Cinemorfina, per drogati di cinema

LA MALA EDUCATIóN –


 
LA MALA EDUCATIóN
(La mala educatión)

di Giuliana Rizzo

Regia: Pedro Almodóvar
Produzione, anno: Spagna, 2004
Genere: Drammatico
Durata: 105 min’
Cast: Gael Garcia Bernal, Daniel Giménez Cacho, Fele Martinez
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Enrique Goded (Fele Martinez) è un giovane regista spagnolo underground in cerca di un soggetto per il suo prossimo film. Mentre cerca ispirazione tra i più grotteschi fatti di cronaca, riceve la visita di Ángel (Gael Garcia Bernal), un giovane attore il cui vero nome, come egli rivela, è Ignacio, che altro non era se non il primo amore di Enrique quando questi frequentavano il collegio. Ignacio presenta ad Enrique un racconto breve, intitolato “La Visita”, che parla del loro innamoramento a scuola e delle attenzioni morbose ricevute da Ignacio da Padre Manolo (Daniel Giménez Cacho), il direttore del collegio, ma che prevede anche un epilogo di fantasia dove Ignacio diventa un transessuale tossicomane e ricatta Padre Manolo. Enrique si appassiona presto alla storia, e decide di ricavarne un film, con Ángel nella parte del protagonista. Ma Ángel nasconde molti segreti, primo fra tutti quello riguardante la propria identità. La realizzazione del film porterà quindi i protagonisti a scoperte angoscianti e drammatiche soluzioni.

Pedro Almodóvar ci ha sempre regalato pellicole che sfidavano il nostro senso della morale, senza inventarsi però un nuovo moralismo. Le sue storie di transessuali e prostitute, di stupratori e assassini si svolgono sempre sul piano della passione e dell’ossessione, le due vere protagoniste della riflessione dell’ormai iconico regista spagnolo. Negli ultimi due anni però, si rende evidente un cambio di direzione nel racconto colorato e maliziosamente indecente di Almodóvar. Stanno progressivamente scomparendo le scenografie opulente e soffocanti, ricche di rossi vermigli e gialli accesi (colori della passione amorosa e della gelosia), e con loro le fiabe post-moderne grottesche ed esilaranti dei reietti della società perbenista o i delicati ed appassionati ritratti di donne passionali, vendicative, feroci e innamorate. Con Parla con Lei (2002), Almodóvar aveva scioccato il suo pubblico con una pellicola affettuosa e minimale su uno stupro di una ragazza in coma, mentre con il nuovo La mala educatión, ci dobbiamo confrontare, sicuramente controvoglia, con l’orrore della pedofilia, qui perpetrata da un membro della chiesa in un collegio. In entrambi i casi, la giustizia razionale umana viene invocata, ma marginalmente, e il regista/sceneggiatore si preoccupa più delle giustificazioni interiori del personaggi, comunicando lo spettatore la straziante rassegnazione alla devianza da parte dei suoi protagonisti. Ángel e Padre Manolo hanno entrambi l’anima lacerata dal peccato e dalla colpa, ma sono travolti da una passione o da un ambizione devianti che li costringe alla violenza al sopruso, e infine all’omicidio, sempre in toni lirici.

Sarebbe però riduttivo analizzare questa affascinante pellicola solo per le forzature morali e poetiche di Almodóvar, dal momento che La mala educatión vanta un complicatissimo intreccio di realtà e finzione che è forse il segno più evidente della maturità artistica del regista. Lo spettatore assiste per più di un’ora ad un “film nel film”, con la rappresentazione della sceneggiatura che Ángel consegna nelle mani di Enrique. Ma si tratta della sceneggiatura originale o della versione cinematografica finale rimaneggiata da Enrique? Se la storia è basata parzialmente sui ricordi di Ignacio, quanta influenza ha avuto il ricordo sui fatti reali? Quanto è stata modificata poi la storia in senso poetico per una migliore riuscita del film? Il compenetrarsi di sogno, ricordo e realtà, da sempre presente nell’opera di Almodóvar, è qui finalmente rielaborato all’estremo in un gioco complicato e perfetto che ipnotizza lo spettatore e lo trascina verso una moralità diversa. In un modo dominato dal sogno, è impossibile giudicare con la razionalità.
A tutto questo contribuisce infine la difficile e riuscitissima interpretazione di Gael Garcia Bernal (già in Amores Perros, Y Tu Mama Tambien e I Diari della Motocicletta), il cui personaggio è costretto a recitare nella vita e sul set. La personalità reale e soffocata di Ángel /Juan riesce però ad affiorare nell’infantile efferatezza e determinazione del suo finale atto tragico.

20/10/04

 

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