Cinemorfina, per drogati di cinema

SPIDER di Gianni E.Palmieri


 
SPIDER

di Gianni E.Palmieri

Regia: David Cronenberg
Produzione, anno: Gran Bretagna, 2002
Genere: Drammatico/Thriller
Durata: 98′
Cast: Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Gabriel Byrne
Voto: Apri la legendaApri la legenda

E’ da parecchio che aspettavo l’ultimo film del regista canadese, e devo dire che l’impressione che ho avuto uscendo dalla sala, è stata quella di non essermi trovato dinnanzi a un film di Cronemberg che ti disorienta, che ti lascia un senso d’inquetudine e angoscia profonda nel di-dentro, ma di aver visto una sorta di film classico, in cui il cerchio nel finale si chiude, e tutto torna. cosa assai insolita per un film di Cronemberg.
Ma a brevissimi tratti passiamo alla storia: Il film si apre con delle inquadrature larghissime, un colore freddo (ma non troppo freddo per un film di questo regista) di M Cleg che scopriamo essere un uomo con dei grossi problemi psichici. Una valigia in mano, un lunghissimo impermeabile e soprattutto un vociferare continuo una sorta di monologo interiore che prende un filo di voce sottile. M Cleg si presenta in una pensione di cura dove altre persone vivono con dei problemi simili al suo. Cleg qui comincia a ricordare il suo passato, e (forse) le cause che lo hanno portato a diventare un essere umano cosi distrutto quale egli e’. Il film quindi si direziona su tre piano separati che di continuo s’incontrano per poi nuovamente abbandonarsi:
– Il presente, M Claig nella pensione.
– Il passato, M Claig bambino, ovvero Spider che vive con una madre che ama alla follia e con un padre che la tradisce o almeno questo sembra dirci la storia raccontata in soggettiva visionaria dallo stesso Claig.
– Il passato che si confonde con la realtà, o meglio l’interpretazione malata della mente che vede passato e presente con gli occhi di Spider bambino e Claig uomo.
E’proprio quest’ultimo binario la parte piu’interessante del film, Claig sta li’ (in campo) e osserva il suo passato con Spider (ovvero egli stesso bambino) mentre assiste al decadimento della sua famiglia.
Si è parlato d’interesse di Cronember nello scrutare la complessità umana in questo film, o meglio dell’impossibilità di trovare un senso a certi meccanismi della follia ,ma a parer mio sta proprio qui’ il limite del film: qui’ tutto si spiega, qui’ Cronemberg non si limita (come sempre ha fatto in tutti i suoi film) a rappresentare senza riuscire/senza voler capire cio’che accade. Qui’ Cronemberg spiega tutto e questo da un regista come lui non ce lo aspettavamo. La regia e’ sempre di un rigore e di un ordine assoluto, soprattutto in termini archietettonici, il gasdotto che sta fuori dalla casa di cura e’ costruito con dei rombi d’ acciaio che ricordano la tela d’ un ragno, ossessione alla quale spider/Claig ricadrà di continuo. L’ azzurro, la freddezza dell’ azzurro riecheggiano in tutto il film, come a voler sottolineare l’asetticità di uno stato d’animo perduto/sperduto.
Guardando questo film ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a un film convenzionale, dove la storia la sua consequenzialità arrivano a una chiarezza, Cronemberg è vero che ci mette parecchio di suo, nel senso che il film viene sviluppato in maniera personale ma e’ proprio la storia, tratta da un racconto che sembra non appartenere a Cronemberg, qui’ non ci troviamo in un’ ossessione che non si puo’ comprendere, e che quindi ci terrorizza, qui ci troviamo quasi dinnanzi a un piccolo saggio di psichiatria, dove lo svelamente del mistero e’cosa troppo banale per un regista che invece ci ha insegnato a farsi amare proprio per il suo rifiuto di non voler comprendere mai nulla, ma che sempre ha rappresentato in termini affascinantemente esasperanti.

15/12/02

 

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