Cinemorfina, per drogati di cinema

Star Wars: Episodio II – Speciale


STAR WARS: EPISODIO II
…e la saga continua…

di Luca Cerquatelli

Un’attesa lunga questa per il secondo episodio di “Guerre Stellari”, che va ben oltre i veloci tre anni trascorsi da “The Phantom Menace” fino a perdersi nel lontano 1983, quando “Il Ritorno dello Jedi” pose fine alla più grande saga cinematografica della storia, commovendoci, divertendoci, ma soprattutto riportandoci ad uno stato atavico di pura gioia ed emozione.
E’ incredibile pensare come George Lucas sia tornato dopo 16 anni (con Episodio I) a cimentarsi nel progetto che gli ha dato praticamente “tutto” con lo stesso entusiasmo e la stessa energia di un tempo. Un’impresa titanica che va ben oltre lo sforzo “cinematografico”, perché quando si parla di Star Wars si parla di mito, di fenomeno, di punto di riferimento, di innovazione, e di un pubblico incalcolabile di fedeli che sfiorano il fanatismo. Il ritorno alla “Sacra Trilogia” (come la definiva il surreale Randal in “Clerks” di Kevin Smith) suona dunque prima di tutto come confronto con un “pubblico totale”, e quindi con la vecchia saga, ormai ibernata nell’olimpo delle opere perfette e irrepetibili. E’ facile allora immaginare l’immane responsabilità (non solo commerciale) che scaturisce dalla ripresa del progetto Star Wars (che come saprete constava di nove episodi, di cui la trilogia iniziata nel ’77 costituiva il nucleo centrale), un impegno di tale portata che a mio avviso trascende il semplice concetto di produzione cinematografica (come è stato invece per la vecchia trilogia) e che può trovare le sue motivazioni solo nella geniale figura del suo creatore, il Lucas filmmaker, il George prodigatore di sogni che si chiude nella sua casetta di campagna con una matita e un block notes per scrivere film, l’uomo che dopo 22 anni decide di tornare dietro la macchina da presa per ridestare la sua antica creatura, il suo vecchio sogno; un ritorno che sa quasi di “questione personale”, di confronto con quell’opera rimasta incompleta che gli ha dato più di quanto chiunque, lui compreso, avesse mai potuto immaginare.
Con “Episodio II – L’attacco dei Cloni” è illuminante constatare come il grande pubblico sia andato al cinema per vedere il secondo prequel del vecchio Star Wars, e non il seguito di Episodio I. Questo ci fa capire molto bene come la vecchia trilogia resti inevitabilmente legata alla nuova, costituendone la fortuna ma al contempo anche un grosso peso difficile da portare.
Nel suo titanico confronto col passato, Lucas ha giocato la carta degli effetti speciali, forte della sua incontrastata Industrial Light + Magic; scelta che però si è rivelata azzeccata a meta, giacché i nuovi episodi impressionano per l’aspetto tecnico ma lasciano a desiderare nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi. Le atmosfere dal sapore mistico-iniziatico dei vecchi episodi passano ora ad un registro più ludico e proprio del cinema d’intrattenimento puro. Ecco allora che si vengono a perdere quei meccanismi emozionali e quella chimica fra i personaggi che tanto ci avevano appassionato nella vecchia trilogia.
Molte sono state le critiche mosse agli attori dei nuovi episodi (specialmente in quest’ultimo) per la fredda recitazione, critiche a mio parere fondate. Nonostante il cast di tutto rispetto, infatti, spesso si ha quasi l’impressione di vedere il vuoto dei blue screen negli occhi dei personaggi, costretti ad interagire, circondati dal nulla, con immaginarie creature digitali. A tal proposito vorrei riportare una vecchia dichiarazione di Frank Oz, il grande Muppet’s man che dette interamente vita al pupazzo di Yoda (allora la computer grafica non lo permetteva) ne “L’Impero Colpisce Ancora” e “Il Ritorno dello Jedi”, sulla convincente interpretazione elargita dal giovane Mark Hamill nei panni di Luke Skywalker:

    “So much of the reason Yoda was successful
is because Mark believed in him and responded to him.
If Mark didn’t respond to him so well,
then the audience wouldn’t have.”

Frank Oz

Parole, queste, che nell’era del cinema digitale fanno sentire più che mai il loro peso, e pongono l’attenzione su un aspetto forse troppo sottovalutato anche da un regista attento come George Lucas.
Ad ogni modo “La Minaccia Fantasma” e “L’attacco dei Cloni” rimangono due capolavori d’indiscutibile fascino e qualità, un egregio mix dei migliori ingredienti dei generi fantascienza e fantasy. Insomma, la saga continua, convergendo inesorabilmente verso il già attesissimo Episodio III, previsto per il 2005, che costituirà il capitolo finale non solo della nuova trilogia, ma dell’intera avventura cinematografica di Guerre Stellari, considerato che la realizzazione dei nove episodi rimarrà con tutta probabilità solo nella mente di Lucas.
Mi auguro che l’importanza oggettiva di quest’ultimo capitolo sarà valorizzata da uno screenplay all’altezza della situazione, da quella speciale magia che appartiene unicamente alla saga di Guerre Stellari e che, ahimè, non percepisco più da molto tempo…

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