Cinemorfina, per drogati di cinema

DOGMA di Gianni Esposito Palmieri


 
DOGMA

di Gianni Esposito Palmieri

Regia: Kevin Smith
Produzione, anno: USA, 1999
Genere: Commedia
Durata: 130′
Cast: Linda Fiorentino, Ben Affleck, Matt Damon, Alan Rickman, Salma Hayek, Chris Roc, Jason Lee, Jason Mewes, Kevin Smith, Alanis Morissette
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legenda

Due angeli esiliati dal paradiso e costretti a vivere sulla terra architettano un piano ingegnoso per riuscire a risalire nell’alto dei cieli: l’obiettivo in termini metaforici, consiste nel provare che Dio non sempre é infallibile, ma se ciò accadesse sarebbe la fine di tutto. Da qui un gruppo di avventurosi: una eletta, due predicatori, un pellegrino di colore e una dolcissima musa avranno il compito di bloccare il piano ambizioso e rivoluzionario dei due angeli.

Kevin Smith cerca di creare una commistione di generi, nel senso che il suo ultimo film partendo da una rivisitazione fantastica – teologica comprende diversi aspetti del cinema classico, per arrivare a comporre poi una classica commedia americana alternativa, tipica del cinema indipendente. Troviamo addirittura degli spunti noir, il diavolo si presenta come una sorta di malefico “controllore” che pilota una processo di destabilizzazione, una sorta di killer “intellettuale” che alimentato da una vendetta spregiudicata non si pone i problemi delle conseguenze di quanto sta accadendo, stesso discorso vale per l’angelo giustiziere che quando uccide s’immedesima con quelle figure classiche del cinema western.
Insomma Kevin Smith come si suole dire (e come nelle scuole di sceneggiatura insegnano a “non fare”) ha messo parecchia carne al fuoco: qui’ c’è di tutto: l’avventura, la teologia, la metafisica, il fantastico, la commedia tipicamente indipendente americana che tende a stravolgere e ribaltare i valori (il genere di fatto del regista) e poco importa se in questo marasma di combinazioni, di piccoli colpi di scena che si succedono spesso ci si perde, ci si ritrova… si casca volutamente e piacevolmente in mille peripezie, sorta di frammenti di crisi esistenziali, adolescenziali, di mezza età… ciò che importa è che il messaggio del nostro è chiarissimo, limpidissimo, accecante come lo sfarfallio della lampada di proiezione: la paura del mondo, quella che sta uccidendo il mondo è il dogma, addirittura il dogma emanato dallo stesso onnipotente, è esiste solamente un’arma pacifica per combattere il dogma, ovvero l’idea. L’idea cambia, l’idea necessità del cambiamento, l’idea, il pensiero senza l’evoluzione muore… diventa per l’appunto dogma.

Ma ora passiamo agli spunti autoriali che sono la vera forza dell’estetica di Kevin Smith.
Punto 1, il linguaggio, sboccato, degenerazionale, ma semplicemente esilarante, una sorta di vendetta alla retorica, o peggio ancora alla teologia che si serve della retorica per imporre un “potere” che la gente comune non deve capire, altrimenti finirebbe per non ubbidire… il linguaggio di Kevin Smith è quello della strada che fa arrabbiare i benpensanti e i moralisti, che si rifà di continuo al sesso, perché il sesso è da sempre stato un’ossessione degli emarginati, di quelli che però nella sostanza sono buoni di cuore, perché non solo disprezzano il potere, ma addirittura non riescono neppure a concepirlo.
Punto 2, gli attori, ma quanti attori ci sono in questo film, teatrino dell’invenzione del fantastico che addirittura prende in giro Dio per rendergli omaggio, e soprattutto per distinguerlo, per allontanarlo, per farlo diventare un’altra entità (da quello che invece, il potere, la paura che il potere ha sempre diffuso per il soprannaturale ci ha imposto come cultura). Tutti questi attori entrano e escono di continuo dalla scena, e quando appaiono sono indispensabili, tanti piccoli episodi che intrecciati tra loro vanno a creare un crescendo che nel finale esploderà sotto forma di violenza e di gesto d’amore consacrato.
Un film di una bellezza non – convenzionale, perché la convenzione è divenuta oggi assurdo, un modo di prendere in giro valori importanti perché considerati necessari dallo stesso regista, e disprezzati invece da chi invece si fa portatore degli stessi….
Un film morale e soprattutto moralista nella presunzione ironica di prendere in giro il potere, tutti i poteri.
Ubu roi non solo non é mai morto, ma é ritornato… camuffato sotto un odore nauseante che vuole sporcare il mondo e l’umanità.

01/07/02

 
Stop frame:
– SPOILER –
L’angelo del male ha mandato un’entità (uno spirito merda) per intossicare e impuzzolentire i nostri eroi. Ci sono i due predicatori (quello che parla sempre e quello che sta sempre zitto), l’eletta, colei che deve salvare l’umanità, il pellegrino di colore e la bellissima musa. Tutto sembra perduto, ma ecco che il predicatore silenzioso si alza da sotto il bancone del bar e affronta il pezzo di merda…. Basta poco, una spruzzata di deodorante e lo stronzo è al tappeto. Ci vuole così poco per dissolvere la merda, basta un pizzico di profumo, poco importa se chimico e se non un fiore, è sempre una questione di merda e soprattutto di stronzi, è sempre stato così fin dai tempi del divino e sarà così nell’avvenire.

Like this Article? Share it!