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L’ORIENTE E’ SEMPRE PIU’ VICINO: IL MUSICAL BOLLYWOODIANO -Speciale


L’ORIENTE E’ SEMPRE PIU’ VICINO: IL MUSICAL BOLLYWOODIANO

Parlare di Bollywood (così è chiamato il cinema popolare indiano, i cui film sono realizzati prevalentemente negli studios di Bombay) non è un’impresa facile: esso infatti rappresenta una delle realtà cinematografiche più vivaci e prolifiche del mondo che, con una produzione media di 850 pellicole all’anno, supera di gran lunga l’industria hollywoodiana.
D’altra parte però, se si vuole trattare di musical, è impossibile ignorare questo cinema esotico e al contempo affascinante, perché a Bollywood il musical è di casa. Non importa infatti quale sia il genere di film che si sta vedendo: che sia una commedia, un film d’azione, drammatico o altro, l’elemento musical in una pellicola indiana che si rispetti non mancherà mai; in definitiva Bollywood si nutre di musical.

La splendida Aishwarya Rai, protagonista di Dedvas (2002), di Sanjay Leela BhansaliIl cinema popolare hindi (che si differenzia da quello bengali, di matrice più realistica e anti-spettacolare) nasce tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso con l’idea di creare una commistione tra generi diversi (i cosiddetti Masala film, dall’omonimo mix di erbe e spezie che è alla base di ogni piatto indiano); soprattutto l’intenzione era quella di mescolare tra loro elementi culturalmente distanti, quali il musical di matrice americana e la letteratura tradizionale indiana. Il risultato è indubbiamente interessante e questo non è provato solo dagli straordinari consensi raccolti in patria (5 miliardi di euro guadagnati al botteghino; 10 milioni di spettatori al giorno; 11.000 sale di cui 1000 multiplex aperti nell’ultimo anno), ma anche dal recente successo che queste pellicole stanno ottenendo in tutto il mondo (Italia compresa).
Nel 2001 Venezia ha infatti ben accolto il film indiano ASOKA e ancor meglio il connazionale  MONSOON WEDDING, premiandolo col Leone d’oro. A Cannes nel 2002 è stato invece il turno di DEVDAS,[1] presentato fuori concorso, mentre, sempre nel medesimo anno, il bellissimo LAGAAN ha vinto il premio del pubblico al Festival di Locarno, ottenendo inoltre anche una nomination agli Oscar come miglior film straniero.
A questo punto sorge spontanea la domanda: perché sta nascendo tutto questo interesse intorno al cinema indiano popolare, che da fenomeno poco conosciuto ai più, sta pian piano diventando una delle realtà più coccolate e vezzeggiate della celluloide?

Tra gli anni ’70 e gli anni ’80, il cinema hindi ha avuto il suo momento d’oro, ma il decennio successivo ha attraversato un periodo di crisi, a causa dello strapotere commerciale del cinema straniero e della ripetitività dei temi, considerati troppo melensi. Per uscire dal disfacimento i cineasti indiani a ben pensato di trovare un rimedio e ci sono riusciti. “Rinnovamento”, questa è diventata la parola d’ordine, in tutti i sensi. Bollywood ha cominciato a guardare anche al cinema d’autore e a puntare su tematiche mai affrontate (come quelle sociali); soprattutto ha saputo servirsi di nuovi autori e cineasti, portatori di fresca linfa vitale.

 

Un esempio concreto in questo senso è senza dubbio il già citato LAGAAN (2001), colossal scritto e diretto dall’esordiente Ashutosh Gowariker.
Interpretato da uno degli attori indiani più popolari e richiesti del cinema hindi, Aamir Khan (da sottolineare è il fatto che a Bollywood i divi sono considerati delle vere e proprie leggende viventi tanto da venir spesso eletti in ruoli pubblici), il film, ambientato nel 1893 durante la dominazione britannica in India, narra della rivolta non-violenta di un manipolo di contadini contro lo strapotere degli Inglesi, che hanno ingiustamente imposto una doppia tassa sul raccolto (appunto la dugna lagaan), che sarà soppressa solo se i primi riusciranno a battere i secondi in una partita di cricket. 

