Cinemorfina, per drogati di cinema

Polemica agli oscar 2002 – Speciale


Oscar 2002: piccola polemica personale

di Francesca Colantoni

I membri dell’Academy non si sono smentiti neanche quest’anno compiendo ingiustizie a catena e lasciandosi influenzare dal trend del momento. Partiamo con i premi per il miglior attore e la migliore attrice. Hanno fatto vincere Denzel Washington e Halle Berry, bravi attori di colore, solo perche’ ultimamente era fiorita la polemica sul fatto che gli attori di colore hanno vinto pochissimi Oscar. In tutto mi sembra che siano circa 5, compresi il primo di Washington, quello di Sidney Poitier e quello della Mamy di Via col vento. Un altro elemento a favore dei neri e’ stato la spinta dell’Oscar alla carriera a Sidney Poitier. Ma non sono secondo me due motivi validi per far vincere un Oscar cosi’ importante a due attori. Denzel Washington e’ un bravo attore, ma non cosi’ bravo, a mio parere, come lo straordinario Russel Crowe di A beautiful mind che quest’anno, a differenza della vittoria dell’anno scorso, si meritava veramente il premio per la sua splendida recitazione dissociata. Quanto a Halle Berry, e’ bravina, ma certo non raggiunge con Monster’s ball la bravura della divina Nicole Kidman, ingiustamente snobbata nel suo anno di stato di grazia con lo splendido Moulin Rouge. Al limite, se proprio non volevano far vincere Russel Crowe, potevano premiare il bravissimo Tom Wilkinson di In the bedroom. Per me vincere due Oscar cosi’, solo perche’ hanno voluto premiare per forza i neri, e’ di per se’ un’umiliazione per gli stessi vincitori oltre che uno sgarbo gratuito ai perdenti. Per lo meno i miglior non protagonisti li hanno scelti bene, avendo premiato i meritevoli Jim Broadbent e Jennifer Connelly. Altra ingiustizia e’ stata quella del premio al miglior film dell’anno andato a A beautiful mind che e’ un film reso bello unicamente dalle splendide interpretazioni di Crowe e della Connelly, ma per il resto insufficiente per come e’ stata affrontata la storia in modo troppo holliwoodiano e lineare. Era l’unico film tra le nomination a non meritare il premio. Ma si sa che Oscar vuol dire Holliwood e quindi, dopo aver stupito con l’Oscar alla coppia Wahington-Berry, non potevano permettersi scandalizzare ulteriormente scegliendo il film di Altman [notoriamente al di fuori dei canoni holliwoodiani] o Moulin Rouge [troppo stravagante per essere holliwoodiano e di un regista australiano per di piu’] ne’ tantomeno Il signore degli anelli non solo perche’ il suo regista Peter Jackson e’ australiano anche lui e si e’ dichiarato totalmente contrario alla logica holliwoodiana [avendo preferito girare il suo film in Nuova Zelanda] ma anche perche’ e’ un fantasy cioe’ un genere difficile cosi’ come il musical di Moulin Rouge. Inoltre quest’anno si e’ visto che Australia e Holliwood sono due cose diverse, basta pensare, oltre che a Jackson e Luhrmann, anche i mancati premi agli australiani Crowe e Kidman a favore invece degli americanissimi Washington e Berry. Altrettanto dicasi del premio per la miglior regia andato a Ron Howard, regista sempliciotto e di film blockbuster e di cassetta [tipo, per dirne solo uno, Cuori ribelli] di A beutiful mind. L’Oscar sarebbe dovuto andare a Jackson [anche per l’enorme fatica compiuta a girare un film titanico come Il signore degli anelli e il coraggio che ha avuto ad affrontare questo testo difficile da realizzare sul grande schermo] o al grande Altman [Gosford Park e’ uno dei suoi capolavori]. Anche il premio per la miglior sceneggiatura non originale e’ andato al film di Howard, snobbando in modo davvero sconvolgente la bella scenggiatura de Il signore degli anelli, che tra l’altro e’ davvero fatta molto bene per la mole del libro e la sua complessita’ [io sono una di quelle che ha letto il libro e che e’ un’ estimatrice di Tolkien e posso dirvi che il film e’ molto fedele al romanzo e riporta perfino le stesse battute identiche]. E’ comunque uno scandalo che il film di Jackson sia stato premiato solo nelle categorie tecniche. Altrettanto scandaloso e’ l’Oscar andato a No man’s land per il miglior film straniero che rientra perfettamente nella logica americana post 11 settembre. Il film e’ valido ma non tanto da ricevere un Golden Globe e un Oscar. Oltretutto snobbando completamente lo stupendo Il favoloso mondo di Amelie di Jean Pierre Jeunet, che avrebbe meritato entrambi i premi e invece e’ stato completamente ignorato. Chiunque l’abbia visto si e’ sicuramente reso conto che si tratta di un piccolo capolavoro. Ma Holliywood non ama la Francia come gia’ ha dimostrato in passato [basta vedere la faticaccia che ha dovuto fare Truffaut per vincere]. Per ora finisco la polemica. Aspetto per vedere domani sul giornale chi ha vinto nelle altre categorie.
Termino dicendo che gli Oscar si stanno confermando in questi ultimi anni come una premiazione all’insegna del ridicolo. Cosa deve fare, cavolo, Nicole Kidman dopo le due stupende interpretazioni di Moulin Rouge e The Others per vincere un maledetto Oscar? I salti mortali? Si e’ comportata da vera signora alzandosi in piedi ad applaudire la Berry che riceveva il premio che sarebbe dovuto andare a lei. Qualunque altra se ne sarebbe andata via sbattendo la porta. Per non parlare poi degli esclusi dalle nomination. Meritavano la nomination il bravo Gene Hackman de I Tannenbaum, il bravissimo Billy Bob Thornton de L’uomo che non c’era, e tra i registi il bravissimo Baz Luhrmann di Moulin Rouge. Ma e’ meglio lasciar perdere. La storia degli oscar e’ piena di queste ingiustizie. Ricordate l’esclusione di Jim Carrey di Truman Show tra i nominati e la mancata considerazione de L’eta’ dell’innocenza di Scorsese? Per non citarne altri. Se va avanti cosi’ non credo che la manifestazione possa migliorare in futuro.
Naturalmente si tratta solo di opinioni personali.

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