Cinemorfina, per drogati di cinema

L’APPARTAMENTO SPAGNOLO


 
L’APPARTAMENTO SPAGNOLO
(L’auberge espagnole)

Regia: Cedric Klapisch
Produzione, anno: Francia/Spagna, 2002
Genere: Commedia
Durata: 120′
Cast: Romain Duris, Judith Godreche, Audrey Tautou, Cecile De France
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legenda

“Tourist fai-da-te?”
“No! Studentessa Erasmus…e non sono mai stata così fiera di esserlo!”
Questa è la risposta immediata che verrebbe da dare all’uscita del cinema al grosso autista cubano della celeberrima pubblicità.
Se non si ha avuta la fortuna di essere stati studenti Erasmus, la prima sensazione suscitata nell’uscire sarà la più profonda invidia.
Se invece si è condivisa la follia Erasmus con Xavier (Romain Duris) ed i suoi sette anarchici coinquilini, il tutto sarà stato un’eccitante rimembranza di irripetibili avventure, una magica autobiografia. Un emozionante flash-back di un anno riassunto in due ore.
Una cosa è certa: quando questo film uscirà nelle sale italiane, avremo tutti, ex-studenti Erasmus e non, la stessa identica nostalgia nel cuore. Usciremo col sorriso sulle labbra, ma tutti un po’ tristi. In quel caloroso “albergo spagnolo” si stava proprio bene e ci saremmo rimasti tutti. Con immenso piacere.
“L’auberge espagnole” è la storia di Xavier, studente parigino di 25 anni, che decide di partire in Erasmus per Barcellona, per concludere i suoi studi di Economia e per imparare lo spagnolo. Xavier condividerà l’appartamento con sette studenti provenienti da sette paesi europei diversi…e cosa succede quando si mettono insieme otto persone di sesso e nazionalità diversi? Un gioioso bordello!!!
Una delle principali qualità del film è la galleria di ritratti che Klapisch ci espone. Dalla bella omosessuale belga (una meravigliosa Cécile de France) che rimpiange apertamente che Xavier non sia una ragazza, fino all’inglese maniaca dell’ordine alle prese con il suo ragazzo arrivato all’improvviso in un momento molto inopportuno…
Persino i secondi ruoli sono magistralmente ritratti in ogni minimo dettaglio. Qualche scena da antologia: il fratello burino della inglese, venuto a farle visita, che imita la copulazione delle mosche! L’affascinante lesbica che insegna ad un impacciato Xavier come fare impazzire una donna (…con una sensualissima dimostrazione pratica!!!). La borghesina modello (Judith Godrèche) timida e terrorizzata dall’uscire da sola, che si trasforma in focosa e passionale amante…
Una sola persona non trova il suo posto in questa galleria di gustosi ritratti: Martine (Audrey Tautou alias Amèlie). La gelosa fidanzatina rimasta a Parigi che compie il fatale errore di giudicare la comitiva euro-spagnola, nel suo breve soggiorno a Barcellona.
Klapisch torna con trionfo al suo tema preferito: la commedia sociale. Dopo una felice collaborazione con Agnes Jaoui et Jean-Pierre Bacrì (“Il gusto degli altri”) nell’adattamento cinematografico di “Un’aria di famiglia” e un fantascientifico “Peut-etre”, il regista francese torna al dominio sociale nel quale da tempo eccelle (“Ciascuno cerca il suo gatto”, “Le Péril Jeune”). Questo film è un’ottimista metafora di un’Europa ideale. Una “utopica” Europa sociale. Non a caso ogni studente Erasmus è stato selezionato in Inghilterra, in Danimarca, in Spagna, in Germania e in Italia. In ogni paese un direttore di casting ha fatto una prima selezione. Klapisch e Duris (suo attore feticcio) si sono poi recati sul posto per fare le audizioni agli attori selezionati.
…e il film si è fatto da sé, seguendo i tratti distintivi e fondendoli senza mai cadere nella caricatura e nel cliché. La storia non era stata precedentemente scritta; le idee sono nate dal casting che ha poi nutrito lo scenario.
La vita di Xavier è la vita di tutti noi: “une vie en vrac”. Xavier si sente instabile in un’epoca instabile. Cerca il suo cammino, cerca di capire cosa vuole dal suo futuro, cerca di riassemblare i pezzi, non esiste ancora.
E’ giovane e vecchio come è giovane e vecchia l’Europa. Anche l’Europa è instabile, cerca di mettere insieme i “pezzi”. C’è uno stretto rapporto tra lo stato post-adolescenziale del protagonista e l’Europa.
E’ qualcosa di cui Kaplisch cerca di parlare da tempo: il lato non-continuo delle cose. La vita sempre più discontinua, la crescente mancanza di logica in una giornata, in una vita. L’idea del “vrac” è proprio questa: un insieme di avvenimenti sempre più interrotti, surrealisti e discontinui. Nel film c’è spesso un cellulare che suona, una conversazione che ne interrompe un’altra, si passa da una lingua ad un’altra, da un universo ad un altro. E’ un continuo zapping.
Il regista si diverte come un matto a trasmettere questo zapping testando tutte le possibilità che gli offre la sua telecamera digitale : accelerazione delle immagini e del suono (che richiama un comico Chaplinesco), girare nel buio completo o a lume di candela, cosa quasi impossibile in 35mm (eccezione che conferma la regola: “Barry Lindon”). Tutto questo, combinato ai deliri scenaristici del regista (un esempio tra i tanti: l’incrociare per la strada Erasmo da Rotterdam !!!), dà vita a delle scene esilaranti come quella dell’amministrazione universitaria che esige un mucchio di documenti da riempire che vediamo apparire in sovraimpressione sullo schermo fino a ricoprirlo interamente !!!
Quello che impara Xavier da tutto questo è che il caos non è per forza negativo e che scoprendo gli altri ci si riscopre anche noi stessi .
Le differenze possono solo arricchirci.
Xavier ha voglia di una certa logica, di una certa continuità e allo stesso tempo impara a vivere con la sua vita discontinua. Il film racconta come si può riuscire a vivere bene in un mondo sparpagliato, ad essere in armonia con il caos.
Xavier imparerà a convivere con il suo caos interiore e realizzerà così il suo sogno di bambino.
Sogno che ben poco ha a che vedere con i suoi studi di Economia…

31/01/03

 

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