 

LAGAAN racchiude in sé tutti gli elementi tipici della tradizione bollywoodiana, come la durata poderosa (ben 3 ore e 40 minuti!), il classico tema amoroso, sino ad arrivare agli immancabili inserti cantati e ballati (precisamente sette), a sottolineare i momenti clou della pellicola.
La novità invece è riscontrabile in vari fattori, come il tema principale, per esempio, che ha quasi uno scopo “didattico” nel dimostrare come un popolo sottomesso possa far valere i propri diritti senza dover ricorrere alla forza bruta e la sceneggiatura, che merita invece un discorso a parte. Questa infatti  è costruita in maniera più precisa ed omogenea rispetto ai canoni bollywoodiani e strizza l’occhio ai gusti dello spettatore occidentale, presentando una struttura ad “anello”, nella quale ogni elemento, anche quello che in apparenza sembra poco importante, non è lasciato al caso e ritorna nel corso del film con uno scopo ben preciso (vedere per esempio la sequenza della pioggia, che si ritrova anche nel finale). I film bollywoodiani classici (come per esempio il sopraccitato DEVDAS), presentano invece una struttura meno precisa e sfilacciata, se ci concedete tale termine.
Quasi ci si dimentica che LAGAAN è in realtà una commistione di generi diversi[2]. Tutto è diretto e scorre senza forzature, poiché tutti gli elementi sono incastrati alla perfezione. Si passa agilmente da un genere all’altro, senza avvertire bruschi cambi di registro. Stupisce LAGAAN per questo, e non poco. Stupisce come quando si sente per la prima volta parlare un bambino, ma forse questo stupore è dovuto dal fatto che non siamo tanto abituati a tale disarmante semplicità e soprattutto non siamo più abituati ad un cinema che affronta temi così semplici e universali (il riscatto del popolo oppresso, l’amore, ecc.), facendolo per di più senza vergogna.

 

Accanto a tutto ciò, lo spettatore trova inoltre gli immancabili numeri musicali, marchio di fabbrica del cinema hindi. Questi vanno a sottolineare i momenti topici del film, descrivendo con uno stile sfavillante e coloratissimo, gli stati d’animo, ora speranzosi (l’inno alla pioggia), gioiosi (la danza amorosa dei due protagonisti) o mesti (il canto solenne durante la vigilia della partita di cricket contro gli Inglesi) dei personaggi principali. Tali situazioni fanno somigliare il film non poco ad un tipico “musicarello”, ma lo spettatore qui viene trascinato suo malgrado in una dimensione altra, quasi fiabesca e diventa, più che un semplice testimone passivo, un complice. Esemplare in questo senso è la bellissima e già citata sequenza musicale nella quale Bhuvan (il personaggio interpretato da Khan) dichiara il suo amore all’adorata Gauri, mentre parallelamente la bella inglese Elizabeth, innamorata anch’essa di Bhuvan, esprime cantando il sentimento che prova per quest’ultimo. La scena colpisce anche e soprattutto per il connubio che si crea tra tradizione e modernità, tra Oriente e Occidente. Nei momenti in cui Bhuvan e Gauri cantano e danzano, la musica è quella tradizionale indiana, quando invece subentra Elizabeth si cambia registro ed emergono sonorità occidentali e moderne, che rispecchiano poi anche il modo di girare la scena, assai vicina all’estetica del videoclip occidentale: l’effetto che viene a crearsi, lungi dall’essere una forzata commistione di culture diverse, è assai riuscito ed affascinante.

 

Tutto ciò per dire che in definitiva è stata questa la mossa vincente di Gowariker e Khan (che del film è anche produttore): realizzare un prodotto che è riesce a superare i limiti “folkoristici” delle produzioni del genere[3] e che di conseguenza può essere completamente apprezzato anche dal pubblico occidentale, senza perdere la sua identità bollywoodiana.[4]
I due protagonisti di LagaanQuello che è avvenuto in seguito è sotto gli occhi di tutti. LAGAAN ha guadagnato 15 milioni di dollari solo in patria, e ha avuto un successo internazionale (Italia compresa) che l’ha portato alla nomination all’Oscar. Sull’onda del successo di LAGAAN, il nuovo cinema indiano sta di conseguenza conquistando sempre più il mondo. Bollywood è diventata ormai la parola d’ordine, e ultimamente sono stati girati film in occidente che si rifanno non poco all’estetica hindi (si vedano l’inglese SOGNANDO BECKHAM o il film americano THE GURU, prossimamente anche sugli schermi nostrani), e proprio recentemente, con MOULIN ROUGE[5] e CHICAGO, anche Hollywood sta riscoprendo il musical. Non solo, lo stile bollywoodiano ha inoltre contagiato sia il mondo della pubblicità (lo spot di una nota marca di automobili vi dice niente?), che quello del teatro, visto che Andrew Lloyd Webber ha trionfato a Londra recentemente  con il musical BOMBAY DREAM.

