Cinemorfina, per drogati di cinema

DORORO di Nicola Picchi


 
DORORO

di Nicola Picchi

Regia: Akihiko Shiota
Produzione, anno: Giappone, 2007
Genere: Fantasy
Durata: 139′
Cast: Satoshi Tsumabuki, Kou Shibasaki, Kiichi Nakai
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Dororo, superproduzione giapponese da 17 milioni di dollari, è l’ultimo arrivato tra i live-action, equivalenti nipponici degli innumerevoli film tratti dalle graphic-novel che infestano, con risultati alterni, il recente cinema americano. Tratto dal manga omonimo di Osamu Tezuka, racconta la storia di Hyakkimaru, consacrato ai demoni dal padre Kagemitsu Daigo in cambio del potere assoluto.
Hyakkimaru nasce cieco, sordo e muto, nonché senza arti e organi interni, dato che i demoni gli hanno sottratto 48 parti del corpo. Abbandonato alla corrente del fiume come Mosè, verrà raccolto ed allevato da Jukai, singolare figura di scienziato-stregone, il quale lo doterà di arti ed organi sostitutivi, non si capisce bene se di origine organica o meno. E qui la figura di Hyakkimaru si rivela un mix tipicamente orientale tra tre icone della cultura occidentale: novello Frankenstein, il giovane è un emarginato come Edward Mani di Forbice e, come Deep nel film di Burton, ha delle lame al posto delle braccia. Inoltre, come Pinocchio, il suo fine ultimo è riacquistare la propria umanità, in questo caso uccidendo i 48 demoni, dato che ad ogni uccisione recupererà una parte del proprio corpo che espellerà l’organo artificiale sostituendolo con quello vero. Durante il viaggio incontrerà una giovane ladra, la quale si approprierà del suo soprannome, appunto Dororo, e lo accompagnerà nelle sue peregrinazioni alla ricerca dell’origine della sua maledizione.

Il film è stato girato in Nuova Zelanda, come pare vada di moda nel fantasy dal Signore degli Anelli in poi, ma la cosa all’atto pratico risulta del tutto ininfluente visto che le locations appaiono abbastanza dimesse. Il regista Akihiko Shiota sembra indeciso fin dall’inizio sulla strada da seguire, forse in omaggio alla natura ibrida del personaggio, ed il film trova il suo limite proprio in questa irresolutezza di fondo nonchè in una sceneggiatura troppo dilatata e piena di tempi morti. Anche le scene action, coreografate dal veterano Ching Siu-Tung (Hero, The killer), sono buttate via e praticamente azzerate da un’assurda colonna sonora alquanto incongruente, visto che non basta mettere i Gipsy Kings in un arrangiamento ultracheap per imitare il Tarantino di Kill Bill nella scena della morte di O-Ren Ishii, raggiungendo, invece dell’epico, rare vette di ridicolo. Satoshi Tsumabaki nella parte di Hyakkimaru è discreto ma vagamente catatonico e riesce a rendere solo parzialmente la sofferta diversità del suo personaggio, mentre assai più vitale sembra la prestazione di Kou Shibasaki (Battle Royale) nella parte di Dororo. Degni di nota gli effetti CGI, intesi in senso antinaturalistico e surreale e non mimetici come nel cinema americano, questo, beninteso, quando il regista non sceglie di ricorrere al vecchio comparsa-dentro-la-tuta-da-mostro degno delle produzioni Toho degli anni ’70. Nonostante tutte queste pecche Dororo vale comunque una visione, mantenendo una tenera ingenuità un po’ infantile ed una purezza di sguardo difficili da trovare nel cinema contemporaneo, tenendo presente che un Dororo 2 è già in produzione, considerato che “…mancano ancora 24 demoni ”.

5/8/2007

 
Stop frame:
– SPOILER –

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