Cinemorfina, per drogati di cinema

IL PRANZO DELLA DOMENICA di Massimo Pierozzi


 
IL PRANZO DELLA DOMENICA

di Massimo Pierozzi

Regia: Carlo Vanzina
Produzione, anno: Italia, 2003
Genere: Commedia
Durata: 100′
Cast: Massimo Ghini (Massimo), Barbara De Rossi (Barbara), Elena Sofia Ricci (Sofia), Rocco Papaleo (Nicola), Maurizio Mattioli (Maurizio), Galatea Ranzi (Susanna), Giovanna Ralli (Franca)
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Ogni domenica Franca (Giovanna Ralli), un’acidula e insopportabile vedova di circa settanta anni, è solita invitare a pranzo le sue tre figlie coi rispettivi mariti e prole. Sofia (Elena Sofia Ricci), madre di quattro figli, è una stanca e frustrata casalinga con tendenze etiliche nascoste nella credenza; il marito Nicola (Rocco Papaleo) è un fumoso idealista di sinistra, incapace a tenersi un lavoro per più di sei mesi e sempre pronto a lanciarsi in arringhe contro Berlusconi. Susanna (Galatea Renzi), madre di una figlia svampita dalle canne, è una tenera mogliettina borghese e insipida, cornificata a ripetizione dal cinico e berlusconiano Massimo (Massimo Ghini), un tosto avvocato matrimonialista. Barbara (Barbara De Rossi) è depressa (perché non può avere figli? Ai posteri l’ardua sentenza) ma ha un marito affettuoso (Maurizio Mattioli), pacioccone e fissato con la Roma che gestisce un vivaio.

Franca in un banale incidente si rompe un femore e la sua lunga degenza darà modo alle figlie di ritrovarsi e ai mariti di risolvere i loro problemi con le mogli.

A prima vista sembrerebbe difficile riconoscere negli autori de Il pranzo della domenica quei due geniacci che ci hanno propinato chicche del calibro di S.P.Q.R. e A spasso nel tempo, quantomeno per le buone intenzioni che si sobbarcano i Vanzina brothers (commedia di costume e reminescenze della commedia all’italiana che fu, tipo C’eravamo tanto amati (1974) e La famiglia (1987), entrambi di Ettore Scola). Ma l’illusione dura pochi minuti: la sfilata di figlie, generi e nipoti che varcano la porta della casa di nonna Franca discende da La famiglia; ma far ridere il pubblico alle spese di un’innocente signora un po’ troppo su di peso rimanda al cinema “scurreggione” (definizione di Vittorio Gassman) di Bombolo, Banfi,Vitali e compagnia bella.

Il pranzo della domenica finisce per essere un’accozzaglia di situazioni trite e ritrite: il maschio predatore (Massimo) di buzzanchiana memoria, la casalinga (Sofia) annoiata (tanto per cambiare), il romano (Maurizio) che se non può vedere la Roma su Stream gli si prende uno sturbo…

I personaggi sono delineati a colpi di zappa, i dialoghi sembrano scritti da qualcuno che sta aspettando il tram e non sa come ammazzare il tempo. In questa sconclusionata sarabanda c’è posto per tutto: emozioni da feulleton ottocentesco involontariamente spassosissime, misoginia gongolante e compiaciuta, un amplesso condito da ululati e complimenti reciproci, Amadeus e il suo quiz, il calciatore della Roma Emerson e tutto il ciarpame televisivo più “in” del momento (mi viene da pensare: ma tra qualche anno certe battute così ignobilmente attuali chi le capirà?)

Un discorso a parte e ancora più al vetriolo merita il personaggio di Nicola, spudoratamente mutuato dal Nicola (stesso nome: un caso?) di C’eravamo tanto amati. Premesso che un soggetto del genere verrebbe fritto vivo in una qualsiasi “Festa dell’Unità”, tanto è ridicolo e inconsistente, non si capisce perché la ditta Vanzina ce l’abbia a morte con gli intellettuali di sinistra, peraltro raza in estinzione: forse perché stroncano i loro film? Fatto sta che con questo personaggio si attua l’elogio del furbo ma pratico Massimo a discapito dell’onesto ma fregnone Nicola: sarà proprio Sofia a dire: “Nicola è rimasto com’era: un bambino, idealista, onesto”, ma pronuncia queste parole intendendo dire che il marito è il più grande coglione della storia.

Cari Vanzina, perché invece di fare un film ogni sei mesi non ne fate uno ogni sei anni? Se viene fuori un bel film, tanto di cappello; se viene fuori il solito obbrobbrio… vabbé, uno ogni sei anni lo possiamo pure sopportare

24-05-2003

 
Stop frame:
– SPOILER –
Maurizio e Barbara sono a letto e tentano di fare l’amore, ma le apparecchiature cardiache che in pratica vestono l’uomo rendono difficile la riuscita dell’operazione. Infine trovano il modo. Barbara: (Alludendo al membro del marito) “Complimenti…” Maurizio: “No, è l’apparecchio del cuore”. Dopo qualche istante Barbara: “E’ ancora l’apparecchio del cuore?”. Maurizio: “Stavolta no…”. Grazie Vanzina per averci fatto rivivere i fasti del cinema di serie Z!

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