Cinemorfina, per drogati di cinema

NINOTCHKA di Francesca Colantoni


 
NINOTCHKA

di Francesca Colantoni

Regia: Ernst Lubitsch
Produzione, anno: Usa, 1939
Genere: commedia
Durata: 90′
Cast: Greta Garbo, Melvyn Douglas, Bela Lugosi
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legendaApri la legenda

In un periodo storico in cui il nemico da affrontare erano i nazisti, questa brillante commedia di Ernst Lubitsch è una sagace e intelligente presa in giro della rigidità del modo di vivere dei sovietici. E non importa se la storia è ambientata dopo la Rivoluzione d’Ottobre e non, per ovvi motivi, durante la Guerra Fredda; i comportamenti rigidi e fanatici di Ninotchka sono perfettamente assimilabili a qualunque epoca della storia dell’Unione Sovietica. Ernst Lubitsch è stato quindi, nonostante i tempi, molto lungimirante. L’incantevole, scintillante sceneggiatura che attua una satira al sistema politico comunista con humour intelligente fu scritta da Billy Wilder, Charles Brackett e Walter Reisch, in base a una storia di Melchior Lengyel. Il film è anche noto per essere stato una delle prime burle politiche della Russia comunista di Stalin con il suo controllo assoluto, il potere della censura, e la sua vita grigia fatta di privazioni per ottenere una civiltà con cittadini che avessero tutti le stesse opportunità e gli stessi privilegi. Questa caratteristica del film fece molto clamore soprattutto perché il film venne realizzato durante l’inizio della guerra in Europa, con i Nazisti che invasero la Polonia il mese successivo. I compagni russi Buljanoff, Kopalski e Razinin nel film sono ritratti come delle tipiche figure da commedia stereotipate che iniziano pian piano a convertirsi al sistema capitalistico. Quando il film venne realizzato, fu bandito dall’Unione Sovietica. La trama è molto semplice. Inviata a Parigi per controllare l’operato di tre compagni, una rigida commissaria sovietica scopre i piaceri della vita grazie all’aiuto di un affascinante aristocratico che si è innamorato di lei. Lo slogan di lancio del film fu: “Garbo laughs!”, cioè “La Garbo ride!”. E in effetti Greta Garbo nei panni della comunista Ninotchka ride e anche molto nel film, perchè queste risate sono il risultato del cambiamento del personaggio nel corso della storia. All’inizio del film Lubitsch ci mostra subito la sua personale presa in giro dei modi di vivere bolscevichi. I tre compagni russi che poi Ninotchka verrà chiamata a sorvegliare decidono, più per piacere che per dovere come vorrebbero far credere, di alloggiare in un lussuoso albergo parigino invece che in un alberguccio di provincia più adatto ai gusti semplici del proletariato. La scusa da loro adottata per poter alloggiare nella Camera Reale, la suite più lussuosa dell’albergo, è la presenza all’interno di essa di una cassaforte che permetterà loro di riporre in tutta sicurezza i gioielli di un Granduchessa trafugati dal Governo russo e che devono vendere per il bene del popolo. Ma il fascino del lusso fa brutti scherzi e i tre, quasi senza accorgersene, vengono soggiogati dal denaro e dalla bella vita e si trasformano di colpo in capitalisti. Una significativa scena ci mostra infatti un attaccapanni con all’inizio i tre colbacchi dei compagni che si trasformano poi in tre cilindri, chiara allusione alla contrapposizione fra il mondo comunista e quello capitalista. E’ a questo punto, quando ormai la situazione sembra irreparabile, che Ninotchka viene inviata a Parigi per far rigare dritto i tre compagni corrotti dalla civiltà occidentale. La scena successiva alla stazione, quando i tre si recano a dare il benvenuto al compagno commissario da Mosca, è una delle migliori del film. E’ in questa scena che Lubitsch fa un piccolo riferimento a quello che, nel momento in cui film fu girato, era il vero nemico del mondo civilizzato e cioè il nazismo. E infatti alla stazione i tre compagni bolscevichi vedono un uomo che secondo loro potrebbe essere il loro compagno commissario e uno dice all’altro: “Dev’essere quello”. L’altro risponde: “Sì, sembra uno dei nostri”. Ma all’improvviso il suddetto signore si avvicina a una donna e i due si salutano alzando il braccio e pronunciando l’eloquente frase: “Heil Hitler!”