Cinemorfina, per drogati di cinema

Irrevérsible


 
IRREVéRSIBLE

di Luciana Morelli

Regia: Gaspar Noè
Produzione, anno: Francia , 2002
Genere: drammatico
Durata: 90 ‘
Cast: Monica Bellucci, Vincent Cassel, Albert Dupontel, Jo Prestia, Philippe Nahon
Voto:

La vita di Alex (Monica Bellucci) è piena di serenità e di dolcezza, accanto a lei c’è Marcus (Vincent Cassel) che, pur non essendo un fidanzato modello è comunque molto innamorato, e c’è Pierre, ex-fidanzato della bella Alex e grande amico di Marcus che fa ad entrambi un pò da fratello maggiore pur essendo rimasto molto legato sentimentalmente alla donna. Tra i tre c’è serenità ed una grande ironia soprattutto nel ricordare il vecchio ed impacciato rapporto sentimentale tra Alex e Pierre, un continuo susseguirsi di battute esilaranti che fortunatamente danno un pò di respiro alla sceneggiatura piuttosto indigesta e controversa di questo film.
Una sera decidono di andare ad una festa tutti e 3 insieme a casa di un’amica e Alex, splendida e sexy come non mai, viene incomprensibilmente ignorata e trascurata da Marcus, impegnato a pavoneggiarsi donnaiolo ed a dilettarsi con alcoolici e pastigliette varie. Infastidita dal comportamento del suo uomo, Alex decide di andarsene a casa e, rifiutando di lasciarsi accompagnare da Pierre esce e si dirige verso la fermata dei taxi. Incurante dei pericoli che una donna sola, tanto più meravigliosa e molto poco vestita come lei può correre di notte nel centro di Parigi, si avventura in un sottopassaggio pedonale al fine di evitare di attraversare la pericolosissima strada affollata di auto che sfrecciano a tutta velocità.
Non immagina nemmeno lontanamente cosa le sta per capitare; quel tunnel le sarà fatale, un piccolo angolo di inferno in cui la sua bellezza e la sua dignità di donna verrano irreversibilmente distrutte. Verrà stuprata e selvaggiamente picchiata, trattata con una cattiveria indicibile, umiliata e sottomessa da un uomo che di umano francamente ha solo l’aspetto (e neanche tanto). Quando Pierre e Marcus escono dalla festa e si accorgono di quanto era accaduto alla loro bella Alex piombano nella disperazione più totale, sconvolti ed increduli avranno due reazioni completamente diverse. Marcus in preda ad un’atroce sete di vendetta ed annientato dai sensi di colpa per aver lasciato che la sua donna uscisse da sola, farà di tutto per cercare il colpevole di quello scempio e fare in modo di sfogare su di lui tutta la rabbia. Pierre cercherà invano di opporsi e di dissuaderlo dal portare a termine la vendetta; le loro vite rimarranno irreversibilmente stravolte e nulla sarà più come prima.
Questo è il titolo, “Irrevérsible“. E’ il modo di dimostrarci come dopo uno stupro non si torna indietro, non si riesca ad essere più gli stessi. Le persone coinvolte possono soltanto curarsi le ferite e cercare di guardare avanti e spesso verso una vendetta che può soltanto illudere di attenuare il dolore.
Non si può tornare indietro dopo aver visto questo film, non si può tornare a casa normalmente dopo averlo visto. Si torna appesantiti, silenziosi e segnati dalla maestrìa del regista franco-argentino Gaspar Noè (già molto discusso per il suo precedente film “Seul contre tous” che presentato alla “Semain de la critique” nel 1998 provocò un fuggi fuggi generale degli spettatori turbati e sconvolti dalla violenza verbale e fisica del protagonista) che come era già accaduto in “Memento” di Christopher Nolan, ci narra la storia al contrario.
Dai titoli di coda scritti e passati al contrario, che creano un’atmosfera rosso-infernale che fa da preludio a tutto quello che ci aspetta, sino ad arrivare al pezzo bianco iniziale della bobina che chiude il film; dall’inevitabile e scontata fine ad un inizio (mostratoci quindi al termine) in cui tutto è dolce e sereno quasi a sottolineare la sconvolgente trasformazione che i protagonisti subiscono nel tempo che passa “irreversibilmente” e che risulta come imprigionato da questa triste storia.
Per tutta la durata del film lo spettatore viene letteralmente travolto dagli eventi che si succedono al rovescio, intramezzati da disturbanti movimenti rotatori della telecamera, in cui si nota la particolare bravura di Noè che nasce come montatore ed operatore di ripresa. La storia alla base di questo film è di una semplicità disarmante ma è il modo di raccontarla e le scene mostrate con un’enorme crudezza a renderla particolarmente interessante.
I famosi nove minuti dello stupro, in cui l’eccezionale bellezza di Monica Bellucci viene orrendamente flagellata, sono interminabili, girati in un unico piano sequenza che non stacca mai l’inquadratura da quelle terribili immagini, rendendone ancor più insostenibile la visione. Tutto è “volutamente eccessivo” in questo film, come le scene di apertura di un locale gay-transex-sadomaso che assomiglia ad un girone dei dannati, un susseguirsi di cunicoli e di labirinti in cui si annidano ad ogni angolo come ragnatele accoppiamenti espliciti tra due o più uomini, all’interno del quale Cassel va alla ricerca del “Tenia”, il disgustoso individuo riconosciuto colpevole dello stupro della sua donna. Pensate sia un caso avere scelto come protagonista dello stupro un personaggio gay cocainomane pervertito che con le donne non ha contatti di alcun tipo né tantomeno ha un movente che lo spinge a tutto ciò?
Non c’è motivo e non c’è spiegazione ad una violenza tanto orrenda. E’ solo per distruggere e rovinare qualcosa di così bello soltanto per il gusto di farlo. Le ripugnanti violenze da parte di un essere così rivoltante sono inspiegabili e purtroppo indelebili. Prima dell’uscita questo film ha subito poco più di quindici tagli censori che però non hanno cambiato il risultato, una pellicola che ha fatto molto scalpore ancor prima di uscire con evidenti benefici pubblicitari che a mio modo di vedere sono più che motivati; persino la Bellucci ha commentato attribuendo al regista l’aggettivo “folle” specificando il senso buono del termine.
Un film difficile da giudicare, può catturare o può respingere ma sicuramente, in un modo o nell’altro colpisce il bersaglio, e come se lo colpisce.
I dialoghi sono spiazzanti e cruenti come un pugno nello stomaco, un film che vuole e riesce a strattonare il pubblico; ne è testimonianza il brusìo continuo nella sala, gli sguardi imbarazzati ed increduli durante l’intervallo, il senso di soffocamento che ha lasciato in me e in quasi tutte le donne che avevo sedute intorno misto ad una rabbia che difficilmente un film è stata mai capace di scatenare, almeno nella sottoscritta.
Munitevi di sangue freddo e di pastiglie contro il mal di mare. In bocca al lupo.

 
Stop frame: tra le tante citazioni illustri durante il film, viene più volte mostrata la loncandina del feto di 2001 Odissea nello spazio appesa al muro della stanza.

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