Cinemorfina, per drogati di cinema

SEX IS COMMEDY di Gianni E. Palmieri


 
SEX IS COMMEDY

di Gianni Esposito Palmieri

Regia: Catherine Breillat
Produzione, anno: USA, 2002
Genere: Commedia
Durata: 92′
Cast: Anne Parillaud, Grégoire Colin, Roxane Mesquida, Ashley Wanninger, Dominique Colladant
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Sono più di cento anni che esiste questo mondo magico che si chiama cinema, e una cosa spesso mi sono domandato: come fosse possibile per quel tipo di autori che desiderano rinnovarsi, rinnovando il cinema che cosa si sarebbero inventati per proseguire questa splendida tradizione estetica che nasceva con le cosiddette “avanguardie storiche”, i signori “inventori” della rivoluzione pittorica vedi Marcel Duchamp, Léger, il nostro Veronese, che incuriositi da questo nuovo strumento (la cellulosa, il fotogramma, il quadro che diventa pittura animata che infine si traduce in movimento puro) e che si mettono a fare il loro di cinema, e non sono pochi che considerano l’origine del cinema in tutti i sensi … queste sperimentazioni astratte-concettuali. Ora questo per arrivare a parlare di un film come “Sex is commedy”, l’ultimo lavoro di Catherine Breillat, regista francese che si era fatta notare con due film “quasi” scandalo come Romance e A mia sorella. Come dicevamo il cinema le ha provate di tutte, dopo le prime sperimentazioni (a arte) sembra essersi fermato sulla dimensione “classica” di una struttura narrativa convenzionale (la storia, il racconto), sì con tutte le sue sfaccettature, e talvolta c’imbattiamo con qualche eclettismo formale-concettuale, che tenta di riprendere (probabilmente) inconsciamente quella tradizione di cui parlavamo di sopra (le avanguardie storiche). Ma c’era un ultimo ostacolo, tabù – chiamiamolo come vogliamo chiamarlo – che il cinema (di cultura) d’autore ancora non aveva provato o semplicemente trovato il coraggio d’infrangere: la pornografia, la scena di sesso messa a nudo, il coito, insomma la cosa più antica e essenziale del mondo, quella che fa girare il mondo…

Nei film precedenti la Breillat aveva provato a giocare con questo tabù (che poi è natura) senza timore di mostrare delle immagini al limite della pornografia che i più bigotti hanno subito etichettato come volgari… insomma forse questo voler giocare con qualcosa d’intoccabile, io lo vedo come un voler ricominciare a sperimentare delle frontiere ancora inesplorate, nel tentativo di arricchire un poco di più questo mondo cinema (che a dire il vero ultimamente) si rotola su se stesso, film che ripropongono i medesimi modelli rassicuranti alla ricerca del consenso pubblico – strumentalizzato a priori da campagne pubblicitarie martellanti. La Breillant no…non ci sta, e cerca qualcos’altro, vuole analizzare cose da sempre considerate intoccabili nella nostra cultura (alta) del cinema, e il sesso… non puo’ appartenere, soprattutto se messo a nudo in maniera animalesco (anche se noi esseri umani – animali siamo) in cio’ che la critica, gli esperti hanno chiamato settima arte.

Finito il prologo cominciamo a chiacchierare di questo film. La trama brevissimamente (e che molti hanno contestato, forse perché di fatto non c’è una trama, una storia), è quella del rapporto di una regista con i suoi attori, o meglio con due attori esclusi, una ragazza e un ragazzo….e sopratutto con la problematica di ripredere i due in atti intimi, non pornografici…ma il senso è proprio questo.
La Breillat aggiunge una cosa che nella tradizione dei film sul cinema ancora non avevamo trovato: quella di parlare non solo del senso classico visto spesso a cinema: relazione amore-odio tra regista e attori, ma di aggiungere qualcosa in più… parlare del sesso, parlare della moralità di una scena (magari pornografica), e di come la regista voglia-possa-non voglia-non possa fare a meno di scaricare le sue ossessioni su personaggi creati da lei (nella fantasia), ma vissuti da altri esseri umani, che anche se indossano i panni dell’immaginazione, sotto rimangono comunque esseri umani propri.

Tutti si aspettavano un film drammatico, radicale, dalla Breillat, e per questo il film non è piaciuto (io invece l’ho trovato splendido, delicato o sopratutto molto femminile e femminista): la delusione dalle aspettative. Invece la Breillat si presenta con una commedia, una commedia sul senso “reale” dell’essere, del fare, del vivere cinema…e qualcosa i francesi ne sanno di questi temi, ricordateEffetto Notte del signor Truffaut?… e quindi un film del genere puo’ essere commedia e al tempo stesso puo’ non essere commedia, non a caso sex is commedy… come dire sì il sesso è commedia, ma al tempo stesso cosa ci puo’ stare dentro a questa infinita commedia, anche dramma, sentimenti, sensazioni… umori, amori, odi e bellezza…

Un piccolo film che sicuramente passerà inosservato, perché oramai passano osservati solamente le solite (triste) monotone cose.
Un piccolo film, omaggio amore – e odio verso il cinema ma soprattutto omaggio odio, amore…e delicatezza verso gli attori visti da una brava regista.
Spledia l’interpretazione della regista, Anne Parillaud alter ego di Catherine Breillat, anche se Breillat ha sottolineato che l’attrice per quanto doveva interpretare un ruolo così autobiografico ha saputo mostrare una personalità e un gusto che gli erano propri.
Bello anche il ruolo dei due giovani attori (nel film dentro il film) che hanno saputo esprimere quel senso ambigio tra pudore, dignità…e prostituzione tipico del cinema con movenze, sguardi delicati e raffinati.
Forse insieme a Full Frontal il film che ho amato di più quest’anno – visti a cinema.

3-01-2003

 
Stop frame:
– SPOILER –
Prima gli attori non vogliono mettersi nudi… al freddo sdraiati sulla spiaggia. Poi gli attori non vogliono fare il bagno nel mare perché l’acqua è troppo fredda, poi gli attori non vogliono spogliarsi completamente. Insomma questi attori non vogliono fare nulla, ma la regista gli vuol far fare di tutto: perfino il sesso. Gli attori non vogliono baciarsi, e quando bisogna mettere in scena il pene del protagonista ecco che si fa costruire un pene in lattice, e sempre rigido… perché la scena deve durare parecchio e c’è rischio che quel coso lì s’ammoscia. E quì si ride… un casino si ride in questo bordello che è il film, il cinema, nel suo complesso, nel suo amplesso fotogenico. Si ride, si ride parecchio nel film, ma nel finale si grida, e si piange. Si piange di bellezza, la scena più bella è l’abbraccio della regista alla sua attrice, mentre piange la bellezza e la sofferenza dell’amore. Un film poetico per chi la poesia ama cercarla dovunque.

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