Cinemorfina, per drogati di cinema

GRINDHOUSE – A PROVA DI MORTE


GRINDHOUSE – A PROVA DI MORTE
(Grindhouse – Death Proof)

di Luca Cerquatelli

Regia: Quentin Tarantino
Produzione, anno: U.S.A., 2007
Genere: Thriller, Splatter
Durata: 115′
Cast: Kurt Russell, Rosario Dawson, Rose McGowan, Quentin Tarantino, Vanessa Ferlito, Sydney Tamiia Poitier, Zoe Bell, Jordan Ladd, Omar Doom, Marcy Harriell
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legenda

rosario-dawson-e-mary-elizabeth-winstead-in-una-scena-del-film-death-proof-episodio-del-double-feature-grind-houseA Quentin Tarantino il cinema piace da morire, e questo film ne è quasi un esempio onanistico. Provocatorio, autoreferenziale, tanti hanno detto perfino “prolisso”… ma comunque un piccolo capolavoro.
In “Death Proof” (a prova di morte), sebbene allungato di mezz’ora rispetto alla versione originale e amputato dal suo secondo tempo rappresentato dal film di Rodriguez “Planet Terror” (in America sono usciti in un unico film, da cui il titolo “Grindhouse”, che si riferisce a quei cinema che negli anni 70, con il prezzo di un solo biglietto, proiettano b-movie uno dopo l’altro), Tarantino ci dimostra per l’ennesima volta che il cinema deve essere fatto principalmente di idee, di passione, ma anche di “memoria”. E lui ci riesce benissimo, attingendo dalla sua cultura abissale da maniaco delle serie televisive anni ’70 e del cinema di genere internazionale, e cucendo dei film che risultano comunque nuovi e affascinanti.

Un cast composto quasi esclusivamente da donne, citazioni a non finire, colori saturi e fotogrammi mancanti, bloopers, dialoghi da trip, e inseguimenti mozzafiato. Tarantino ne cura la regia, la fotografia, lo script, e si concede anche un ruolo cameo.

Ma “A prova di morte” non è solo questo. Quentin compie a suo modo una profonda analisi della contemporaneità. Con spirito voyeuristico ci fa ascoltare i discorsi delle donne sul sesso e sugli uomini, senza filtrare niente con gli stereotipi ai quali siamo abituati. La sua macchina da presa non si ferma ai primi piani dei piedi di Rosario Downson, ma cerca di cogliere gli aspetti più intimi di una generazione di donne che soffrono la mancanza di un “genere maschile” in via di estinzione. Da non perdere assolutamente.

09/06/07

Stop frame: Solo un assaggio delle citazioni del film: le due macchine guidate da Stuntman Mike sono una Chevy Nova del 1971/72 (stesso modello di quella sulla quale viaggiavano Vincent e Jules in Pulp Fiction) targata JJZ-109 (targa vista nella Ford Mustang Fastback del 1968 guidata da Steve McQueen nel film “Bullitt” ) e una Dodge Charger del 1969 targata 938-DAN (targa vista nella macchina dei protagonisti del film “Dirty Mary Crazy Larry” Titolo italiano: Zozza Mary Pazzo Gary). Sul cofano di entrambe le vetture c’è una decorazione in metallo a forma di papera di gomma, già vista sul camion di Rubber Duck nel film di Sam Peckinpah “Convoy” (1978).

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