Cinemorfina, per drogati di cinema

RESIDENT EVIL: APOCALYPSE –


 
RESIDENT EVIL: APOCALYPSE

di Giacomo Calzoni

Regia: Alexander Witt
Produzione, anno: Canada, GB, 2004
Genere: Azione
Durata: 97′
Cast: Milla Jovovich, Sienna Guillory, Oder Fehr
Voto: Apri la legendaApri la legendaApri la legenda

Dopo la fuoriuscita del virus T dall’alveare, l’intera Raccoon City è devastata dagli zombi: mentre la Umbrella Corporation tenta di circoscrivere l’epidemia (e di insabbiare il tutto), ritroviamo la sopravvissuta Alice – più nuovi compagni di sventura – nel tentativo di lasciare la città prima che sia troppo tardi.

Cosa si aspetta lo spettatore da un film come Apocalypse? Certamente non un horror, d’accordo, nè un’opera dalla sceneggiatura troppo raffinata, ma almeno è lecito chiedere qualcosa di più che una tremenda dimostrazione di stupidità come questa: tutto il film infatti non è altro che una piattissima novelization del videogioco, con uno script dai risvolti illogici e sempre forzati che piacerà solamente a coloro che hanno già deciso a priori di divertirsi – i videogiocatori incalliti, appunto. A voler elencare tutti gli aspetti più beceri si rischia di fare notte: prendete la scena dell’ingresso di Jill Valentine alla stazione di polizia, per esempio, o quella della moto in chiesa, o quella del gas nelle cucine, o il combattimento a suon di cazzotti tra Milla Jovovich e Nemesis; tutte sequenze ridicole ai massimi livelli, che sembrano strappate di peso dai filmati del videogame. Come ci si può appassionare (o perlomeno divertire) con cinema così? Come si può resistere alla voglia di sbattere la testa sulla poltroncina davanti quando un personaggio (il solito comprimario buffone di colore), intimorito dinanzi al bestione Nemesis, si colpisce il petto con il pugno esclamando “respect!”? Se poi si aggiunge che la creatura sopracitata altro non è che un costume di gomma con le zeppe ai piedi, e che non intimorisce neanche un bambino di cinque anni, allora si capisce tutto: il film doveva chiamarsi Ali G vs Frankestein. Il regista Alexander Witt ha alle spalle una dignitosa carriera come direttore della seconda unità, e si vede: sembra a suo agio solo quando si trova alle prese coi botti e le esplosioni, mentre per tutte le altre sequenze d’azione si affida al montaggio da videoclip. Morale: trasmette sì il senso di confusione, ma non si capisce un accidente di quello che succede. Se non fosse per il ritmo veloce e l’assoluta mancanza di pretese (parlare di “onestà intellettuale” sarebbe eccessivo, perché di “intellettuale” qua ci sono solo gli occhialetti rotondi dello scienziato sulla sedia a rotelle), Resident Evil: Apocalypse rappresenterebbe lo scult dell’anno. Ma anche così com’è fa la sua (brutta) figura.

20-11-2004

 

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