Cinemorfina, per drogati di cinema

EYES WIDE SHUT


 
EYES WIDE SHUT

Regia: Stanley Kubrick
Produzione, anno: USA, 1999
Genere: Drammatico, Erotico
Durata: 159′
Cast: Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legendaApri la legenda

“Sa quale è il vero fascino del matrimonio?
E’ che rende l’inganno una necessità per le due parti.”
Queste le parole espresse a pochi minuti dall’inizio del film. A dirle è un affascinante corteggiatore ungherese di mezza età.
Passionalmente sussurrate ad Alice (Nicole Kidman), a meno di un palmo dalle sue labbra. Il fascino del matrimonio…
Sì, perché Alice è sposata. Felicemente sposata con Bill o meglio William Harford (Tom Cruise). Brillante dottore residente in un lussuoso ed immenso appartamento del West Central Park di New York.
Residenza idilliaca abitata dal dottore, la sua dolce metà e la loro splendida bambina di 7 anni, Helena.
Questo è il felice quadretto che entrambi i coniugi vogliono darci sin dall’inizio del film, ma sin dall’inizio Kubrick sembra dirci: “Attenzione, perché questo matrimonio è fallito. Apparentemente riuscito, ma fondamentalmente fallito. Da molto, ma molto tempo.”
E noi lo sentiamo subito nell’aria, questo avvertimento.
Sin dai primi titoli si sente che “qualcosa non va”. Un suadente valzer di Shostakovich ci porta nella calda casa Harford. Prima scena del film: piano totale su di una splendida Kidman nuda, vista da dietro.
I coniugi si preparano ad uscire per una festa.
Bill cerca il portafoglio.
Alice fa pipì.
Chiede a Bill se le stanno bene i capelli.
Bill non la guarda. Non la guarda, ma le dice che è bellissima.
“Sei sempre bellissima”.
Già. Alice è sempre bellissima. Bill è sempre bellissimo. Peccato solo che basti la rivelazione di un sogno, di un tradimento solo sognato e mai neanche lontanamente messo in atto per mettere in crisi l’intero “bellissimo matrimonio”!
Questo film non è, come si è detto, uno studio introspettivo dell’universo femminile, tanto meno di quello maschile e ancora meno un documentario sulle sètte sataniche e le tragiche conseguenze che quelle riunioni di ricchi invasati possono avere.
Questo film è la storia di un matrimonio fallito. Con tutti i voli pindarici e le escursioni metafisiche degne del geniale regista, ma è pur sempre un’analisi introspettiva di un rapporto finito da tempo. E’ un viaggio psicosessuale, un’evasione onirica, un’affascinante storia di suspance.
Kubrick non poteva lasciarci miglior testamento.
La storia di una coppia annoiata. La storia di una delle tante coppie della nostra epoca. Che la coppia sia sposata o convivente, borghese o proletaria, il risultato non cambia.
La noiosa routine è la stessa. Le infedeltà represse sono le stesse. La paura di ammetterlo è esattamente la stessa.
Difficile per Bill ammettere che avrebbe ceduto volentieri alle due modelle della festa la sera prima. Le due calde muse volevano portarlo “dove finisce l’arcobaleno”…e diciamocelo: a lui l’idea di andare a vedere la fine dell’arcobaleno non sarebbe dispiaciuta affatto!
Ma è dura dire ad Alice: “Hai ragione tu! Non è perché non ne avessi voglia che non me le sono fatte! Me le sarei fatte anche lì, nel salone! Non l’ho fatto per vigliaccheria, non per amore! Pura vigliaccheria! Pura paura di seguire istintivamente i miei desideri! Puro terrore dei sensi di colpa che mi avrebbero assalito in seguito! E soprattutto paura dell’ignoto! Non me ne sarebbe fregato niente di te! Non me ne frega proprio niente della fedeltà, del nostro matrimonio e di questo amore! Non c’è amore! Se fossi innamorato, come dico di essere, non avrei preso in considerazione quelle due ragazze!”…né loro, né la prostituta che lo invita a casa, né la “misteriosa” donna mascherata che si sacrifica per lui.
No. Bill è troppo “innamorato” per ammettere la verità a sé stesso. Ed è troppo vigliacco per rivelare la verità ad Alice.
Alice invece lo fa.
Lo ammette.
Rivela a Bill che quel maresciallo, incrociato nella hall dell’albergo l’estate prima, se lo sarebbe fatto con piacere. E non solo se lo sarebbe fatto, ma per una notte sarebbe stata pronta a sacrificare tutto, sacrificare Bill, Helena e il suo “fottutissimo avvenire”. Tutto quanto.
Stupore, sgomento, disprezzo, disgusto di Bill.
E poi la vendetta.
Bill è profondamente ferito nell’orgoglio. Cerca allora conforto nel tradimento e nella trasgressione. Si lascia tentare da ogni tipo di tentazione. Rischia, costi quel che costi. E che lo spettacolo abbia inizio…
“Eyes Wide Shut” è fedelissimamente tratto dal romanzo “Doppio sogno” di A. Schnitzler, ma la geniale impronta kubrickiana è comunque innegabile. Non è l’inquietante genio di “Shining” e “Arancia meccanica”, ma ritroviamo l’angosciante claustrofobia. Non è il fantascientifico profeta di “2001: odissea nello spazio”, ma ritroviamo la dilatazione del tempo. Questo film è un equilibrato “mélange” di tutto questo. E’ il vecchio Kubrick ed un nuovo Kubrick insieme. E’ un Kubrick che parla di oggi. Che parla di noi. Ma, come sempre, a modo suo.
“No one is innocent in Kubrickia. Not for one damn second.” E non lo siamo neanche noi.
Proviamo a leggere il film sotto questa chiave autobiografica. Lasciamoci sedurre dai suadenti valzer, euforici e passionali, e lasciamoci poi martellare la coscienza dagli insistenti colpi di pianoforte.
E il miracolo si farà da sé.

21/01/03

 

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