Cinemorfina, per drogati di cinema

ROCCO E I SUOI FRATELLI –


 
ROCCO E I SUOI FRATELLI

di Marco Cherubini

Regia: Luchino Visconti
Produzione, anno: Italia-Francia, 1960
Genere: Drammatico
Durata: 170′
Cast: Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, Roger Hanin, Katina Paxinou
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La famiglia Parondi, madre da poco vedova e quattro figli maschi, quasi tutti già grandi, lascia la Lucania e la miseria per stabilirsi a Milano, dove un quinto figlio della donna, Vincenzo, il maggiore, ha sì e no di che sbarcare il lunario. Gli inizi nella metropoli sono subito durissimi: la famiglia di Vincenzo sopraggiunge proprio a guastare il suo fidanzamento con Ginetta (Claudia Cardinale), figlia di emigranti già inseritisi. I Parondi sono costretti ad affittare uno scantinato nei sobborghi, sapendo già che non potranno pagare l’affitto che per poco tempo, ambendo allo status di “sfrattati” per poter ottenere, entro alcuni mesi, un alloggio sicuro.
Vincenzo ha un discreto passato da pugile, e grazie a ciò riesce ad istradare due dei suoi fratelli, Simone (Renato Salvatori) e Rocco (Alain Delon) nella stessa disciplina. I ragazzi voglion tutti molto bene alla madre, che ne dispone interamente, e sono tutti molto uniti e volenterosi; e Milano può certo parere una città generosa di occasioni, per chi voglia guadagnarsi pane e companatico, giorno dopo giorno. Da spalatori di neve occasionali, via via, Simone ottiene buoni risultati sul ring, Rocco diventa commesso in una lavanderia, Ciro, il penultimo, con le scuole serali diviene presto operaio specializzato. E, giorno dopo giorno, la miseria allenta la presa sulla famiglia.
Ma Milano è una città che cambia chi non v’è nato; ed il cambiamento più vistoso comincia a manifestarsi proprio nel secondogenito, Simone, che si innamora di una Prostituta, Nadia (una fantastica Annie Girardot) ed inizia a mostrarsi scostante sul quadrato ed in casa, fino ad incappare in un brutto giro di debiti e cattive frequentazioni.
Nadia lo molla e scompare. La ritroveremo tempi dopo; anzi sarà lei, uscita di prigione, a ritrovare Rocco, che presta servizio militare nei pressi di Milano. I due si innamoreranno. Rocco vede e stimola in lei la sua parte migliore, e Nadia, che ha molto sofferto, e che ha imparato purtroppo a trasmettere la sua sofferenza agli altri, decide per amore (vero) di tentare una vita nuova. Ma Simone lo viene a sapere; Rocco ignora che il fratello la ami ancora. I due fratelli, uno allo sbando, l’altro in ascesa, amano la stessa donna; lo scontro sarà inevitabile e durissimo, e porrà le basi per gli ulteriori sviluppi di questa storia.

Luchino Visconti si prende, per questo (lungo) film, tutto il tempo necessario per la sua narrazione, per mostrarci, uno per uno, quasi in soggettiva, Rocco ed i suoi fratelli, appunto, la storia di ciascuno e di tutta la famiglia, perché di UNA famiglia si tratta, una famiglia povera ed unita nella miseria, e che tenta di rimanere unita anche di fronte alle pressioni che il nuovo stile di vita cui l’emigrazione la ha repentinamente costretta, sa imporre. Assai spesso la pellicola raggiunge punti di notevole drammaticità, e la mescolanza di momenti sereni e difficili aggiunge sapore al dramma che ineluttabilmente andrà a compiersi.
Tutti gli attori riescono a raggiungere un elevato spessore espressivo; il regista, forte del romanzo ispiratore (Il ponte della Ghisolfa, di Giovanni Testori) e di un gruppo di ottimi sceneggiatori, trae il meglio da ciascuno di essi, anche da quelli, eccellenti, cui è toccata in sorte la brutta qualifica di “comprimari” (Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Roger Hanin). Eccezionale la recitazione (qualcuno potrebbe dire, poco carinamente, “miracolosa”) di Delon e Salvatori; ricchissimo di sfaccettature il personaggio della prostituta-Girardot, autentica protagonista femminile (e assoluta ?) dell’opera.
Il film è parcellizzato in numerosi episodi, scanditi dal passar del tempo, eppure è vigorosamente unitario; è stato definito melodrammatico, e fin troppo ricco di scene madri. E’ così, eppure il risultato è assai rimarchevole. Visconti, come un abile cantastorie popolare, tinge qua e là di poesia questo affresco di vita fatto di dura lotta per l’esistenza, e di reciproco sostegno, di speranze e di pianto per un destino amaro, forse già scritto.
Altro protagonista del film, il ring, che attira sin dall’inizio i ragazzi, che nulla di materiale, tranne la forza delle loro braccia, posseggono al principio, e che come la città stessa, è pronto a dar tanto solo ai migliori e ad i più costanti; e che, come la Milano qui raffigurata, ribadiamo, cambia le persone.
Il regista, a causa della crudezza e dell’allusività di certe situazioni, ebbe tra l’altro numerosi problemi con la censura, che peraltro perdurarono, con un divieto per i minori di 18 anni, fino al 1969, quando la pellicola fu “emendata” con una serie di tagli. Musiche (in punta di piedi) di Nino Rota , fotografia (che resta impressa) di Giuseppe Rotunno.

25/06/03

 
Stop frame:
– SPOILER –
Una delle scene più forti è senz’altro la violenza subita da Nadia da parte di Simone, e lo scontro frontale fra lui e Rocco.

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