Cinemorfina, per drogati di cinema

Moulin Rouge!


 
MOULIN ROUGE!

di Margherita Ventura

Regia: Baz Luhrmann
Produzione, anno: Usa , 2001
Genere: drammatico/musicale
Durata: 105′
Cast: Nicole Kidman, Ewan Mcgregor, John Leguizamo
Voto:

Christian (McGregor), giovane poeta e scrittore, giunge a Parigi dall’Inghilterra per vivere “una vita da spiantato” nel mondo degli artisti bohemien. Sogna di scrivere di Verità, Libertà, Bellezza ma soprattutto di Amore. C’è un solo problema: non è mai stato innamorato. Sarà Toulouse Lautrec (Leguizamo) ad introdurlo agli ambienti della Parigi trasgressiva, notturna e geniale. E al Moulin Rouge, in un tripudio di danze, gonne al vento e peripatetiche, soprannominate con l’accattivante nome di Cagne di Diamante(la traduzione italiana impedisce di comprendere il richiamo alla canzone Diamond dogs di David Bowie), Christian incontrerà Satine (Kidman),The Sparkling Diamond, giovane prostituta che si esibisce calandosi da un trapezio su di un tappeto di uomini in doppiopetto adoranti. Si ameranno. Si ameranno nonostante tutto e tutti: nonostante lei non possa innamorarsi di nessuno, nonostante il Duca (Roxburgh), l’antagonista per eccellenza, odioso ed indispensabile, reclami i suoi diritti sulla giovane donna. Moulin Rouge è la storia del loro amore e di uno spettacolo rivoluzionario che i bohemiens tentano di mettere in scena fino all’ultimo. Christian ne è l’ideatore, Satine la musa ispiratrice. Ma è la loro vita ad ispirare il plot teatrale o è teatro ad ispirare loro? Sappiamo fin dal prologo che Satine morirà: con la sua morte la realtà avrà la meglio sul teatro.
C’è chi ha parlato di musical. Non sarei così riduttiva: Moulin Rouge è molto di più. E’ un monumento a Nicole Kidman: Luhrmann le regala scene intensissime, primi piani sensualissimi e la possibilità di esprimersi attraverso la danza e il canto. Nicole seduce e incanta, credetemi. “Lei canta , lei balla, lei muore!”, così Luhrmann le presentava il personaggio, con un bigliettino e una dozzina di rose rosse recapitati nel suo camerino al tempo di The blue room. Convinta Nicole, le riprese del film hanno avuto inizio a Sidney, Australia, in un set immenso che ricrea ambienti di fine ‘800 (sapientemente invecchiati con polvere di caffè strofinata su sfondi color avorio), con particolari richiami all’impressionismo, ai disegni di Lautrec, alla cultura Liberty. Luhrmann, come è suo solito fare (vedi Romeo e Giulietta del ’96), combina passato e presente: i clienti del Moulin Rouge intonano Smells like teen spirit, Satine esordisce con Diamonds are a girl’s best friends e poi ancora il can-can rivisitato da Fatboy Slim, This is your song, Like a virgin, The show must go on e tante altre. Se i musical non vi ispirano vi dovrebbe far ricredere il fatto che Moulin Rouge non è propriamente un musical. E’ semmai un orazione funebre, un epitaffio al musical della Hollywood anni ’50 , al musical di un tempo ormai morto sotto il peso dell’effetto speciale e ell’esigenza di realismo. Moulin Rouge rinuncia al realismo, proponendosi piuttosto come favola di inizio millennio, ma non all’effetto speciale (Parigi diviene una creazione puramente digitale) . La Hollywood indiana, i cui prodotti più celebri sono musical tragicomici, è la vera fonte ispiratrice per Luhrmann. è questa India kitsch ed esagerata, tragica e divertente che ritroverete nel film. Stesso gusto per la gag e per l’evento “amore-ostacolo-incomprensione-amore-morte”.
Vi offro questa chiave di lettura per non perdervi nel caos dei numerosi significati e simboli “Luhrmanniani” e vi preannuncio quella che, tra le tante possibili morali del film , pare a me essere preponderante: “the greatest thing ypu’ll ever learn is just to love and be loved in return”, parole tratte da Nature Boy di Bowie e che nella traduzione italiana diventano “la più grande cosa che tu possa imparare è amare e lasciarti amare”, parole che echeggiano in quasi ogni ambiente, in quasi ogni scena, in quasi ogni coro. E se l’Amore non vi convince cercate di credere almeno in Libertà, Bellezza e Verità: sono i quattro principi “bohemiani” su cui si formano i dialoghi, i caratteri dei protagonisti e ogni simbolo del film. Così, Satine è incredibilmente bella; il giovane poeta Christian è incredibilmente ingenuo e sincero; il Moulin Rouge, infine, è la terra franca in cui non esistono confini di razza o di classe, luogo libero in cui chiunque viene accolto e in cui chiunque può avere la possibilità di credere nell’amore, anche solo per una notte pagata salatamente!

 
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