Cinemorfina, per drogati di cinema

Il prefetto di ferro


 
IL PREFETTO DI FERRO

di Marco Cherubini

Regia: Pasquale Squitieri
Produzione, anno: Italia, 1977
Genere: Drammatico
Durata: 110′
Cast: Giuliano Gemma, Claudia Cardinale, Stefano Satta Flores, Lina Sastri
Voto:

Siamo in Italia, ed il Fascismo ha da poco preso il potere, delineandosi ormai nella sua pienezza come dittatura. Ad un noto prefetto, Cesare Mori, resosi famoso per le sue capacità e per l’integrità morale, vengono conferiti da Mussolini speciali poteri di tipo repressivo per combattere la delinquenza in Sicilia. Il fascismo, nella sua dichiarata intenzione di completa renovatio dell’Italia, ha deciso di “eliminare la mafia” dall’isola e dall’intero paese. Mori, pur non essendo vicino al regime, ed anzi avendo contribuito a condannare nel recente passato alcuni esponenti del fascismo, accetta l’incarico e si accinge a compierlo con la consueta risolutezza; ed il suo primo obiettivo è naturalmente il brigantaggio, feroce braccio armato della mafia.
L’arrivo del nuovo prefetto getta immediatamente lo scompiglio nella parte avversa, che reagisce subito, cercando di fare terra bruciata attorno a chiunque sia tentato di incrinare il doloroso muro di omertà che consente l’impunità alle potenti baronie locali. Ma Mori, forte dei suoi poteri eccezionali, non tarderà a cogliere i primi significativi successi.
Il prefetto di ferro rappresenta con rigore alcuni importanti avvenimenti dell’epoca, basandosi soprattutto sul romanzo di Arrigo Petacco (che ha collaborato anche alla sceneggiatura); è un film bello, dai forti valori, che è stato anche definito un “western in chiave siciliana”: predominano l’azione, la forte caratterizzazione del protagonista, figura totalmente positiva, gli scontri a fuoco con i “cattivi”, e via discorrendo, è vero: ma per lo spettatore c’è molto altro, nella interpretazione di Giuliano Gemma (indubbiamente la migliore della sua carriera), nei panni del prefetto, e di Claudia Cardinale, che interpreta una “commari” conosciuta dal Mori al suo arrivo, e che assurge ad immagine stessa della Sicilia, stretta com’è tra povertà, bisogno di giustizia e paura. Da citare anche un ottimo Stefano Satta Flores, in qualità di collaboratore del prefetto.
A qualcuno questo lavoro potrà ricordare Gli intoccabili, ed, a certi cinefili, Processo alla città; ad ogni modo, preciseremo (senza voler svelare il finale) che storicamente il fascismo, che in quei luoghi si presentava alle masse anche come liberatore dall’asservimento mafioso, aveva in realtà con la “Cupola” dell’epoca strettissimi legami. Allora, è lecito domandarsi quanto sia potuto giungere lontano il prefetto Mori nella sua opera di “repulisti”…
P.S. Musiche di Ennio Morricone !

 
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