suoi rovelli, benché in una parte risibile e buffonesca, un Mastroianni dai mitici baffi, io narrante per gran parte della pellicola. Bella prova per la giovane Sandrelli (doppiata). Assolutamente irresistibili certi passaggi del film, come quello in cui il barone, ormai pubblicamente tradito, scorre la posta, custodendo gelosamente per il futuro processo le missive anonime con scritto “cornuto”, e stracciando con disgusto le lettere di solidarietà pervenute. Perfino il finale, anzi finalissimo, regala tanto, assecondando il motto latino “in cauda venenum”.
Ispirate e bellissime le musiche di Carlo Rustichelli. Premio Oscar per la sceneggiatura originale, premiato a Cannes come miglior commedia, e via dicendo.
Possiamo specchiarci dentro questo film, e vedere che è uno specchio deformante, che ci fa ridere, e però anche considerare: “ma quanto eravamo cretini, fino a ieri” (per la cretineria d’oggi, vedansi opere più recenti…).

01/03/03

 

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