Cinemorfina, per drogati di cinema

DONNIE DARKO –


 
DONNIE DARKO

di Giuliana Rizzo

Regia: Richard Kelly
Produzione, anno: USA, 2001
Genere: Drammatico
Durata: 110 min’
Cast: Jake Gyllenhal, Maggie Gyllenhaal, Katherine Ross, Jena Malone, Drew Barrymore, Patrick Swayze
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legendaApri la legenda

Donnie Darko è, a mio parere, un film bellissimo, che riesce ad esprimere poeticamente il dramma fondamentale della nostra esistenza: l’assenza di una prova concreta di un significato qualsiasi. Fondamentalmente, racconta di un ragazzo in preda ad una crisi esistenziale. Donnie (Jake Gyllenhaal, incredibile) è un ragazzo riservato e un po’ triste, apatico, ma non più di tanti altri. Sappiamo che è in cura da uno psicanalista (la bravissima Katharine Ross, già stella de Il Laurato e Butch Cassidy) e che prende degli psicofarmaci, ma non ne viene spiegato il motivo. Un giorno riceve la visita di un misterioso e spaventoso coniglio gigante, che gli annuncia la fine del mondo da lì ad un mese. Da quel momento, la vita di Donnie si costella di coincidenze, strani messaggi sibillini che sembrano volergli indicare l’esistenza di un destino, di una forza superiore che domina la vita dell’uomo. L’apatia lascia il posto ad un’energia del tutto nuova. Donnie è di nuovo animato dalla speranza che esista un senso della vita. In questo mese assurdo e magico riesce ad intervenire sul suo destino e su quello degli altri, sperimenta la ribellione, l’amore, la violenza più feroce. Sembra che le sue intuizioni su un ordine superiore abbiano trovato delle conferme, ripeto, “sembra”…
Non voglio dire nulla di più sulla trama del film, originalissima e spaesante: è giusto che ogni spettatore possa godere di tutte le evoluzioni assurde di questa storia e che contemporaneamente sperimenti tutta la poesia sottintesa di questo Giovane Holden dal sapore fantascientifico.
Il personaggio di Donnie è perfettamente delineato. Egli rappresenta la quintessenza della giovinezza: ribelle e coraggiosa, ma anche terrorizzata e confusa. Quell’età per cui sembra impossibile conciliare il mondo della fantasia con il pragmatismo dell’età adulta. Quando ci si lancia nella vita con ingordigia, vivendo con la massima intensità ogni amicizia, ogni amore, ogni sentimento di rabbia. E allo stesso tempo, come tanti sedicenni, Donnie è spaventato. Si sente incastrato in una visione della vita che non gli rimanda altro che i comportamenti stereotipati degli abitanti della provincialissima Middlesex (i bulli della scuola, le troppo facili filosofie New Age, le discussioni sciocche e inutili dei compagni di classe). Significativamente, è la dimensione temporale del film che rispecchia questo inceppamento: personaggi ed avvenimenti del passato e del futuro coesistono in un presente allucinato, sono le note isteriche di un disco rotto che ripete la stessa battuta all’infinito. Tutte le illuminazioni, le vie d’uscita che Donnie sembra trovare (l’amore per la tormentata compagna di classe, le risposte illuminanti di un insegnante, le storie incredibili di personaggi geniali ormai impazziti per sempre) gli scivolano tra le mani. Ogni segnale della presenza di Dio finisce col perdersi nel nulla.
Qual è dunque il messaggio di questo film? Il senso della vita va trovato negli attimi perfetti che ci capitano per caso, destinati inesorabilmente a scomparire? Oppure non abbiamo più ragione di pregare, di credere in qualcosa? Più onestamente, Donnie Darko si limita a raccontare la disperazione del suo protagonista, della sua incapacità di trattenere la bellezza per poterla usare come torcia nel tunnel pauroso che è la vita, così come appare ad un ragazzo di sedici anni.
Donnie Darko è un film commovente, che riesce a raccontare le angosce della gioventù, ma anche le radici della disperazione umana che sono alla base della depressione o del desiderio di auto-annullamento. Un film che sa raccontare i nostri tentativi di ritrovare la nostra anima, nel secolo in cui abbiamo perso Dio, e la morte viene vista sempre di più come l’incredibile e squallido finale di tutte le nostre aspirazioni, le nostre lotte, i nostri sogni. E tutti i binari morti, le evoluzioni insensate di questo film hanno il sapore amaro e bellissimo della realtà, della vita che non comprenderemo mai fino in fondo e che pure amiamo disperatamente.

09/12/04

 

Like this Article? Share it!