Cinemorfina, per drogati di cinema

Magdalene


 
MAGDALENE
(The Magdalene Sisters )

di Luciana Morelli

Regia: Peter Mullan
Produzione, anno: Scozia/G.B. , 2002
Genere: drammatico
Durata: 119 ‘
Cast: Geraldine McEwan (Sorella Bridget), Eileen Walsh (Crispina), Nora-Jane Noone (Bernadette), Anne-Marie Duff (Margaret), Dorothy Duffy (Patricia/Rose)
Voto:

Siamo nell’Irlanda degli anni sessanta e precisamente in un convento adibito a gigantesca lavanderia industriale e gestito da un ordine di suore (per conto della Chiesa Cattolica) chiamato (a sproposito) Le Sorelle “Maddalene” della Misericordia (Magdalene Sisters); le misericordiose suore si “guadagnano” da vivere sfruttando il lavoro delle ragazze “ospitate” e torturate in cambio dell’espiazione dei loro peccati e della liberazione dall’onta del disonore. Tutte le adolescenti ritenute colpevoli di aver compiuto atti impuri con uomini prima del matrimonio o semplicemente di essere abbastanza piacenti da attirarne l’attenzione o troppo brutte da non piacere a nessuno, venivano mandate dalle loro famiglie o da chi ne aveva la tutela in questo lugubre e terrorizzante collegio di clausura per un tempo indeterminato. Preghiera, lavoro duro ed umiliazioni fisiche e verbali erano all’ordine del giorno e non c’era alcun modo di fuggire da questo inferno a meno che non si aveva in mano qualcosa di importante da dare in cambio…sperando sempre di non essere mai più ritrovate.

Tratto dalle storie vere di 4 donne, tutte diverse tra loro ma unite dalla stessa ed ugualmente dolorosa esperienza all’interno del convento irlandese delle Maddalene (l’ultimo fu chiuso solo nel 1996) intrecciatesi durante quello che avrebbe dovuto essere un periodo di grande emancipazione per il sesso femminile. Duramente criticato dalla stampa cattolica e dalle autorità ecclesiastiche, il film dell’attore ed esordiente regista Peter Mullan (protagonista di “My Name Is Joe“, del bellissimo “Session 9” e di “Un perfetto criminale“) esce vincitore dall’ultimo Festival di Venezia conquistando il Leone d’Oro nonostante l’argomento scottante e spinoso di questo suo splendido “Magdalene”. Girato interamente in Scozia per paura di opposizioni irlandesi, che poi al momento della censura e della concessione di finanziamenti si è rivelata piuttosto ingiustificata, questo film è egregiamente diretto senza tanti fronzoli meritando a mio avviso l’importante riconoscimento non foss’altro per l’immensa bravura delle attrici protagoniste (sia le giovani che le meno giovani) e la bravura ed il coraggio (con un pizzico di furbizia) del regista scozzese (cattolico convinto) nell’affrontare faccia a faccia la Chiesa cattolica riguardo lo sfruttamento a scopo di lucro della fede religiosa, sicuro quindi di riuscire, in un modo o nell’altro, a far scalpore. Lo stesso regista ha infatti dichiarato in un’intervista di aver scelto l’Irlanda non per un accanimento particolare ma soltanto in quanto è, ma soprattutto è stato, uno stato teocratico ed in quanto il convento usato per questi fini è tipicamente cattolico come anche il modo di vedere nella religione una fonte di potere e quindi di guadagno.

Meravigliose le musiche curate da Craig Armstrong, superlativo compositore inglese autore di numerose colonne sonore tra cui ricordiamo quelle di “Romeo and Juliet“, “Moulin Rouge” e di “Kiss of the Dragon“; ottima la fotografia essenzialistica e povera (leggasi come qualità e non come difetto) che non fa che rendere più triste, qualora fosse possibile, lo scenario struggente di questa storia. Un film di denuncia che dà i brividi, sconvolgente e tristemente vero che mostra, nel caso specifico ma facilmente estendibile e generalizzabile, il lato oscuro e spregevole delle Sorelle della Misericordia che forse di misericordia nella loro vita non ne hanno mai avuta per nessuno. Non bisogna meravigliarsi poi troppo della condizione delle donne afgane e musulmane in generale se poi ci rendiamo conto che paesi molto vicini a noi erano in una condizione del genere solo pochi anni fa; per fortuna quelli ora sono solo brutti ricordi e argomento di un film (magari anche un pò montati rispetto ai reali accadimenti) mentre la realtà femminile attuale nei paesi arabi è purtroppo ancora drammaticamente in alto mare.

 
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