Cinemorfina, per drogati di cinema

IL SEGRETO DI VERA DRAKE


IL SEGRETO DI VERA DRAKE
(Vera Drake)

di Giuliana Rizzo

Regia: Mike Leigh
Produzione, anno: UK, 2004
Genere: Drammatico
Durata: 125 min’
Cast: Imelda Staunton, Phil Davis, Peter Wight, Adrian Scarborough
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legenda

Vincitore del Leone d’Oro allo scorso Festival del Cinema di Venezia, Il Segreto di Vera Drake, è ambientato nell’Inghilterra dei razionamenti e della crisi economica all’alba della guerra fredda e racconta le vicende di una semplice e generosa madre di famiglia (la bravissima Imelda Staunton, premiata come miglior attrice). Impiegata come donna delle pulizie in famiglie dell’alta società londinese, Vera Drake ha un sorriso e una tazza di tè per tutti, sempre pronta ad aiutare chiunque abbia bisogno, dalla madre malata e costretta a letto, agli amici poveri e disoccupati, al giovane e timidissimo vicino Reg (Eddie Marsan). Vera è sposata con Stan (Phil Davis) meccanico, con cui condivide un’unione perfetta, ed ha due figli grandi, Sid (Daniel Mays) ed Ethel (Alex Kelly), da cui è rispettata e amata come la migliore delle madri. Ciò che famiglia e amici non sanno, è che, quasi ogni settimana, Vera aiuta “le ragazze in difficoltà”, ovvero procura aborti clandestini alle ragazze dei sobborghi sedotte e abbandonate, o a madri povere con già troppi figli a cui badare. Vera non percepisce un soldo dalle sue pazienti, convinta che sia un suo dovere morale dare una mano a queste donne che, nell’austera Inghilterra degli anni 50, non avrebbero avuto nessuno a cui rivolgersi, dato che la pratica era allora illegale. Ma quando una delle sue pazienti è costretta a ricoverarsi d’urgenza in ospedale dopo che la pratica di aborto le aveva causato una pericolosa infezione, il segreto di Vera viene scoperto dalla polizia, e Vera dovrà affrontare non solo il carcere, ma anche lo sconcerto e il dolore dei familiari.
Diretto da Mike Leigh, già regista di Segreti e Bugie e Topsy Turvy, Il Segreto di Vera Drake ci regala un ritratto umanissimo della società inglese dell’epoca, raccontandone la solidarietà sincera o anche ipocrita della classe lavoratrice e la rigida e doppia moralità dell’alta società. La prima parte del film, infatti, ci racconta di una ragazza benestante che, violentata e rimasta incinta, può permettersi di rivolgersi ad una clinica privata dove ovviamente, un sostanzioso pagamento in contanti vale più di qualsiasi moralismo pseudo-religioso. Eppure anche qui, Mike Leigh evita intelligentemente una semplicistica condanna della classe abbiente: la giovane è costretta, prima dell’intervento, a raccontare la violenza subita ad un gelido psichiatra, mostrandoci come il corpo della donna fosse allora di proprietà degli uomini. Il colloquio è mostruoso ed umiliante e, cosa ancora più spaventosa, inevitabile.
Ma il pregio più grande di questo film, che lo rende così moderno anche oggi che l’aborto volontario è legalizzato e tutelato, è che il pubblico arriva a chiedersi che senso abbia carcerare Vera, quando la legislazione moderna ha già dato una soluzione più che sensata al dramma dei rischiosi aborti clandestini. Troppo spesso ci troviamo a reclamare la testa dell’ultimo colpevole dei drammi sociali che ci affliggono, quando sarebbe forse molto più saggio interrogarsi sulle vere ragioni del problema e trovare una soluzione non cieca ed indignata, ma lungimirante ed efficace.

22/11/04

Like this Article? Share it!