Cinemorfina, per drogati di cinema

FLOWER AND SNAKE di Nicola Picchi


 
FLOWER AND SNAKE
(Hana to Hebi)

di Nicola Picchi

Regia: Ishii Takashi
Produzione, anno: Giappone, 2004
Genere: Drammatico
Durata: 114′
Cast: Aya Sugimoto, Renji Ishibashi, Kenichi Endo, Misaki Mori, Yozaburo Ito, Yoshiyuki Yamaguchi, Shun Nakayama
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Arriva a sorpresa nelle sale italiane questo Flower and Snake, mostruoso ircocervo tra un ero-guro ( erotico-grottesco, termine che in Giappone si utilizza per i film con tematiche S/M ) e un film d’autore. Tratto da un romanzo di Oniroku Dan, questo soggetto era già stato portato in scena due volte, nel 1965 e nel 1974: Takayoshi Toyama, ricco uomo d’affari, cade in una trappola orchestrata dalla yakuza e, ricattato, viene costretto a cedere la moglie Shizuko, famosa ballerina di tango, su cui ha messo gli occhi l’anziano boss Tashiro. Shizuko diventa allora l’attrazione principale di uno spettacolo molto particolare, messo in scena per un pubblico d’élite, che comprende umiliazioni, torture e probabilmente anche la morte. Ma forse, alla fine, è stato solo un sogno.

I rari critici che non l’hanno rifiutato in blocco hanno ravvisato un’assonanza con l’Eyes Wide Shut kubrickiano ma, se così fosse, più incendiario e meno senile. Ishii Takashi confeziona un poema visivo sulla carne sontuoso e feroce, onirico e stordente. La macchina da presa, sinuosa e avvolgente, scivola sui corpi lambendoli appena, mentre la caratterizzazione dei personaggi tende al grottesco, come nell’impressionante figura del maestro di cerimonie abbigliato in stile manga o nelle maschere indossate dagli spettatori. I personaggi sono sferzati da sciabolate di luce, all’interno di un gelido teatro della crudeltà dove i corpi sono sadianamente reificati all’infinito ed il sesso, rigidamente ritualizzato, diventa una cerimonia dal sapore quasi religioso. Shizuko ( una coraggiosa Aya Sugimoto, tra l’altro una vera ballerina di tango oltrechè attrice ) viene sottoposta ad una progressiva spersonalizzazione e, ad una prima occhiata, Flower and Snake potrebbe sembrare una versione orientale dell’Histoire d’O, se non fosse che nel film francese ( e anche nel libro ) l’intero processo risultava alla fine liberatorio per la protagonista, mentre qui è semplicemente oppressivo ed esprime la forzata sottomissione ad alcuni dettami sociali tipici di quella cultura. Infatti la repressione del lato femminile all’interno della società nipponica si esprime appunto attraverso l’educazione alla passività delle donne, diventando visibile nella sfera sessuale dove i ruoli sono rigidamente determinati. Le resistenze di Shizuko vengono abbattute una dopo l’altra, finchè la donna non viene resa completamente passiva, tanto che il film può anche essere letto come una discesa agli inferi nell’inconscio di un intero popolo.

Ishii evidenzia con macabra ironia l’ossessione tutta giapponese per il controllo attraverso la grottesca figura del vecchio Tashiro, confinato su una sedia a rotelle eppure regista della messa in scena delle sue personali ossessioni, che alla fine lo porteranno alla morte. La regia lavora per ellissi mescolando spazio e tempo senza soluzione di continuità, viaggiando sul difficile crinale che separa sogno e realtà e riesce ad essere estremamente personale anche quando cita i lavori del grande fotografo Araki. Buon successo in patria, il film ha generato anche un seguito, Flower and Snake 2, decisamente meno convincente, ed un documentario. Un’occasione per conoscere uno dei più interessanti registi giapponesi, di cui in Italia è giunto in DVD il solo Freeze me, definitiva sublimazione del Rape & Revenge. Detto questo, risultano comunque misteriosi i criteri con cui si muovono le case di distribuzione nel nostro paese per quanto riguarda il cinema asiatico che, tranne benemerite eccezioni, tendono a presentare i film completamente fuori contesto. Chi si aspetta una sorta di Sex and Zen, insomma, farebbe bene ad astenersi. Non per tutti e, soprattutto, sconsigliatissimo ai voyeur.

24/8/2007

 
Stop frame:
– SPOILER –

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