Cinemorfina, per drogati di cinema

Nameless – Entità nascosta


 
NAMELESS – ENTITA’ NASCOSTA
(Los sin nombre )

di Luciana Morelli

Regia: Jaume Balaguerò
Produzione, anno: Spagna , 1999
Genere: Horror-Thriller
Durata: 102 ‘
Cast: Emma Vilarasau, Karra Elejalde, Tristán Ulloa, Toni Sevilla, Brendan Price, Jordi Dauder, Pep Tosar
Voto:

Esiste qualcuno che vive e gode del dolore altrui, di quel dolore fisico e psicologico che rende deboli e sofferenti, ma la cosa assurda è che questo qualcuno è convinto che il piacere che si prova in questi casi sia un donosupremo“, il dono del male come ragione di vita, il dono di una concezione “elevata” della sofferenza in senso assoluto che trasforma i pochi eletti che sanno goderne in esseri umani senza coscienza, senza pietà né paura, in esserisenza nome“. I “senza nome”, così è chiamata la congrega le cui origini risalgono all’epoca dell’olocausto nazista ed alle orrende torture nei campi di sterminio; un gruppo di persone di ogni età che si muove continuamente di città in città per non essere trovato e che si stabilisce in luoghi isolati ed abbandonati, lontani dai rumori, lontani da tutto ciò che può avvicinarli al mondo reale, quel mondo che non appartiene più loro e che hanno rifiutato in ogni aspetto. Si sono spogliati di tutto, o meglio, sono stati spogliati ed estraniati da tutto e da tutti; i padri fondatori della setta hanno plagiato le loro menti e li hanno costretti a rinnegare la loro vita; rinnegano persino il loro nome che, a loro detta, è l’unica cosa a renderliumani” abbassando il livello spirituale alla pari di quello del resto del mondo. Ma il male che invocano è sfuggito loro di mano e ora l’orrore è ai massimi livelli…
Forse non c’è nulla di più crudele, per due genitori, del sapere che la loro piccola bimba dopo essere stata strappata via dalle loro braccia, è stata ritrovata senza vita e che prima di essere brutalmente uccisa, è stata torturata in tutti i modi possibili. Anzi, a pensarci bene, qualcosa di più crudele c’è: far credere ad una madre che la sua bambina, dichiarata morta cinque anni prima, possa essere ancora viva. Quando infatti Claudia sembra aver ripreso una vita quasi normale dopo la scomparsa della sua piccola Angela, ecco che un pomeriggio squilla il telefono. Non immagina neanche cosa il destino le sta per riservare, come se il passato non fosse stato già abbastanza doloroso. Pronto mamma….sono io…. Angela….credimi…..non sono morta come ti hanno detto…vienimi a prendere….se non lo fai mi uccideranno davvero stavolta…fai in fretta!!”. L’orrore, che sembrava essersi attenuato con il tempo, è tornato di colpo ed è appena ricominciato…chissà se avrà mai fine.
Ripiombata nella disperazione più totale, la povera mamma decide di rivolgersi a Massera, un ex-poliziotto, lo stesso che cinque anni prima si era occupato del caso della piccola Angela, e ad un giornalista, Quiroga, alla ricerca dello scoop che potrebbe definitivamente avviare la sua carriera. I tre si buttano a capofitto in una cosa molto più grande di loro, più grande di quanto si possa immaginare; cercheranno di scovare anche la più piccola traccia che possa dimostrare la veridicità della telefonata e regalare a Claudia anche la più remota speranza di rivedere sua figlia. L’interrogativo è uno soltanto: sarà stata davvero la piccola Angela a fare la telefonata o anche questa risulterà essere l’opera di sadici pervertiti che hanno come scopo primario il gusto di provocare e vedere la sofferenza sul volto del prossimo? Siete davvero sicuri che si sia toccato il fondo oppure c’è qualcosa di ancora più crudele che si nasconde dietro questa terribile vicenda e che implacabilmente tenterà di annientare quel che rimane della povera Claudia?
Splendida l’interpretazione di Emma Vilarasau (Claudia) ma molto bravi anche Karra Elejalde (Massera), Tristán Ulloa (Quiroga) e soprattutto l’attore che interpreta Santini (il padre fondatore della setta dei “senza nome”) che risponde al nome di Carlos Lasarte. Tratto dal romanzo di Ramsey CampbellThe Nameless“, il film scorre nelle vene cupo e tagliente, percorrendo spesso la schiena con qualche brivido. Le musiche e gli effetti sonori mettono in serio pericolo la salute dei timpani; sono encomiabili ed accompagnano lo spettatore nelle convulse e sconvolte menti dei protagonisti unendosi ad immagini subliminali che confondono sempre di più gli eventi che si rincorrono. Formidabile il direttore della fotografia Giménez che folgora con mestiere gli occhi dello spettatore ed accompagna lo straordinario e promettente talento del regista 34enne Jaume Balaguerò in questo brillante esordio (condito da tutti i numerosi premi vinti dal 1999 ad oggi tra cui spicca il “Méliès d’oro come miglior film fantastico europeo del 1999” e le premiazioni come “miglior film” al Fantafestival 2000 di Roma ed al Fantasia 2000 di Montreal) a seguito del quale avremo presto (le previsioni dicono febbraio 2003) il nuovo suo film “Darkness“, annunciato da tutti come terrificante. Il finale di “Nameless” lascia un pò di amaro in bocca ed un insolito senso di smarrimento. Qualche scontatezza di troppo nei dialoghi e diverse scopiazzature alla “Shining” ed alla “Seven” (vediamo se riuscite a scoprirle anche voi) ma il tutto di grande impatto e di sicuro effetto. Per farmi capire meglio posso azzardare nel definire Balaguerò comeil David Fincher iberico“. Molto furbo, migliorabile di sicuro ma che si proietta sulla cresta dell’onda come nuovo talento del cinema horror-thriller. Speriamo bene visto che ultimamente, nel genere, i talenti scarseggiano. Se siete impressionabili evitate e state alla larga da questo film.

 
Stop frame: Mi è rimasta nelle orecchie e negli occhi la sequenza finale in cui due eventi contemporanei si svolgono in due posti diversi ed il regista per sottolineare la tensione del momento e l’intreccio delle due situazioni, stacca e distingue i due accadimenti con degli effetti sonori che assomigliano a delle esplosioni; sono a ripetizione veloce o più lenta a seconda che si stia seguendo la scena più o meno angosciante. Incredibilmente d’effetto.

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