Cinemorfina, per drogati di cinema

SIGNS di Francesca Colantoni


 
SIGNS

di Francesca Colantoni

Regia: M. Night Shyamalan
Produzione, anno: USA , 2002
Genere: Thriller
Durata: 146 ‘
Cast: Mel Gibson, Joaquin Phoenix, Rory Culkin, Abigail Breslin
Voto:

Ritrovare la fede nell’impossibile. E’ questo il senso di “Signs”, ultimo film di M. Night Shyamalan, già regista di thriller mozzafiato come “Unbreakable” e soprattutto “Il sesto senso”. Shyamalan si sta dimostrando, film dopo film, un vero maestro nell’utilizzo della tecnica della suspence. Seguendo la lezione impartita dal grande Hitchcock ha capito che per fare un buon thriller non si deve eccedere in scene truculente o sanguinose ma bisogna invece lavorare sulla psicologia umana. Una profonda malinconia, una tristezza non celata accomuna tutti i personaggi del film; alieni nel nostro mondo contro i veri alieni che vengono da lontano. La trama del film é piuttosto semplice. Siamo nel profondo Sud degli Stati Uniti dove l’ex pastore Graham Hess (Mel Gibson) vive in una fattoria isolata con i due figlioletti Morgan (Rory Culkin) e Bo (Abigail Breslin) e il fratello minore Merril (Joaquin Phoenix) dopo aver perso la moglie in seguito ad un tremendo incidente stradale. Una mattina l’intera famiglia scopre nel suo campo di granturco un “crop circle”, uno di quei giganteschi disegni che appaiono inspiegabilmente in zone isolate.

Il film tenta appunto di dare una spiegazione alla comparsa dei “crop circles” e gioca sul dilemma del credere o non credere.Credere in un’ entità superiore, come ha scordato di fare il pastore Graham, credere negli extraterresti senza esitazione, come fa subito Morgan, o credere nelle premonizioni, come quelle della piccola Beau sui bicchieri d’acqua e quelle formulate dalla sua mamma in punto di morte. “Signs” é quindi un film sulla perita della fede e sulla sua riscoperta. Bellissima la fotografia del film e bravo Shyamalan, fin dalla prima scena fatta di inquadrature rasoterra fra le piante di granturco. Bravi anche gli attori, soprattutto Mel Gibson, che ha potuto allontanarsi con questo film dagli ultimi ruoli alquanto patetici della sua carriera, e Joaquin Phoenix, che aveva già dimostrato la sua bravura ne “Il gladiatore”. Anche i due piccoli protagonisti, Rory Culkin e Abigail Breslin, non se la cavano affatto male, aiutati in questo da un regista come Shyamalan molto bravo nel dirigere i bambini, come già visto con Haley Joel Osment ne “Il sesto senso”, anche se comunque i due ragazzini non raggiungono la bravura del loro giovane collega. Ciononostante il film non presenta comunque la stessa qualità del primo film di Shyamalan e ha al suo interno alcune pecche come, ad esempio, la scena in cui Joaquin Phoenix prende a mazzate l’alieno, o l’eccessivo sentimentalismo nel raccontare la perdita della fede di Graham, o ancora la scena lugubre della morte della moglie del pastore.
Da notare, infine, un’esplicito richiamo a un capolavoro del genere, “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock, quando le finestre della casa vengono sprangate dai protagonisti nel tentativo di salvarsi dall’attacco degli alieni. Si tratta di un omaggio che Shyamalan ha voluto fare al suo maestro. Pare che abbia studiato attentamente le inquadrature del film una per una prima di dirigere “Signs”. Inoltre anche Shyamalan, come il grande Hitch, ama apparire nei suoi film anche se come personaggio e non come semplice comparsa. In questo film interpreta infatti l’uomo che causa la morte della moglie di Graham e anche ne “Il sesto senso” interpretava la parte di un medico.

23/10/02

 
Stop frame: la scena iniziale in cui la famiglia scopre il crop circle nel campo di grano e la scena al telegiornale del video del compleanno.

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