Cinemorfina, per drogati di cinema

Guardie e ladri


 
GUARDIE E LADRI

di Marco Cherubini

Regia: Steno, Mario Monicelli
Produzione, anno: Italia, 1951
Genere: Commedia
Durata: 106′
Cast: Totò, Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Carlo Delle Piane, Aldo Giuffré
Voto:

Col vecchio trucco della moneta falsa, falsamente recuperata nel Foro Romano ed affibbiata ad un turista americano, Totò, un ladruncolo da quattro soldi, si trova ad essere inseguito (per tutto il film, tra fughe varie ed appostamenti) da un corpulento (e non potrebbe essere altrimenti) agente di polizia (Aldo Fabrizi). Per il primo c’è in ballo la libertà; per il secondo, se non compie il proprio dovere, la perdita dell’impiego; per entrambi, come conseguenza, la sopravvivenza economica delle rispettive famiglie.
Due “mostri sacri”, come si è soliti dire, della comicità italiana, “prestati” con sublimi risultati anche al filone drammatico (citiamo soltanto “Uccellacci e uccellini”, “Roma città aperta”, tanto per continuare ad essere banali) che qui mettono in scena, su tutto, sulla comicità, sul riso, sul pianto, tutta l’umanità di cui possono essere capaci i loro due personaggi, due pover’uomini, sottoposti alle leggi, alla miseria, alla dignità necessaria nella miseria. Tra tante battute scoppiettanti, dilagano i problemi della quotidianità, consistenti principalmente per la famiglia di Totò, nel conciliare il pranzo con la cena, e per quella di Fabrizi, nel cercare di rimanere aggrappati a quello scoglio di “microborghesia” di cui si ritrovano a far parte.
Documento nel documento, le immagini della Roma del primo dopoguerra, con la silenziosa presenza (riguardo la quale lasciamo libertà di interpretazione) del “Cupolone” di S. Pietro, posto in tante riprese a far da sfondo al degrado delle periferie della Capitale.
Un “piccolo capolavoro”, che fu accolto favorevolissimamente anche dalla critica dell’epoca (cosa più che rara per i film di Totò, a quei tempi), e che fu premiato, tra l’altro, con la Palma d’oro a Cannes. Se poi consideriamo che a firmare la regia c’è, insieme a Steno, Mario Monicelli, e che tra gli sceneggiatori ritroviamo, oltre a Monicelli ed allo stesso Fabrizi, due nomi come quelli di Vitaliano Brancati e di Ennio Flaiano, non c’è davvero da stupirsi di “cotal grazia”.

 
Stop frame: Il figlio maggiore di Totò (Carlo delle Piane) che legge al padre un tema su di lui.

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