 

Il cinema popolare indiano è sempre più vicino a noi e la “bollywood.mania”, sta imperversando ovunque: noi siamo ben lieti di essere contagiati da questa esotico e irresistibile morbo.

 

 


Note
[1] DEDVAS (2002) di Sanjay Leela Bhansali è  il film più costoso della storia di Bollywood, con un budget di 11 milioni di dollari. Tratto dal romanzo di Sarat Chandra Chatterjee (che è stato portato sullo schermo per ben nove volte) e interpretato dalla bellissima Aishwarya Rai, il film è una sorta di Giulietta e Romeo in salsa hindi e racconta la travagliata storia d’amore tra i giovani Dedvas e Paro, le cui famiglie appartengono a classi diverse.

[2] In un articolo apparso sulla rivista Film TV, il critico Aldo Fittante paragona LAGAAN a “un frullatone postmoderno, dove il folklore è filtrato, tra sottili ironie e aggraziate danze, da una contaminazione fatale che ha il coraggio di mischiare “Rocky” e “Jesus Christ Superstar”, Berkeley e “I sette samurai”, “Fuga per la vittoria” e “Quella sporca ultima meta”, ammiccamenti leoniani e persino qualche celentanata”.

[3] Con il successivo DIL CHAHTA HAI (2001) di Farhan Akhar, Aamir Khan riuscirà anche a fare meglio. Il film, che racconta la storia di tre amici per la pelle nella Bombay dei nostri giorni, è caratterizzato infatti da numeri musicali nei quali il connubio tra tradizione indiana e modernità occidentale è ancora più evidente e preponderante.

 

[4] Lo stesso Ashutosh Gowariker ha confessato alla direttrice artistica del festival di Locarno Irene Bignardi, di essersi ispirato in parte addirittura al celebre fumetto francese Asterix.

[5] Non è difficile ritrovare nelle coreografie del film di Baz Lurhmann, quel cromatismo acceso e quella visionarietà tipica dei prodotti bollywoodiani.


LINKOGRAFIA

 

 

– Articoli sul Cinema bollywoodiano in lingua italiana:

 

 

IL CINEMA INDIANO NUOVA FRONTIERA PER GLI OCCIDENTALI di Sabina Prestipino
http://www.ottoemezzo.com/super/super_2.html

 

 

«Curry Cultura» e «Bollywood Party»: RaiSat e l¹incontro tra Occidente e India di Luisa Mariani Valerio
http://www.frameonline.it/TV_Currycultura.html

 

Cinema – Passaggi in India – Hamlet/Angoor/Kaliyattam/Shakespeare
http://194.185.28.38/it/teatro/shake/passaggi.html

 

Rassegna “Pianeta Bollywood” (6/22 ottobre 2002 – Cineteca di Bologna)
http://www.cinetecadibologna.it/lumi/2002_8/bolly.html

 

Bollywood Bollywood! viaggio nel cinema indiano a cura di Vittorio Renzi

 


http://www.centraldocinema.it/Sudamerica%20e%20dintorni/2003/bollywood_bollywood.html

 

Cinema C’era una volta Bollywood anzi c’è ancora di Liana Messina

 

http://www.dweb.repubblica.it/archivio_d/2002/10/26/attualita/attualita/160bol323160.html

 

Gudia (la bambola)  di Goutam Ghose/Bollywood e lo star-system di Donatella Calati Boccazzi
http://www.manitese.it/cres/stru26/stru8.html

 

– Articoli e recensioni riguardanti Lagaan:

 

 

 

http://www.cinemah.com/ipertesti/silence-on-tourne-lagaan/

 


http://www.revisioncinema.com/ci_lagaan.htm

 

 


http://www.ondarock.it/cinemarec/lagaan.html

 

 


http://www.scanner.it/cinema/lagaan1797.php

 

 


http://www.comune.pontedera.pi.it/cinema/lagaan.htm

 

 


http://www.16noni.it/cinema/l/lagaan.htm

 

 


http://www.tempimoderni.com/2002/settembre/film/lagaan/lagaan.htm

 


http://www.aiace-roma.it/recensioni/lagaan.htm

 

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