Cinemorfina, per drogati di cinema

Impostor


 
IMPOSTOR

di Luciana Morelli

Regia: Gary Fleder
Produzione, anno: USA , 2002
Genere: Thriller/Fantascienza
Durata: 95′ ‘
Cast: Gary Sinise, Madeleine Stowe, Vincent D’Onofrio, Tony Shalhoub, Mekhi Phifer
Voto:

Come Orwell, Philip K. Dick ha visto il nostro presente molti decenni fa..” afferma il regista di Impostor Gary Fleder. Il regista del nuovo cartone animato “Waking Life” Richard Linkater cita Dick come esempio di consapevolezza umana: “..ha mischiato prodigiosamente il pensiero postmoderno con i valori della generazione X... ll disegnatore di fumetti Art Spiegelman sentenzia:” è stato per la seconda metà del ventesimo secolo quello che Kafka è stato per la prima metà“.
Siamo nel 2079 in un mondo in guerra da anni contro gli alieni abitanti di Alpha-Centauri, esseri geneticamente superiori agli umani e con lo scopo primario di impossessarsi della Terra. Gary Sinise è Spencer Olham, un famoso scienziato militare progettista d’armi a servizio del pianeta ed, inevitabilmente, primo bersaglio del nemico. L’esercito, capitanato dal maggiore Hathaway (Vincent D’Onofrio) sospetta che i centauriani siano già riusciti nel loro intento: uccidere Olham e sostituirlo con una copia replicante che verrà a sua volta usata come arma-spia per distruggere la base terrestre e facilitare la conquista della supremazia degli alieni sugli umani. Toccherà a Olham verificare e dimostrare la sua identità, prima a se stesso ed all’incredula moglie, la dottoressa Maya Olham (Madeleine Stowe) e poi a tutti quelli che lo inseguono con l’intento di eliminarlo. Dopo l’inaspettata cattura e la terribile accusa che gli viene rivolta, Olham riesce a fuggire e diventa, dopo essere stato per anni un eroe nazionale salvatore della patria, il nemico pubblico numero uno, oggetto di una forsennata caccia all’uomo. In continuo conflitto esistenziale con la propria coscienza, il povero Spencer dovrà cercare le prove che possano dimostrare l’autenticità del suo DNA e mettere così fine all’incubo in cui è piombato.
Gli scenari e le ambientazioni ricordano moltissimo Blade Runner” (il capolavoro di Ridley Scott tratto anch’esso da uno dei più celebri racconti di Philip Kindred Dick che si intitolavaDo androids dream of electric sheep?” ma da cui portroppo il film in questione si discosta notevolemente); la “dark air” in cui si svolge tutto il film, le navicelle spaziali, gli androidi che non sanno di essere androidi e gli umani che cercano in qualche modo di riconoscere i replicanti, le continue esplosioni e le sparatorie fanno da ottimo contorno all’eterno confitto dickiano: “come si può provare di non essere quello che gli altri dicono?“.
Insomma tutti questi ingredienti rendono la trama intrigante ed il film godibile, fermo restando che è questo era il risultato minimo che si richiedeva ad un film di questo genere; in primo luogo perchè la storia è tratta appunto dall’omonimo racconto breve, risalente al 1953, ed opera della geniale penna fantascientifica di Philip K. Dick (da cui sono stati tratti, oltre a “Blade Runner”, anche “Total Recall“, “Screamers – Urla dallo spazio” e da cui stanno per arrivare dagli USA “Minority Report” di Spielberg e “Paycheck” di Brett Ratner), in seconda battuta perchè tra gli sceneggiatori è presente David Twohy a cui dobbiamo il pauroso “Pitch Black” (a mio giudizio uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi dieci anni) e terzo ed ultimo particolare perchè il cast, capitanato da un Gary Sinise in splendida forma, è nettamente superiore alla media.
La regia di Gary Fleder (“Il collezionista” e “Don’t say a word“), a mio parere, non è risultata essere all’altezza di mettere al meglio sul set l’avvincente storia frutto della straordinaria mente di quello che è considerato, ad oggi, uno dei più grandi soggettisti e sceneggiatori che siano mai esistiti. Avrebbe potuto fare molto di più con gli spunti ed i mezzi che gli erano stati messi a disposizione e magari riuscire ad improntare il film facendo trapelare, in qualche modo, il suo personale punto di vista rispetto alle tematiche trattate invece di limitarsi a mischiare freddamente gli ingredienti in un film che appare proprio come un miscuglio, dal buon sapore sì, ma di cui non si riesce a godere in pieno perchè monotono e privo di originalità.
Sarà per la prossima volta, ma speriamo che non si sprechino altre spettacolari avventure del mitico Dick a mò di esercitazione ma che queste ultime finiscano in mani più proficue come quelle (si rischia di essere ripetitivi ma non ha importanza) del Ridley Scott all’epoca di “Blade Runner”. Forse (speriamo) non dovremo attendere poi molto…parola di Steven Spielberg.

 
Stop frame: Meravigliosa la doccia in casa Olham, con tanto di attivazione vocale per acqua fredda/calda e soprattutto per la selezione del genere musicale dell’artista da mettere come sottofondo. Non sarà molto futuristica e risulterà alquanto consumistica come nota, ma solo a vederla mi è venuto un brivido (l’unico)

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