Cinemorfina, per drogati di cinema

KILL BILL – VOL. 1 di Leonardo Biagiola


 
KILL BILL – VOL. 1

di Leonardo Biagiola

Regia: Quentin Tarantino
Produzione, anno: USA, 2003
Genere: Azione (non meglio inquadrato)
Durata: 110′
Cast: Uma Thurman, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen, Lucy Liu
Voto: Apri la legenda

Premessa: il pensiero espresso in questa recensione riguarda il primo volume di Kill Bill. Attendo di essere smentito (anche parzialmente) dal secondo volume. Cominciamo.

Tarantino è un pazzo. Per alcuni anche geniale. Di sicuro è un regista che ha saputo con soli 3 film (più un episodio di Four Rooms) provocare pubblico e critica, definire un nuovo genere (“è un film alla Tarantino”, si sente dire ormai), ricercare un linguaggio (fatto di immagini, musica e parole) che sia travolgente e irriverente al tempo stesso, euforico e stravagante, prolisso ma non retorico. Abusando dei suoi canoni, Quentin Tarantino con soli tre film è entrato, meritatamente, nella storia del cinema moderno. Ed ecco ora arrivare il quarto film di Tarantino, come annunciato dai titoli di testa. Dopo anni di attesa lo spettatore può scoprire un’altra faccia del regista, quella del suo gusto per il cinema orientale a cui il film è chiaramente ispirato-dedicato.

La storia è semplice e lineare, almeno in questo primo volume. Nel passato Black Mamba (una splendida Uma Thurman) era una killer facente parte di una squadra chiamata DiVAS (Deadly Viper Assassination Squad), capitanata dal boss Bill (David Carradine). Nel presente Black Mamba è una donna incinta, non più al servizio di Bill, ma che nel giorno delle nozze viene violentemente aggredita e quasi uccisa da quest’ultimo. Il coma provocatole dura quattro anni; al risveglio la sete di vendetta la porterà a voler scovare ed uccidere uno ad uno tutti gli ex-compagni della DiVAS, compreso Bill.

Dell’ultima opera di Tarantino è già stato detto tanto, ma ancor più si continuerà a dire ora che il film è uscito nelle sale, facendosi apprezzare (o disprezzare) in tutta la sua esagerata eccentricità. Perché di un film esagerato si tratta, a partire dall’azione smisurata ed inverosimile, con una Uma che salta e picchia quasi come Neo contro i mille agenti Smith di Matrix 2; esagerato nella violenza, che degenera in uno splatter buffo, tuttavia lontana dall’essere vera e crudele; esagerato nella ricerca di posizionarsi al di fuori di ogni genere, essendo Kill Bill una miscela di vari generi, influenze e culture. C’è anche un ottimo cortometraggio animato ad introdurre uno dei personaggi, unico punto in cui il film riesce ad essere veramente toccante. Kill Bill è troppo eterogeneo per essere rinchiuso ed apprezzato come film di un certo genere, troppo appariscente per puntare ad un adeguato approfondimento dei personaggi (ridicola l’adolescente combattente), troppo prolisso nell’azione per dare spazio ad una trama stimolante, troppo ritmato per possedere un taglio da epica moderna. Sono scelte, più che difetti. E’ il risultato di un ibridismo portato all’estremo, spiazzante, inconcludente. Kill Bill non è un film serio, nel senso più stretto del termine. Nasce per divertire alcuni, disgustare altri, stupire i più. C’è la certezza che il film è esattamente come lo voleva il regista, che ha preferito aspettare più di un anno per avere Uma Thurman disponibile al ruolo, piuttosto che sostituirla. Un film in cui l’autore ha concentrato tutto il suo zelo e la sua bravura (indiscutibile) per sfornare un prodotto di sicuro impatto, ma di dubbio gusto.

27/10/03

 

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