Cinemorfina, per drogati di cinema

Per grazia ricevuta


 
PER GRAZIA RICEVUTA

di Marco Cherubini

Regia: Nino Manfredi
Produzione, anno: Italia, 1971
Genere: Commedia
Durata: 122′
Cast: Nino Manfredi, Lionel Stander, Mariangela Melato
Voto:

Pare che Nino Manfredi, quando ebbe la prima intuizione di questo film, abbia detto a chi gli stava accanto, all’incirca: “Voglio descrivere la storia di uno, che, se incontra Dio, gli dà un calcio nel sedere”. Primo lungometraggio di Manfredi come regista, il film adopera lo strumento del flashback per descrivere gran parte della vita del protagonista.
Un bambino, che vive in una piccola comunità agricola, piena più di idolatria che di fede, e ricca soprattutto di superstizioni, viene condotto fin dall’infanzia ad un rapporto sbagliato con la spiritualità e la religione. Solo perché molto vivace, gli viene inculcato un profondo senso del peccato, letto principalmente nell’ambito della sessualità.
Scappato via di chiesa il giorno della Prima Comunione perché, riconoscendosi disobbediente e cattivo, si sente soffocare dall’ostia, precipita in un dirupo. Ne esce miracolosamente illeso, e da quel momento la gente grida al miracolo. Per questo, viene chiuso in un convento di frati, in attesa di una definitiva chiamata da Dio, di una vocazione che non giungerà mai. Ormai fuori dal convento, seguono, nell’età adulta, i richiami del sesso e del mondo, ma ormai il protagonista è solo un “non inserito”, un disadattato, che si sentirà, fino alla fine, soffocato dal senso del divino, e si considererà, verrebbe da dire a torto o a ragione, un “perseguitato dalla grazia di Dio”.
Film atipico e straordinario, rappresenta una delle più alte prove interpretative di un attore, Manfredi, che ha spesso inteso ricoprire, anche nella comicità, ruoli impegnativi, riflessivi, introspettivi.
Non è facile cercare di rendere una idea esatta di un così bel film (che ha anche dei momenti ferocemente ironici) a chi non ha avuto la fortuna di vederlo. E chi non ha avuto questa fortuna, dovrebbe rimediare. Da segnalare anche l’ottima sottolineatura al film delle musiche di Guido e Maurizio de Angelis.

 
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