Cinemorfina, per drogati di cinema

Seven

Luca 18 aprile 2016 Recensioni Nessun commento su Seven


 
SEVEN
(Se7en )

di Marco Cherubini

Regia: David Fincher
Produzione, anno: USA, 1995
Genere: Poliziesco
Durata: 127′
Cast: Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow
Voto:

Cosa c’è di più banale della storia di due poliziotti, uno bianco ed uno di colore (Brad Pitt e Morgan Freeman), all’inizio in contrasto tra di loro, che si trovano assieme a dare la caccia ad uno spietato serial killer, autore di efferati delitti ? Inutile anche dire che il giovane bianco, superficiale e nevrotico, ed il saggio, riflessivo ed acculturato nero, nel corso di questa storia si troveranno, per così dire, a fare amicizia ed a maturare entrambi.
Niente di più banale, si diceva. Eppure il regista, David Fincher (grazie ad un’ottima sceneggiatura), riesce a trarre da queste due righe, appartenenti ad un soggetto tanto stereotipato, un film eccezionale, oggigiorno un vero e proprio “cult movie”, che ha dato peraltro il destro a numerosissimi (ed in genere infimi) epigoni.
Della storia resta poco da dire: il serial killer vuole eliminare sette persone comuni che incarnino, a parer suo, ciascuno dei sette peccati capitali; e sin dall’inizio sembra riuscirvi… il resto è tutto da vedere.
In Seven è raffigurata una società che vorremmo essere immaginaria, per quanto appare dominata dalla violenza; sconvolge soprattutto la normalità con cui è rappresentata tale violenza, l’indifferenza che quasi tutti le rivolgono, nella vita di ogni giorno. Vi si presenta una società in cui mettere al mondo una vita non è la cosa più bella del mondo, ma una scelta che richiede un coraggio superiore; una società in cui si viene pugnalati agli occhi da un rapinatore di passaggio mentre si porta fuori il cane. In questa società, un tale John Doe, paradigma per eccellenza dell’uomo comune, del “Signor Nessuno”, inanella un atroce delitto dopo l’altro, mostrandosi, in questo sì, decisamente fuori dal comune, imprevedibile, inafferrabile, demoniaco. Ma egli non è un demonio: è un uomo qualunque, e precisamente lui e la sua opera sono il frutto, o meglio, la “summa” del clima violento a cui tutta la città si è assuefatta.
Al di là dei messaggi e delle chiavi di lettura del racconto, e dell’atmosfera non certo rilassata, che cattura molto efficacemente lo spettatore, resta, ed è la parte più godibile della pellicola, la pura suspense, il turbinio dei continui colpi di scena, il perfetto mix di dialoghi ed azione (indimenticabile la scena dell’inseguimento per le vie della città). Alcune scene sono forti, certo; mai però gratuite, ma sempre funzionali al messaggio che si vuole dare. Un film che può non piacere, ma che obbligatoriamente coinvolge, e che fa iniziare a riflettere dopo l’ultimo fotogramma.

 
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