Cinemorfina, per drogati di cinema

PRIMA DAMMI UN BACIO di Francesca Colantoni


 
PRIMA DAMMI UN BACIO

di Francesca Colantoni

Regia: Ambrogio Lo Giudice
Produzione, anno: Italia, 2003
Genere: drammatico
Durata: 1 h e 30′
Cast: Luca Zingaretti, Stefania Rocca, Marco Cocci, Fiorella Mannoia
Voto: Apri la legenda

“Prima dammi un bacio” è l’opera prima di Ambrogio Lo Giudice e questo elemento è fin da subito chiaro agli occhi dello spettatore. Il film inizia bene, poeticamente e senza retorica, per poi proseguire fra incertezze, salti temporali poco riusciti e sostenuto solo dalla bravura di Luca Zingaretti, in un ruolo che dovrebbe essere secondario sul copione ma che risulta alla fine quello dominante. La trama del film è incentrata sul romanticismo e sul tema del destino che guida le nostre scelte in amore. 
Siamo nella campagna attorno a Bologna. Il 16 aprile del 1927 nascono nella stessa casa e nello stesso momento Adele e Marcello. Da allora i due bambini diventano inseparabili. Il loro migliore amico è il chierichetto Loris, di qualche anno maggiore. Quando la famiglia di Adele si appresta a partire per Roma i due ragazzini celebrano un finto matrimonio con Loris come sacerdote e si scambiano due anelli di gomma promettendosi a vicenda di amarsi l’un l’altro per tutta la vita. Le immagini iniziano quindi a raccontare l’adolescenza dei due ragazzi durante la guerra e poi il loro rincontro nell’età adulta, quando Adele (Stefania Rocca) è diventata maestra e è rimasta incinta di un giornalista irlandese che poi diventerà suo marito, Marcello (Marco Cocci) è un donnaiolo che studia per diventare avvocato, e Loris (Luca Zingaretti) è diventato parroco. Se la trama di fondo è alquanto inconsistente e prevedibile (soprattutto il lieto fine alquanto scontato e melenso), lo sono altrettanto i salti temporali che il film ci mostra in diversi fasi della storia. Non solo i ragazzini scelti per la parte dei protagonisti da giovani non c’entrano nulla con gli attori che li interpreteranno poi da adulti, ma gli stessi protagonisti sembrano non cambiare affatto col passare degli anni. Così troviamo Adele nel 1970 (all’età di 43 anni) così com’era agli inizi degli anni ’50 quando ne aveva venti, nonostante abbia avuto nel frattempo una figlia, ora adolescente (che sembra più che altro sua sorella!). La stessa cosa dicasi per Marcello che sembra aver fatto un patto col diavolo per rimanere giovane. Inoltre l’affresco storico rimane un elemento di fondo, i protagonisti sono alle prese prima con la guerra (e Adele anche con il problema di un fidanzatino ebreo che poi scompare. Tema poco approfondito e fugace), poi con le convenzioni della società degli anni ’50 (Adele rimane incinta in un’epoca in cui questo tipo di problemi si risolveva solo con un matrimonio riparatore) e infine con gli anni ’70 e l’epoca delle contestazioni e del divorzio; tutto trattato in maniera molto semplicistica e come puro sfondo nella vita dei tre personaggi. I dialoghi sono poco credibili, a volte ridondanti e alcune scene anche imbarazzanti. Pare che Marcello sia l’oggetto del desiderio di ogni donna che incontra e, francamente, la storia della figlia schizofrenica di una cliente che diventa la sua amante e che lo porterà poi a fuggire per rifarsi una vita miracolosamente fra mille difficoltà niente affatto chiarite o spiegate, fa acqua da tutte le parti.
In conclusione sono pochi i punti a favore di questo film. La fotografia con le belle immagini della campagna nei dintorni di Bologna, le coinvolgenti musiche di Lucio Dalla, Stefania Rocca, che riesce come al suo solito a dare una buona prova di recitazione e, soprattutto, Luca Zingaretti, davvero sprecato nel nostro cinema privo di fantasia e di idee. La sua interpretazione di Loris è molto buona e lui dimostra ancora una volta il suo talento anche nel passare da un dialetto all’altro (che sia il siciliano del Commissario Montalbano o il bolognese del parroco Loris). “Prima dammi un bacio” è un film che non lascia emozioni, senza grandi meriti (nonostante sia stato definito “film d’interesse nazionale”). Un film tranquillo che non lascia nulla nella mente e nel cuore dello spettatore, nonostante la storia interessante che all’inizio sembrava originale, ma che non è stata in seguito trattata adeguatamente e sviluppata in base alle sue potenzialità.

09/11/2003

 

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