Cinemorfina, per drogati di cinema

J.F.K. – UN CASO ANCORA APERTO di Francesca Colantoni


 
J.F.K. – UN CASO ANCORA APERTO
(J.F.K.)

di Francesca Colantoni

Regia: Oliver Stone
Produzione, anno: Usa, 1991
Genere: drammatico
Durata: 150′
Cast: Kevin Costner, Tommy Lee Jones, Sissy Spacek, Kevin Bacon, Joe Pesci, Donald Sutherland, Jack Lemmon, Walter Matthau
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L’idea di fare questo film venne ad Oliver Stone in seguito ai risultati di un sondaggio degli anni ’80 secondo cui il 73% degli americani erano convinti che all’origine dell’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, avvenuto il 22 novembre 1963 nella Dealy Plaza di Dallas in Texas, ci fosse un complotto e che pertanto la conclusione cui arrivò nel 1964 la Commissione Warren, incaricata di indagare sul caso, vale a dire che Lee Harvey Oswald era stato l’unico esecutore del delitto, fosse insostenibile. E questa è la tesi che sostiene anche Stone, basandosi sul libro biografico di Jim Garrison “Il complotto che uccise Kennedy”. La storia narrata nel film è realmente accaduta e il protagonista, il Procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison (Kevin Costner) diede davvero il via ad un processo contro i supposti reali assassini di Kennedy coinvolgendo nel complotto l’F.B.I., la C.I.A. e altri membri del Governo americano che egli sospettava avessero nascosto informazioni che mettevano in luce l’evidenza della presenza di più esecutori del delitto. Il movente è ricostruito da Garrison e dai suoi collaboratori nel fatto che Kennedy non voleva coinvolgere gli Stati Uniti nella Guerra del Vietnam, cosa che nè il Vice Presidente Lyndon Johnson nè altri membri del Governo potevano permettersi soprattutto per ragioni economiche. Il film ricostruisce gli eventi che coinvolsero varie persone nell’assassinio di Kennedy, dal capro espiatorio Lee Harvey Oswald a Clay Shaw, un’importante uomo d’affari di New Orleans. I pezzi del puzzle sono messi insieme da Stone con grande maestria di modo che lo spettatore sia coinvolto nella vicenda nonostante la lunghezza del film. Girato con un taglio giornalistico, con numerosi ricorsi a filmati d’epoca e immagini in bianco e nero, il film è anche e soprattutto la cronaca di uno dei più grandi misteri del ventesimo secolo. In questo film c’è una descrizione molto precisa di come l’opinione pubblica e la società americana si fossero schierati nei confronti dei comunisti in quel periodo storico. A questo proposito è affascinante la ricostruzione che il film fa della figura di Lee Harvey Oswald (Gary Oldman), definito dalla Commissione Warren l’unico esecutore dell’assassinio del presidente Kennedy e considerato invece dalla tesi di Garrison e del regista Stone come uno specchietto per le allodole. Secondo l’ipotesi del film, Oswald divenne il capro espiatorio dell’omicidio perché era dichiaratamente un comunista e pertanto era malvisto agli occhi dell’opinione pubblica e del popolo americano. Fino a tutti gli anni ’60 chiunque avesse anche lontane simpatie si sinistra o fosse considerato un emarginato in quanto omosessuale oppure negro era considerato negativamente dai benpensanti dell’epoca e additato come nemico dell’America agli occhi del popolo. E’ per questo stesso motivo che famosi attori omosessuali, come ad esempio Rock Hudson e Anthony Perkins, dovettero nascondere le loro preferenze sessuali dichiarandosi eterosessuali e mostrandosi in pubblico con la fidanzata di turno. Gli stessi Willie O’Keefe (Kevin Bacon), testimone d’accusa nel film di Stone, David Ferrie (Joe Pesci), coinvolto nel complotto, e Clay Shaw, imputato al processo, erano tutti omosessuali e tendevano a nasconderlo, soprattutto Shaw a causa della sua reputazione di uomo d’affari. Lo stesso Jim Garrison, padre di cinque figli, definisce nel film David Ferrie “un tipo strano”, a significare l’opinione che molte persone avevano dei diversi in quel periodo. Una vittima di questo atteggiamento ostile fu quindi anche Lee Harvey Oswald. Stone ci mostra che quando venne accusato dell’omicidio del presidente Kennedy, Oswald venne definito dalle news giornalistiche come un giovane affascinato dal comunismo, un devoto marxista e un fanatico sostenitore di Fidel Castro e delle cause dell’ultra sinistra. Questo pesò non poco sull’opinione degli americani su di lui e sull’inculcare l’idea al popolo che lui fosse il vero colpevole. Il film di Stone è interessante perché ricostruisce in modo meticoloso tutte le indagini svolte da Garrison e dal suo staff, i numerosi interrogatori ai testimoni degli eventi e le fasi salienti del successivo processo a Clay Shaw (Tommy Lee Jones), indicato come uno dei partecipanti al complotto. Il film si apre con la cronaca dell’omicidio del presidente Kennedy vista attraverso gli occhi del Procuratore distrettuale Garrison che assiste in un bar alla cronaca televisiva dell’evento. Garrison viene coinvolto nelle indagini perché si scopre che Oswald aveva trascorso tutta l’estate del 1963 a New Orleans. La scena si sposta quindi al 1966 con Garrison che inizia a interessarsi nuovamente al caso leggendo i volumi dei verbali della Commissione Warren. E’ a questo punto che Garrison ricostruisce, fra le altre cose, il passato di Lee Harvey Oswald, e scopre che il giovane durante la sua permanenza nel corpo dei Marines era stato sottoposto a un corso di lingua russa, aveva vissuto probabilmente come agente dello spionaggio militare in Russia, aveva partecipato ad un dibattito sul comunismo su una televisione locale definendosi marxista leninista, aveva chiesto di rinunciare alla cittadinanza americana in favore di quella russa, e era perfino sposato con una donna russa, nipote di un colonnello dei servizi segreti sovietici. Lee Harvey Oswald viene quindi dipinto agli occhi dell’opinione pubblica come un comunista e quindi come un nemico e questi elementi forniti al popolo americano solo ulteriori prove della sua colpevolezza nell’omicidio. E’ interessante inoltre il modo in cui lo stesso presidente Kennedy viene dipinto da alcuni personaggi del film. Ad esempio Willie O’Keefe, omosessuale chiaramente di destra, dice a Garrison che in America negli ultimi anni il fascismo è tornato di moda, che i comunisti sono il nemico e definisce Kennedy stesso un comunista perché era troppo democratico e voleva cambiare le cose. O’Keefe afferma quindi che Kennedy è stato ucciso perché era comunista. Il film è quindi interessante anche perché dà voce ai numerosi pareri sulla società americana e il potere, pareri che, a prescindere dalla finzione cinematografica, probabilmente erano simili a quelli della vita reale. Di certo l’opinione di molti americani sul comunismo non deve essere stata molto diversa a quei tempi da quella di Willie O’Keefe.

26/04/2003

 
Stop frame:
– SPOILER –
l’arringa finale di Jim Garrison in tribunale

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