Cinemorfina, per drogati di cinema

RED DRAGON di Luca Cerquatelli


 
RED DRAGON

di Luca Cerquatelli

Regia: Brett Ratner
Produzione, anno: USA , 2002
Genere: Thriller
Durata: 125 ‘
Cast: Anthony Hopkins, Edward Norton, Ralph Fiennes, Emily Watson, Harvey Keitel, Mary-Louise Parker, Philip Seymour Hoffman
Voto:

L’agente Will Graham, ritiratosi dall’FBI dopo aver catturato Hannibal Lecter, il serial killer più pericoloso del secolo, viene richiamato in servizio da un suo ex-collega per aiutarlo nelle indagini su un maniaco responsabile di una serie di efferati omicidi. L’agente Graham sarà costretto a chiedere la collaborazione di Lecter per fermare lo spietato assassino, mettendo a rischio la sua incolumità e salute mentale.
Terzo capitolo della serie dedicata ad “Hannibal the cannibal”, e secondo adattamento del romanzo “Red Dragon” di Thomas Harris (il primo era stato “Manhunter”, 1986), il film è il prequel de “Il silenzio degli innocenti”, di cui clona l’intero impianto narrativo (lo sceneggiatore è sempre lo stesso, Ted Tally) senza però neanche avvicinarsi al grande thriller di Jonathan Demme che nel ’91 lasciò veramente il segno.
Carente fin da subito di idee originali, questo film non ci esalta neanche sul piano dell’interpretazione, nonostante un sontuoso cast dove spiccano per la loro prova Ralph Fiennes ed Emily Watson, ma deludono Edward Norton (visibilmente non in ruolo) e Hopkins, che non sa dare al suo personaggio niente di più che la solita, anche se straordinaria, espressione di folle lucidità. La regia scorre fredda e senza intoppi, contornata qua e là da alcune piccole trovate che dovrebbero spaventare lo spettatore, ma è la tensione emotiva che la pellicola non riesce a trasmettere. Dopo un bell’antefatto che ci mostra la cattura di Lecter e ci introduce nella psicologia dell’agente Graham, il film prende la strada già battuta dal primo capitolo, e si perde nel vano tentativo di rievocarne il fascino e la suspance. A peggiorare l’opera c’è anche una forte incompletezza dei personaggi, primo su tutti il maniaco di turno Francis Dolarhyde, che agisce con motivazioni che rimarranno inspiegate. Da segnalare alcune citazioni (che sembrano più dei “copiaticci”) a “Psyco” e “Profondo Rosso”.
Un film, dunque, che non aggiunge niente al filone dedicato al “buon dottore”, anche se di gran lunga più riuscito del sequel “Hannibal” che a mio avviso sfiorava il ridicolo.
Aveva fatto bene Jodie Foster a chiamarsi fuori già dal primo sequel, dichiarando di ritenere il suo personaggio “cinematograficamente esaurito”, un bell’esempio di professionalità in mezzo a tanto riciclaggio.

04/11/2002

 
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