. E’ allora che uno dei compagni dice: “No, non è lui, decisamente non è lui”. Dopo questa simpatica scenetta fa la sua comparsa in scena Greta Garbo nei panni della rigida Ninotchka che mostra fin da subito la sua ottusità comunista e la sua eccessiva preoccupazione per il benessere del popolo russo anziché per sé stessa. Già la battuta iniziale che fa al facchino che vorrebbe portarle le valigie è tutta un programma. Gli dice infatti: “Il facchino non è un mestiere, è un’ingiustizia sociale”, e il facchino, molto argutamente, risponde: “Bè, dipende dalla mancia.” Poi, arrivata nel famoso albergo di lusso e nella Camera Reale chiede ai tre compagni quale sia la sua parte di stanza ma, anche se loro le spiegano che a Parigi non è come in Russia dove il popolo deve dividersi le stanze disponibili, lei trova che tutto quel lusso sia uno spreco per una sola persona e afferma che con il prezzo di quella camera potrebbe benissimo comprare ben sette vacche per il suo popolo. Più tardi il fascino della società capitalista, ormai instauratosi nell’animo dei tre compagni, viene mostrato a Ninotchka in tutta la sua efficienza. Ninotchka chiede infatti delle sigarette, uno dei compagni telefona per ordinarle e poi si rivolge alla commissaria dicendo: “Telefoni e ti portano quello che vuoi: è il sistema capitalistico!”. Anche quando Ninotchka incontra l’amore sembra ancora arroccata nella sua rigida corazza di ghiaccio e infatti, parlando con il suo spasimante, il Conte Leone (Melvyn Douglas), si esprime con frasi che sono tutto tranne romantiche, del tipo: “Sono una rotella nell’ingranaggio dell’evoluzione”. Ma è da questo momento in poi che Ninotchka inizierà a guardare al mondo con altri occhi e soprattutto dopo la sequenza alla trattoria degli operai quando scoppierà a ridere alle storielle buffe raccontate da Leone e nel vederlo cadere a terra rovinosamente dalla sua sedia. D’ora in poi i due diversi mondi, quello capitalista di Leone e quello comunista di Ninotchka, cominceranno a mescolarsi e a combinarsi fra loro. Leone diventerà meno capitalista e inizierà a vedere il mondo anche con una piccola ottica comunista. Inizierà infatti a rifarsi il letto anziché delegare il compito al suo maggiordomo e leggerà “Il Capitale” di Marx. Mentre Ninotchka scoprirà le gioie della vita capitalistica e rinnegherà la grettezza della vita comunista. Inizierà finalmente a ridere, indosserà il cappellino alla moda che prima criticava tanto, prenderà il taxi e berrà champagne. Potenza dell’amore. Il tutto si completerà naturalmente con il migliore dei lieto fine. La cosa divertente è che l’attore protagonista del film, Melvyn Douglas, che sullo schermo si innamora della comunista Greta Garbo, in realtà fu sempre un fanatico anticomunista nella vita reale. Nel 1947 fu infatti fondatore, insieme allo sceneggiatore Philip Dunne e altri, dell’associazione “Americans for Democratic Action”, che aveva come scopo quello di respingere qualsiasi associazione con i comunisti o con i loro simpatizzanti americani, così come qualunque associazione fascista. Lui stesso una volta affermò: “Una volta Lionel Stander mi tenne alzato fino all’alba per convincermi a comprare la sua marca di marxismo russo e ad iscrivermi al Partito Comunista americano. Ma io tenni duro. Avevo sempre condannato i sistemi totalitari e nei miei discorsi emergevano continuamente riferimenti critici all’Unione Sovietica”.

28/04/2003

 
Stop frame:
– SPOILER –
la scena alla trattoria degli operai con Melvyn Douglas che cade dalla sedia e Greta Garbo che scoppia irrefrenabilmente a ridere

Like this Article? Share it!