Cinemorfina, per drogati di cinema

Machete rekills

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Prima data di uscita: 3 settembre 2010 (Stati Uniti)
Budget: 20 milioni USD

Il super Agente federale Machete (Trejo) viene ingaggiato nientemeno che dal Presidente degli Stati Uniti (Estevez), per fermare un pericoloso narcotrafficante intenzionato a lanciare un potente missile sulla Casa Bianca. Non sarà facile.

Arrivato al secondo capitolo del personaggio di Machete, in primis protagonista di uno dei finti trailer promozionali del dittico “Grindhouse” (2007), Rodriguez la butta ancora in più in “caciara”, per dirla in gergo romanesco.

Machete è diventato ora una sorta di super eroe monolitico, che parla in terza persona (“Machete non fuma!”), abbatte elicotteri come se niente fosse, affetta, sminuzza, sbudella senza batter ciglio ogni cattivaccio che gli sbarra il cammino in un orgia ultra splatter senza precedenti.

Rodriguez, per rendere il tutto ancora più accattivante, riempie la pellicola di personaggi stravaganti, interpretati da un cast che più “All Star” non si può.  Abbiamo un bounty killer cambia faccia, che ha le fattezze ora di Cuba Gooding Jr., poi di Lady Gaga (!) e di Antonio Banderas, Charlie Sheen, che per la prima volta recita col suo vero nome Carlos Estevez, nel ruolo di un Presidente USA molto “Bush Style”, Mel Gibson nel ruolo del villain, super soldati clonati e geneticamente modificati, una streaper con push-up a mo’ di mitragliatrice e mutandoni con pistoloni a forma fallica incorporati (autocitazione da “Sex Machine”, il personaggio interpretato da Tom Savini in “Dal Tramonto all’Alba” del 1996, sempre di Rodriguez) e amenità varie.

Il regista, che col trailer prima degli “open-credits” minaccia di realizzare un terzo capitolo di Machete ambientato nello spazio, è da tempo impantanato in un tipo di cinema a basso budget, realizzato alla buona, molto “Fast” e poco “Furious”, che negli anni ’90 avrebbe fatto la gioia di ogni nerd o geek del Pianeta (compreso chi scrive), ma che ora appare un po’ irritante e fuori tempo massimo.

L’era del sopra citato “Dal Tramonto all’Alba” è ormai passata (anche perché in quel caso la sceneggiatura l’aveva firmata un certo Quentin Tarantino): Rodriguez deve farsene una ragione.

Giovanni Milizia

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