Cinemorfina, per drogati di cinema

Il portaborse


 
IL PORTABORSE

di Marco Cherubini

Regia: Daniele Luchetti
Produzione, anno: Italia, 1991
Genere: Commedia
Durata: 93′
Cast: Silvio Orlando, Nanni Moretti, Angela Finocchiaro, Giulio Brogi, Anne Roussel
Voto:

Luciano (Silvio Orlando), insegnante di Italiano di liceo, timido, utopista e geniale, fa a tempo perso il ghost-writer per un noto scrittore, e tenta di racimolare dei soldi per ristrutturare la casa in cui vive, casa che dovrebbe essere monumento nazionale, preservato dal Ministero dei Beni Culturali, e che invece cade a pezzi. Un bel (?) giorno viene avvicinato da alcuni funzionari del giovane e rampante ministro Botero (Nanni Moretti), che ha letto i suoi scritti. Conosciutolo, il ministro gli chiede di “accodarsi al suo seguito” in qualità di fabbricante di idee e discorsi per la sua segreteria politica. Pressato da necessità economiche, ed irretito dai modi decisionisti e disincantati di un politico del “grande giro”, Luciano accetta i primi soldi ed i primi compiti da svolgere. Assai presto, colto dalla foga del ben figurare, diventerà sempre più necessario al ministro ed al suo entourage, e continuando la sua travagliata storia d’amore con la compagna della sua vita (Angela Finocchiaro) troverà il tempo di coltivare una “speciale simpatia”, diremo, per una certa Juliette, segretaria particolare (ed amante) del ministro. E’ facile comprendere però che le manovre poco pulite di Botero non tarderanno a disgustare l’innocente ed idealista professore, ed a provocare in lui una ribellione verso il ministro ed il suo modo di fare politica.
Una buona rappresentazione, a tratti però un po’ superficiale e stereotipata, del sistema politico italiano della cosiddetta “prima Repubblica”; un film indubbiamente coraggioso e di denuncia, ancorché naturalmente generica, del modo personalistico e spregiudicato di certa (tanta ?) politica del nostro Paese in quegli anni (eviteremo qualsiasi confronto con l’oggi…) nel trattare “elettrici ed elettori” come un “parco buoi”.
Unico demerito, del quale però il regista appare certo incolpevole, quello di aver mostrato un prototipo di uomo politico corrotto largamente inferiore ed inadeguato rispetto alla marea di nefandezze tracimate all’indomani degli scandali di Tangentopoli (è allora, tutto considerato, divinazione, o segno dei tempi ?), susseguenti il film di appena pochi mesi. In quel periodo tutti sapevano od avvertivano la corruzione del “Palazzo”, ma non si osava immaginare tanto; la fiducia degli italiani verso la politica, mai a grandi altezze, non era ancora precipitata al suo minimo storico.
Un bravo Silvio Orlando quasi agli esordi, qui in una parte che gli ha spalancato la via del successo; eccezionale il Moretti nella parte dell’antipaticissimo ministro, che non appare riconducibile con sicurezza ad alcuna formazione politica reale dell’epoca, tuttavia…

 
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