Cinemorfina, per drogati di cinema

IN THE CUT –


 
IN THE CUT

di Giuliana Rizzo

Regia: Jane Campion
Produzione, anno: USA, 2003
Genere: Thriller erotico
Durata: 118′
Cast: Meg Ryan, Mark Ruffalo, Jennifer Jason Leigh, Kevin Bacon
Voto: Apri la legenda

In una torrida estate newyorkese vengono ritrovati i resti di una ragazza, vittima di un serial-killer, vicino all’appartamento di Franny Avery (Meg Ryan), un’insegnante di letteratura con velleità di scrittrice in cerca di emozioni forti. Quando Franny incontra Giovanni Molloy (Mark Ruffalo), l’ispettore di polizia rozzo e tenebroso che si occupa del caso, tra i due scocca inevitabile una torbida passione, che si intorbidisce sempre più mano a mano che Molloy sembra diventare il più probabile colpevole della raccapricciante serie di omicidi. Dopo un’esigua serie di colpi scena ed innumerevoli riprese sbilenche di una New York consegnata alla depravazione dei localini di strip-tease, alla delinquenza di strada e ai locali malfamati, il film giunge alla sua ovvia conclusione con lo smascheramento del serial-killer in uno dei sei personaggi del film.

La trama di questo chiacchieratissimo In The Cut, ultimo progetto della regista Jane Campion, (già portavoce delle nevrosi sessuali della donna repressa in film come Lezioni di piano e Ritratto di signora) non è certo delle più originali, ma il vero scopo di questa incursione nel genere cinematografico più smaccatamente triviale – quello del thriller erotico – è quello di raccontare il malessere della sessualità dei nostri giorni, spesso caratterizzata da solitudine o incomunicabilità e per questo vissuta in modo animalesco e disperato. In questo senso, In the cut vorrebbe essere un film sull’esplosione delle passioni soffocate, sul loro tramutarsi in cieco turbinio dei sensi o in pericolose ossessioni. Peccato però che la Campion fallisca sistematicamente in tutti i suoi tentativi di rendere la vicenda bollente come i media avevano promesso all’uscita del film, e consegni allo spettatore solo le nevrosi dei suoi personaggi, che per lo più si aggirano per la storia come fantasmi senza meta, ostentando, più che una torrida sensualità, la loro disperazione auto-inflitta e la più completa incapacità di vivere una sana relazione, sia questa amorosa o solo sessuale.
Franny vaga per New York con lo sguardo socchiuso e languido, bisognosa, come una collegiale, del consiglio della sorellastra (Jennifer Jason Leigh, di nuovo nel ruolo di un’esaltata) per accettare o meno l’invito del rozzo poliziotto verso il quale si sente tanto attratta. La sorellastra, uno stereotipo di femminilità fasciata in succinti abitini rossi, è consumata da un’ossessione per un uomo sposato che l’ha sedotta e abbandonata. Il poliziotto bello e tenebroso, di origini italiane (il che dovrebbe forse lusingarci…), è sì un amante appassionato e attento, ma più che un animale del sesso si scopre troppo presto un corteggiatore all’antica, subito pronto a fidanzarsi con la bella professoressa. I personaggi secondari portano gli stessi segni di disagio: l’ex amante di Franny, Jack (un allucinato Kevin Bacon), la perseguita telefonicamente dopo due soli rendezvous; il giovane studente di colore, sentendosi stuzzicato da Franny, si sente legittimato ad aggredirla sessualmente quando la trova a casa in semi-stato di incoscienza; e così via per tutti gli altri micro-personaggi di questa storia: poliziotti sboccati, papponi e ballerine di lap-dance. è proprio questa malcelata disperazione dei personaggi, lo squallore nella loro incapacità di vivere una sessualità liberata e liberatoria, che rende le scene ad alto contenuto erotico noiose ed inefficaci. A nulla serve poi la regia troppo insistente nel primo piano e nell’utilizzo della telecamera a mano, che impone allo spettatore la facile analogia con lo stordimento e l’ebbrezza tipici dell’estasi d’amore. La stessa ridondanza è inflitta poi dai colori saturi e lucidi, con i rossi succosi e vagamente sfocati che non fanno che sottolineare la contrapposta insulsaggine delle sospirose scene di sesso. Se poi a questo si aggiunge un thriller sbrigativo e senza originalità, il risultato finale non può essere che un polpettone pretenzioso e fallimentare, privo della tanto sbandierata passione che avrebbe dovuto muovere l’intera vicenda.

20/01/04

 

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