Cinemorfina, per drogati di cinema

GRAVEYARD OF HONOR –


 
GRAVEYARD OF HONOR
(Shin jingi no hakaba)

di Gianpiero Mendini

Regia: Takashi Miike
Produzione, anno: Giappone, 2002
Genere: Azione / Yakuza
Durata: 131′
Cast: Kishitani Goro, Arimori Naomi, Miki Ryosuke
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Nello Spirito era morto da tempo… il suo corpo semplicemente rifiutava di ammetterlo

E’ sempre un’esperienza assistere ad un nuovo lavoro di Miike Takashi e non perché sforni film a ripetizione (solo l’anno scorso ne sono usciti ben nove!) ma per l’eccezionale e sorprendente vitalità creativa che infonde nei suoi lavori (anche quelli su commissione), a cui bisogna aggiungere un’eccezionale padronanza tecnica ed una versatilità fuori dal comune (è infatti capace di passare dall’horror alla commedia, dal film di gangster al musical e al thriller con estrema facilità, mantenendo allo stesso tempo intatto il suo inimitabile stile).

Graveyard of Honor è il remake di un classico yakuza eiga diretto quasi trent’anni fa dal compianto Fukasaku Kinji, regista del recente successo Battle Royale.
Ishimatsu Rikuo è un giovane yakuza entrato a far parte della gang di Sawada come ricompensa per avergli salvato la vita. Ishimatsu però non possiede alcun tipo di autocontrollo ed esplode in un vortice di violenza alla prima occasione buona fregandosene di chi ha di fronte, sia esso un teppistello qualunque o il boss del suo clan. Dopo un periodo di relativa fortuna (scalerà velocemente i vertici della gerarchia yakuza), il suo estro brutale gli provocherà notevoli problemi e inizierà per lui l’inevitabile caduta.

Gli evocativi assoli di sax che permeano l’atmosfera molto anni ’70 del film si ritrovano a dividere la scena con sequenze particolari, del tutto tipiche del “Miike-touch”, quali l’improvviso e feroce bagno di sangue sulla neve (uno dei momenti migliori del film), la paradossale sparatoria sul balcone per non parlare dei soliti trattamenti poco gentili (per non dire peggio) riservati alle donne.

Magistrale la scena nel quale il protagonista, in preda agli effetti allucinatori della droga, ingaggia un furibondo scontro a fuoco contro il nulla, interamente svolto disteso sul pavimento del suo appartamento: quasi una parodia all’acido della famosa sparatoria di A Better Tomorrow di John Woo (quella con le pistole nascoste nei vasi)!

Momenti estremi che comunque riescono a non apparire assurdi e/o gratuiti ma al contrario arricchiscono lo spessore emotivo del protagonista, aumentando di conseguenza il livello di partecipazione dello spettatore (si veda anche il tormentato e brutale ma, alla fin fine, profondo rapporto che lega Ishimatsu a Chieko, la sua donna).

A rendere ancor più unico questo film è l’incredibile fisicità di Kishitani Goro, sulle cui spalle gira l’intera storia: il suo yakuza istintivo e feroce (la cui natura animale prevale sulla ragione) è difficile da dimenticare quanto difficile da togliere è il rosso sangue che scorre a litri sulle mura e i vestiti perennemente bianchi.

14/08/03

 

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