Cinemorfina, per drogati di cinema

JOHNNY STECCHINO –


 
JOHNNY STECCHINO

di Marco Cherubini

Regia: Roberto Benigni
Produzione, anno: Italia, 1991
Genere: Comico
Durata: 115′
Cast: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Paolo Bonacelli, Franco Volpi, Ivano Marescotti
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Dante (Roberto Benigni), ingenuo autista di scuolabus, semplice ed un po’ infantile, vive in periferia, solo e quasi senza amici. Totalmente disinserito dal contesto sociale in cui si trova, per gli altri è come se non esistesse: nessuno si interessa a lui; se per caso va ad una festa, passa del tutto inosservato, e via dicendo. La sua unica “vendetta” contro la società che lo emargina consiste nel divertirsi (a volte insieme al suo unico amico Lillo, un ragazzo down) a fare delle marachelle come rubare frutta nei negozi; oppure, fatto un po’ più grave (“si va nel penale…”), truffare l’assicurazione con una delle più buffe false invalidità mai esibite al cinema. Ma il momento del riscatto per lui sembra giunto, una sera in cui si incontra (anzi, si scontra, quasi investito dalla sua auto) con una donna molto sofisticata, Maria (Nicoletta Braschi) per la quale Dante sembra finalmente non essere “trasparente”, come per tutti gli altri.
Peccato però che la donna veda in lui nient’altro che il sosia del boss siciliano con cui ella convive nell’isola, il ferocissimo pentito di mafia Johnny Stecchino (Benigni stesso), costretto a starsene nascosto dopo aver tradito Cosa Nostra. Beh, inutile dire che quella sorta di candido clone del crudele mafioso, plagiabile con estrema facilità, potrà essere molto utile alla furbissima Maria…

Film pieno di gag, spesso esilaranti, questo Johnny Stecchino, forse il più riuscito film puramente comico del Benigni regista unico di se’ stesso. L’avvio è un po’ lento, magari, ma funzionale alla storia, e pone altresì le premesse per tutta la serie di spassosi equivoci che nella seconda parte della storia Benigni, come un pescatore che tiri le reti entro la barca, porta ad uno spassoso compimento. Esilarante la macchietta del boss, e molto bravi anche la Braschi, Paolo Bonacelli (l’avvocato di Stecchino), Franco Volpi. Tra i siparietti più azzeccati, quello della deposizione di Dante nella stazione dei carabinieri, della prima uscita a teatro, dell’incontro con un ministro corrotto, e via ridendo.
Interessante fra l’altro la rappresentazione della squallida periferia in cui Dante vive, e che allo spettatore attento potrà comunicare qualcosa che fa da pendant con la vita che egli conduce. Ma non ammantiamo troppo di filosofia un lavoro in realtà concepito espressamente per far ridere.
Piuttosto, per alcuni critici Benigni avrebbe usato una leggerezza eccessiva, fastidiosa ed imbarazzante, nel trattare temi come mafia, droga, corruzione, diversità; argomenti insomma su cui non bisognerebbe scherzare; ma, a parer nostro, tale posizione può essere compresa, ma non condivisa: sarebbe censorio il farlo. Come suaccennato, il film compie semplicemente il suo dovere nel farci divertire, e di questo non si può che essergliene assai grati !

30/11/02

 

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