Cinemorfina, per drogati di cinema

L’ULTIMO DEI MOHICANI di Leonardo Biagiola


 
L’ULTIMO DEI MOHICANI
(The last of the Mohicans)

di Leonardo Biagiola

Regia: Micheal Mann
Produzione, anno: USA, 1992
Genere: Avventura
Durata: 122′
Cast: Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Maurice Roëves, Wes Studi
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Ennesima trasposizione cinematografica del romanzo (1826) di James Fenimore Cooper (1789-1851), e di sicuro la più conosciuta al grande pubblico. La vicenda, inserita nel contesto storico della guerra anglo-francese del 1757 per il possesso coloniale nel Nuovo Mondo, ruota attorno alla figura di Nathaniel-Hawkeye, interpretato da uno stupendo Daniel Day-Lewis. Bianco di origine, Nathaniel viene adottato, dopo essere rimasto orfano, dall’indiano Chingachgook (Russell Means) della tribù dei Mohicani. Cresciuto tra i pellerossa, Nathaniel si sente uno di loro, uno spirito libero della foresta, lontano dalla cultura e della civiltà degli invasori europei, esclusivamente dediti all’arte bellica. In una circostanza fortuita quanto drammatica, Nathaniel fa la conoscenza di Cora Munro (Madeleine Stowe), figlia del colonnello Edmund Munro (Maurice Roëves), assediato dai francesi a Fort Henry. Tra i due nasce il sentimento…

Micheal Mann, regista piuttosto apprezzato e autore di film di successo come Heat (1995), Insider (2000) e Alì (2001), offre al pubblico un’opera avvincente ed emozionante, caratterizzata da un binomio inscindibile: amore e guerra. E lo fa riscoprendo il gusto antico dell’epica, dell’uomo libero e puro innalzato a leggenda (Nathaniel), e di un amore che non ha confini. L’ultimo dei Mohicani è un film di assedi, di imboscate, di cascate, di foreste, dove l’avventura si intreccia al romanticismo nel quadro drammatico e disperato della guerra coloniale. Guerra che non funge solo da background, ma enfatizza ed in parte giustifica l’amore dei due protagonisti, assediati anche loro, per citare una battuta del film, da un mondo che “va tutto a fuoco”. In realtà il discorso sentimentale è un po’ approssimato, quasi banale, tale da snaturare lievemente l’importanza storica delle vicende narrate e tingerle un po’ di rosa. Poco importa, alla fine L’ultimo dei Mohicani si rivela un ibrido alquanto godibile, nato per comunicare un desiderio di libertà, di vitalità, nato più per entusiasmare che per far riflettere.
Splendide alcune sequenze, come l’assalto a Fort Henry, tra i bagliori notturni e il frastuono delle cannonate. Una menzione particolare alle stupende musiche composte da Trevor Jones e Randy Edelman: un commento sonoro di rara efficacia e lodevole incisività, che esalta tanto il tono drammatico tanto quello epico e romantico della pellicola. Senza tale, intenso soundtrack, non me ne voglia il regista, il film non sarebbe lo stesso. Forse, in fondo, L’ultimo dei Mohicani è poco più di un fumetto. Ma di indiscutibile forza ed espressività.

12/12/02

 
Stop frame:
– SPOILER –
Bellissima, oserei dire da antologia, la corsa finale per raggiungere Magua (Wes Studi). L’incessante ritmo della musica che sovrasta effetti e voci: una marcia della disperazione, con drammi che si consumano in un’atmosfera greve, angosciosa premessa per una crudele resa dei conti.

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