Cinemorfina, per drogati di cinema

Frailty – Nessuno è al sicuro


 
FRAILTY – NESSUNO è AL SICURO
(Frailty )

di Luciana Morelli

Regia: Bill Paxton
Produzione, anno: Usa , 2002
Genere: Thriller
Durata: 103 ‘
Cast: Bill Paxton, Matthew Mc Conaughey, Powers Boothe, Matt O’Leary, Jeremy Sumpter
Voto:

Frailty – Nessuno è al sicuro” è il titolo del thriller psico-metafisico che segna l’esordio alla regia di Bill Paxton, celebre attore interprete di numerosi film tra cui ricordiamo lo splendido “Soldi Sporchi“, “Titanic“, “Vertical Limit” ed “Il grande Joe“. Un film sullafragilitàdell’animo umano di fronte ai grandi interrogativi religiosi, alle ossessioni ed ai condizionamenti che talvolta arrivano a modificarlo nel profondo.
Numerose e strane sparizioni flagellano il Texas sin dal lontano 1979 e dagli indizi sembra che i misteriosi crimini siano tutti collegati fra loro ed opera di “God’s hand“. E’ così che si fa chiamare il misterioso serial killer, la mano di Dio, che lascia le sue inconfondibili tracce su ogni luogo del delitto e del cui caso si occupa anche l’FBI, nella persona dell’agente Wesley Doyle (Powers Boothe), il quale una sera riceve nel suo ufficio la visita di un uomo che dice di chiamarsi Fenton Meiks (Mattew Mc Conaughey) e di sapere con certezza l’identità ed il movente dell’autore dei misteriosi delitti. Lo scetticismo dell’agente Doyle è da subito palese, soprattutto dopo l’incredibile racconto di Meiks: l’assassino, o meglio “gli” assassini, sarebbero infatti il padre (morto ormai da anni) ed il fratello minore Adam che continuò la missione del padre dopo la sua morte. Secondo Fenton il fratello si sarebbe appena suicidato e lui, proprio come il fratello gli aveva chiesto molti anni prima, lo avrebbe sotterrato dove sono sotterrati anche tutti gli altri cadaveri. Il movente di tutto questo orrore sarebbe la pazzia derivante dal plagio che la mente di Adam subì molti anni prima da parte del padre (Bill Paxton). Quest’ultimo li avrebbe fatti crescere con la convinzione di essere una famiglia di prescelti, “eletti” da Dio per sconfiggere le anime demoniache che si celano dietro le sembianze umane; i presunti poteri che Dio, apparsogli una notte nelle sembianze di un angelo gli conferì, avevano secondo Fenton, sconvolto la mente del padre che da quel momento in poi disse di avere visioni mistiche e poteri extrasensoriali che gli permettevano, con un semplice contatto manuale, di “vedere” nella sua mente i gravi crimini che questi “demoni” avevano commesso nel corso della loro vita. Era una precisa missione quella dei Meiks, con tanto di lista nera e di armi ritenute “magiche” suggeritegli, quasi come in un’avventura da videogioco, per liberare gli uomini ed il mondo intero dagli spiriti malvagi.
Il racconto del traumatico passato della famiglia si fa strada e mediante flashback prende il sopravvento sul presente; tutto ha inizio nel 1979 quando Fenton, allora dodicenne (Matt O’Leary) e Adam (Jeremy Sumpter) di tre anni più piccolo, vivevano insieme al padre (essendo orfani di madre morta di parto) in una tranquilla casetta di campagna situata dietro il roseto della cittadina di Abilene. Quella fatidica notte portò nella vita del ragazzo solo orrore ed angoscia soprattutto quando si vide costretto a sopportare le crudeli punizioni che il padre gli riservò nel momento in cui, ormai troppo grande per farsi completamente soggiogare come il fratellino, si ribellò a quegli orrendi massacri confessando apertamente di non credere ad una sola parola e di ritenere che la sua fosse nient’altro che pura e semplice pazzia. Fu così accusato dal padre di essere lui stesso un demone e di non aver fede in Dio; suo malgrado fu costretto a subìre un crudele castigo finchè un giorno, fingendo di essersi convertito, decide di unirsi alla “squadra” per mettere fine alla sua sofferenza. Ogni cosa sembrava infatti finalmente risolta quando, in preda ad un raptus e stanco di veder morire la gente sotto i suoi occhi e quelli del fratello, Fenton uccide il padre. Per dimostrare all’incredulo poliziotto che il suo racconto è tristemente vero e non frutto di manìe di protagonismo, Meiks decide di condurlo proprio nel luogo in cui il padre un tempo, ed il fratello Adam successivamente, avevano secondo lui seppellito tutte le vittime. Sarà proprio lì che la sconvolgente verità verrà a galla ma che non sarà proprio come era stata disegnata fino a quel momento.
Cosa poteva aver portato suo padre alla pazzia? Il padre era veramente un pazzo esaltato oppure il pazzo è lui che si è inventato tutto? Ma soprattutto, perchè Fenton aveva deciso improvvisamente di confessare tutto alla polizia? Il mio modesto parere è che purtroppo il finale rovina completamente il film; per non rendere prevedibile anche la conclusione della storia (come quello che si era tutto sommato piacevolmente visto fino a quel momento) il tutto viene trasformato dallo sceneggiatore Brent Hanley in un’assurdità incredibilmente “finta“. Un vero peccato perchè, con qualche accortezza in più, il film avrebbe potuto essere un vero capolavoro. Nel complesso “Frailtyrisulta comunque ben confezionato e ottimamente diretto ed interpretato da Paxton tanto da ricevere i complimenti di un grande come Stephen King che lo ha definito un film “unico” nel suo genere e di grande impatto emotivo. Attestati di approvazione e stima sono arrivati a Paxton anche da grandi registi come James Cameron, Sam Raimi e Bryan Singer i quali gli avevano più volte manifestato la volontà di dirigere il film. Un 6 e mezzo complessivo al bravissimo attore per il suo esordio di regista ed all’ottima interpretazione di Mattew Mc Conaughey assolutamente perfetto per il ruolo e la cui recitazione non fa neanche una sbavatura.

 
Stop frame: Mi è rimasta impressa l’allucinazione mistica che Paxton ha mentre è intento in una riparazione meccanica sdraiato sotto un’automobile. Le parti metalliche riprese da sotto si trasformano ai suoi occhi in un messaggio subliminale di Dio. Molto efficace l’effetto visivo.

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