Cinemorfina, per drogati di cinema

Fantozzi


 
FANTOZZI

di Marco Cherubini

Regia: Luciano Salce
Produzione, anno: Italia, 1975
Genere: Comico
Durata: 97′
Cast: Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Liù Bosisio, Plinio Fernando
Voto:

Ovvero: come trasformare un qualunque cognome italiano (chissà se qualcuno ha mai intentato causa per danni morali e materiali al comico genovese ?) nella apoteosi delle avversità umane, nella materializzazione più cupa dei disagi e delle sfortune con cui nessuno vorrebbe mai confrontarsi. Un mix straordinario di incapacità, millanteria, povertà d’animo (finta), e ovviamente di comicità (vera): il modello universale di tutte le disgrazie: ovverosia, Fantozzi rag. Ugo, il personaggio, qui al suo (felicissimo) esordio cinematografico, nato dalla procace e disturbante fantasia di Paolo Villaggio.
Sarebbe, chissà, piaciuto a Verga ? Lo avrebbe forse inserito nel suo incompiuto ciclo dei “Vinti”, travolti dalla “fiumana del progresso” ? E se Victor Hugo lo avesse conosciuto, gli avrebbe cucito addosso qualcosa del tipo “I Miserabili 2 – il peggio deve ancora venire” ? Facezie a parte, non c’è personaggio cinematografico, fumettistico o letterario (spassosissimi anche i libri sul martoriato ragioniere, dello stesso Villaggio, che consigliamo) che possa considerarsi più “vinto” di lui; perfino Paperino, finanche Charlie Brown, qualche grama volta possono sorridere per la loro sorte: MA FANTOZZI NO. Per Fantozzi, perdente nato, e vissuto, morto e clonato, nella saga filmica a cui le sue gesta han dato origine, tutto si rivelerà sempre e comunque, presto o tardi, un immane disastro… Saga lunga, certo, di cui questa pellicola è la scaturigine prima; e, come diceva un vecchio adagio pubblicitario, “sono il primo, e resto il migliore…”
Un impiego miserevole ed umiliante in una ditta megagalattica, una moglie ed una figlia che, visto che si tratta di un cinico incubo cinematografico, potremo cinicamente e senza pietismi (qui del tutto fuori luogo) definire bruttissime; speranze di migliorare la propria condizione, zero; solidarietà tra colleghi d’ufficio, sottozero; asservimento completo ai superiori. Ed il sogno proibito, la signorina Silvani (Anna Mazzamauro), donna dalla criptica beltà (?!), sempre più irraggiungibile…
Questa è la vita del rag. Fantozzi: una esistenza caricaturale, grottesca fino all’inverosimile, costellata da umilianti sconfitte, che solo una insignificante “merdaccia” come lui può collezionare, acme di tutto il peggio che la sorte può riservare ai perseguitati dalla vita stessa. Un personaggio assurto nell’immaginario del popolo italiano ad icona della mediocrità sfigata e soccombente.
Fantozzi può non piacere, certo: crediamo possa infastidire qualcuno per quanto di verosimile, e può essere molto, vi si ritrova, considerato che tutte le satire di costume basano il loro successo sui punti di contatto con la realtà.
A tutti quelli che leggendo queste righe si son sentiti venir su la tragica voce del povero Fantozzi che narra le sue disavventure, con i suoi tipici congiuntivi, buona visione; anzi, buon ritorno a casa. Agli altri, ricordiamo che vedendo ed apprezzando film come questi, certuni, anziché ridere, piangono…

 
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